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12.03.2003 - Dal "mare d'auto" ai luminosi giochi d'acqua
Fontane e luci in una piazza Vittorio che nasconde le auto in un grande parcheggio sotterraneo? Il progetto firmato da Daniel Buren prevede muri d´acqua «a scomparsa», che possono cioè sparire inabissandosi tra i cubetti di porfido, e disegnati in geometrie tali da far convergere lo sguardo sulla Gran Madre. Appena presentata, l´idea che entusiasma la maggioranza di Palazzo civico fa gridare allo scandalo più di un intellettuale. Se tutti non vedono l´ora di allungare lo sguardo su una piazza finalmente libera da un mare di vetture tanto ampio da far pensare «a un supermercato dell´usato», c´è chi sposa con entusiasmo la novità, ma anche chi si preoccupa dell´impatto visivo delle rampe d´accesso e punta il dito contro i giochi d´acqua e di luce, che con la piazza metafisica vicina alle tele di De Chirico hanno ben poco da spartire.

Tilde Giani Gallino, ad esempio, che attraversa la piazza ogni mattina per raggiungere l´Università, non usa mezze misure. «Mi pare un´idea così provinciale! Non c´è la più piccola cittadina della provincia francese che non abbia le sue brave fontane a scomparsa, con le luci la sera e i concerti di musica, ovviamente classica, le cui note sono abbinate al ritmico sollevarsi ed abbassarsi degli spruzzi. Un´idea vecchia e abusata nella provincia francese e svizzera: che tristezza! Torino copiasse almeno Parigi, mi dico, invece di guardare alle piccole città. Già per piazza Castello, quelle tristi fontane da orto domestico mi sono parse la brutta copia di quelle francesi». Certo: «Oggi non è una grande piazza metafisica, è uno spazio che andrebbe liberato al più presto dalle auto». Se la docente aggiunge un appello («Qualcuno tolga quell´orrendo cartellone che copre la Gran Madre, che non è una bella chiesa ma non merita un´offesa tanto brutale»), altri colleghi universitari sono più cauti.

Ecco Roberto Salizzoni, cattedra di estetica: «Non riesco ad immaginar l´impatto finale: bisognerebbe vedere il risultato. Trovo giusto sperimentare, altrementi il rischio è che non si faccia mai nulla. Certo, delle rampe d´accesso prominenti rispetto alla superficie sarebbero un modo di rovinare la piazza». E´ possibile un impatto minimo o uno sbocco sulle vie laterali? Dal fronte del Politecnico, Luigi Bistagnino, coordinatore del corso di laurea in Design industriale, non si schiera: «Piazza Vittorio è in discesa, ma gli edifici sono disegnati in modo tale che sembrano in piano. Dico questo per spiegare che si tratta di uno spazio molto particolare, su cui intervenire con cautela: ma occorrerebbe vedere i dettagli del progetto, che non ho». Gianni Carlo Sciolla, volto noto tra gli storici dell´arte, non ne ha bisogno: «Via, che c´entrano le fontane con una piazza i cui portici paiono una stampa di Piranesi? Perché snaturarne la fisionomia originaria, e con essa il fascino intrinseco? Non discuto né l´architetto né il progetto, probabilmente in sé molto valido, ma la spettacolarizzazione non mi pare indicata al luogo. L´idea tardo-classica che sottende piazza Vittorio non ha davvero niente a che vedere con le fontane. A volte, un abbellimento diventa un´operazione impropria e deturpante. Non è, la mia, un´impostazione passatista: è che le piazze storiche vanno salvaguardate. Ci sono impianti splendidi, come questo, che non hanno bisogno d´essere gravati o abbelliti. Anche per piazza San Carlo, capolavoro di Castellamonte, l´idea del parcheggio sotterraneo mi preoccupa, anche dal punto di vista strutturale: trovo giusto invece pedonalizzarla, creando un silos altrove».

Roberto Alonge è sul fronte opposto: «Il rischio è di lasciar tutto com´è ora, e di parcheggi c´è invece gran bisogno. Per me, sono d´accordo quasi per principio con tutto ciò che fa muovere un po´ la città: non occorre per forza creare delle rampe orrende, basta prevederle su qualche strada laterale o affidarne la realizzazione a qualcuno che non distrugga l´occhio dei passanti. Io pedonalizzerei il tratto tra Porta Nuova e piazza Castello, preservando piazza San Carlo. Ma l´idea delle fontane tutto sommato mi diverte». Il rettore, Rinaldo Bertolino, non s´esprime sul progetto-giochi d´acqua, ma anche lui vorrebbe vedere la piazza svuotata di auto, «Consentendo un colpo d´occhio che corra verso il fiume lungo i portici e si elevi sulla quinta verde della collina senza incontrare quel disordinato parcheggio permanente. Capisco le ragioni di chi teme si deturpi la bellezza del vuoto della piazza d´armi, anche se i torinesi hanno meritato il soprannome di "bogia nen" perché molti non vorrebbero mai mutare nulla. Penso che si debba accettare di ragionare con coraggio sulle nuove progettualità: non ho cioè alcuna pregiudiziale, ma fatico ad esprimere un giudizio, non avendo visto il progetto, e non riuscendo ad immaginare l´impatto visivo finale».

Ugo Nespolo non è entusiasta dei giochi d´acqua a scomparsa («Uno le fontane o le fa o non le fa»), ma sposa il parcheggio con convinzione: «Oggi Giorgio De Chirico vedrebbe una spianata d´auto. Questo spazio è stata una palestra delle idiozie delle giunte del passato, apprezzo il coraggio e l´intelligenza di chi finalmente ci mette mano. E´ insensato rincorrere l´aderenza filologica ad ogni costo: a meno che si creda di vivere a San Gimignano, meglio contaminare vecchio e nuovo chiamando uno bravo a disegnare le bocche d´uscita dei parcheggi sotterranei, che sono utili e non mi spaventano neppure in piazza San Carlo. Persino le rampe possono diventare quasi un´opera d´arte». Piacciono invece i disegni di Daniel Buren allo scultore Luigi Mainolfi: «La città ha bisogno di posti-auto, e le balaustre che segnaleranno l´uscita dal parcheggio secondo me non saranno deturpanti grazie all´ampiezza della piazza. Ho visto i progetti di Buren, e li ho trovati molto belli. Sono certo che il risultato finale sarà buono».

Sul fronte degli studiosi Vera Comoli, preside della I facoltà d´Architettura, reputa i parcheggi - sia sotto piazza Vittorio che sotto piazza San Carlo - «Fattibili, purché tengano conto della storia della città e che i tempi non ci portino alle olimpiadi con i lavori non conclusi». I giochi d´acqua? «L´idea non mi entusiasma, ma dovrei saperne di più». Per Franca Varallo, infine, «La necessità di parcheggi è chiara a tutti, ma non si possono rischiare scempi». Dunque, se «la superficie di piazza San Carlo deve restare assolutamente così com´è, compresa l´area di fronte alle chiese», «La bellezza di piazza Vittorio è l´ampiezza e la libertà da ogni vincolo». Le fontane? «Quelle di piazza Castello sono uno strazio, e se il rischio è di ottenere un risultato pur migliore ma mediocre è davvero meglio evitare». In conclusione, «Sì al parcheggio di piazza Vittorio, ma solo se si nascondono le rampe o le si spostano su altre strade, e tenendo conto del fatto che non è certo il luogo più adatto per costruire un silos». Se possibile, cioè, sarebbe meglio guardare altrove.

Giovanna Favro

 
 
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