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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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21.03.2002 - Così Torino cambia volto, non sarà solo industriale
Non è un maquillage, è una rivoluzione: rasi al suolo i "santuari", le vecchie fabbriche come la Michelin. Il passante ferroviario taglia la città in due: alla fine sarà quasi tutto sotterraneo. Dodici km di binari, tre nuove estazioni. La Torino vista dall'alto di un elicottero è una città che senza frenesia sta cambiando volto. All'interno del suo ordinato, preciso assetto urbanistico sta accogliendo le attese nuove opere strategiche, dal passante ferroviario alla metropolitana, in attesa di quelle legate ai Giochi Olimpici. Un innesto che non stravolge la sua immagine di città quadrata ma che comunque contribuisce a darle un aspetto nuovo. Non è un semplice maquillage: è ben visibile, anche ad alcune centinaia di metri d'altezza, la cancellazione di tante fabbriche, di numerosi stabilimenti dismessi a partire dalla metà degli anni Settanta, inseguito ai primi segnali della crisi industriale. Anche dal punto di vista urbanistico, Torino non è più o non è soltanto una città industriale. Lo si percepisce sorvolando la zona di corso Umbria, una di quelle fette di città che fanno parte della cosiddetta spina ovvero quel nuovo asse che attraversa da nord a sud la città e che sta nascendo dalla copertura del trincerone ferroviario che tagliava in due Torino, con a fianco decine di aree industriali abbandonate. In ogni caso, non una città di macerie, ma una metropoli che guarda al futuro. La zona di corso Umbria è compresa nella «spina 3», che con i suoi 5 milioni di metri quadrati di uecchie fabbriche è la più ricca di ex santuari industriali. Qui, qualche tempo fa, è stata cancellata la presenza della vecchia Michelin. E in quest'area, al posto dell'attuale spianata, ci sarà uno dei tanti interventi di riqualificazione, che va dalla realizzazione di un villaggio olimpico alla costruzione di nuove residenze, ma anche di un ampio parco. Dopo una piccola virata, ecco la lontana area di via Stradella, che al posto della vecchia Cir, ora ospita la Motorola mentre in corso Lombardia, in quella che un tempo veniva definita la zona Fert, ecco ruspe e gru in azione per la creazione del «Multimedia park», uno dei tasselli del polo di ricerca sulle nuove tecnologie: uno dei tanti fiori all'occhiello di eccellenza che Torino in futuro potrà vantare. Come l'Urban centre, il polo dove accogliere imprese di alto livello qualitativo, a fianco di un Politecnico raddoppiato e sistemato nei terreni che per decenni hanno ospitato le officine di riparazione delle Fs. Ma è il passante ferroviario, anche dall'alto, l'opera che in questo momento sta veramente cam- biando l'aspetto di Torino, coprendo più di un secolo di trincee ferroviarie all'aperto e che spaccavano in due la città. La sua impronta sul tessuto urbano è evidente, sia nella parte rea- lizzata da Lingotto a corso Vittorio, sia in quella in corso di realizzazione da corso Inghilterra a corso Principe Oddone. Nel primo tronconesi sta lavorando per attrezzare quel grande viale, a tre corsie per ogni senso di marcia che una volta completato andrà da corso Orbassano fino all'ingresso della strada per Caselle. Una tranche è già stata realizzata (in corso Lione). In corso Inghilterra e in piazza Statuto, ecco le gru del secondo tratto dell'opera (la cui fine è prevista nel 2005), che al termine consegnerà alla città 12 chilometri di nuovi binari, sette stazioni, di cui 3 nuove (Zappata, Porta Susa e Rebaudengo) e un traffico di treni regionali, nazionali e dell'alta velocità che finiranno nelle gallerie sotterrane nei quali viaggeranno 50 milioni di persone all'anno. Dall'alto è sorprendente la trasformazione di piazza Statuto, che sembra sopportare senza difficoltà i lavori del cantiere e il normale traffico, seppur condizionato dalle limitazioni. Ma la vera prova del fuoco sarà fra qualche mese quando arriveranno in piazza i lavori della metropolitana che ben si stagliano, grazie anche alla luminosa gioranta, lungo corso Francia, piazza Bernini, piazza Massaua. Le prime anticipazioni delle settimane scorse in corso Vittorio Emanuele non sembrano aver prodotto disagi. Ma non ci sono soltanto opere ciclopiche nella Torino che cambia pelle. Ecco, in piazzale Valdo Fusi, lavori in corso per la realizzazione di un importante parcheggio sotterraneo da 8OO posti e in superficie una piazza nuova di zecca, con aree verdi e fontane. Dall'alto si scorge l'attività intensa: buon segno dopo le tante polemiche del passato per i ritardi, per i lavori che non andavano avanti. Dopo un contenzioso tra la ditta che si è aggiudicata l'appalto e l'Atm, si sta cercando di recuperare il tempo perduto e arrivare in qualche modo a consegnare il parcheggio fra un anno. Un 'opera, che secondo i progettisti, dovrebbe inserirsi senza traumi nel cuore della Torino storica, che anche dall'alto sembra mantenere il suo profilo di città non caotica, dalla linee ordinate, senza sconfinare nella rigidità. Come sempre, bellissima, specialmente in una giornata così.

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