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12.03.2003 - Il Museo del Risorgimento ritrova i suoi tesori
Il Museo Nazionale del Risorgimento, che credeva di possedere 6 mila cimeli, scopre di possederne ben 39 mila: oggetti, stampe, fotografie, resti di precedenti allestimenti storici, di cui si era quasi persa la memoria. Com´è possibile? «Per la prima volta abbiamo riordinato e informatizzato tutti i 221 inventari presenti al Museo dal 1898», spiega il direttore Roberto Sandri Giachino. «Due catalogatrici, Monika Szemberg e Laura Benitti, hanno lavorato per due anni nei magazzini». Il professor Umberto Levra, responsabile scientifico del Museo, è soddisfatto: «E´ stata infine restituita piena identità a un patrimonio che troverà completa valorizzazione entro il 2005, quando il percorso museale verrà riformulato, grazie a un nuovo allestimento, finanziato da Regione e Compagnia di San Paolo nell´ambito del recupero delle regge sabaude».

L´indagine ha riservato grandi soprese. Quale l´unico ritratto che Napoleone si fece fare a Torino. E´ sempre stato esposto, ma non se ne conosceva la storia, dai risvolti galanti. Lo dipinse una raffinata signora: Sofia Giordano Clerc. Accadde una sera, al Teatro Regio, nel 1805. Bonaparte sedeva nel palco imperiale. Lei poco distante, incominciò a schizzarne i tratti: già pochi capelli, ma sguardo vivido, su mascella squadrata, volitiva. Lui se ne accorse: le sorrise e la fece chiamare a sè. «Madame Clerc» forse si scusò «dell´impertinenza», della sua incapacità di ritrarre degnamente l´imperatore. «Pas de problèmes». Ci pensò lui. Le fece recapitare una sua uniforme, da copiare. Si videro ancora? Si mormora che Napoleone passò una sola notte d´amore a Torino. Ma l´identità dell´amata non è mai stata rivelata.

Il Museo ha scoperto di possedere anche una statua ignota di Carlo Marocchetti, l´autore del «Caval d´Brons» di piazza San Carlo. E´ un busto di marmo. Raffigura Massimo d´Azeglio, statista amico dell´artista. Il merito dell´identificazione è di Michela Sgherzi, una studentessa che nella sua tesi di laurea ha pubblicato l´inoppugnabile documentazione. Dai magazzini sono saltati fuori anche la carabina da bersagliere di Alessandro la Marmora, un affascinante ritratto giovanile di Vittorio Emanuele II, alcuni malandati scranni del primo parlamento italiano provvisorio, numerosi figurini risorgimentali di Enrico Gamba, centinaia di caricature schizzate da anonimi nel corso delle sedute del Parlamento Subalpino. Si aggiungono oltre 6 mila manifesti di tutti gli stati preunitari e 6100 stampe, compresa una delle rare edizioni a colori del Theatrum Sabaudiae. Vi sono persino ventuno abiti femminili di gran sartoria e un gesso a dimensioni naturali di Barbaroux. Foto preziose ripercorrono la vita di una Torino dell´Ottocento ormai scomparsa.

All´appello rispondono oltre 16 mila dagherrotipi e foto che per due terzi ritraggono caduti della prima Guerra Mondiale. «Torino - nota Levra - le espose nel 1928». Infine ecco ritornare alla luce i resti dei precedenti allestimenti, da quelli della Mole, prima sede del Museo, fino a quelli smantellati nel 1961. «Verranno riproposti nel nuovo percorso - confida Levra - tramite uno spettacolare corredo scenografico, che offrirà al pubblico l´illusione di ripercorrere la storia del Museo». Sullo scalone d´ingresso comparirà un imponente spaccato della Mole, prima d´accedere alla sala della Battaglia di Torino del 1706, ricomposta come era nel 1938, con le statue del Principe Eugenio e di Vittorio Amedeo II. Seguiranno sale dove cinema, musica, video, ologrammi e «oggetti a forte contenuto simbolico emotivo» racconteranno l´Unità italiana all´interno «degli altri processi di nazionalità europei, compresi quelli delle nazioni negate, dall´Irlanda alla Polonia fino ai Paesi Baschi, senza dimenticare le ragioni dei vinti e l´uso della memoria risorgimentale fatto nel Novecento». «Abbiamo attivato - spiega Levra - gruppi di esperti in tutta l´Europa. Sono incaricati di definire e approfondire le tematiche locali e di trovare immagini e reperti, da affidare poi alla creatività di un gruppo nel quale operano anche scenografi ed esperti di comunicazione, capaci di inserirli nei nuovi spazi del museo».

Maurizio Lupo

 
 
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