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12.03.2003 - "Quella discarica non chiuderà"
La partita dell’inceneritore è di quelle dove tutti giocano contro tutti. L’assessore provinciale all’ambiente Giuseppe Gamba, della Margherita, tuona da mesi che la discarica di Basse di Stura chiuderà senza fallo a fine anno. I vertici dell’Amiat quando leggono o sentono queste dichiarazioni fanno finta di niente e, nelle riunioni a porte chiuse, danno per scontato che il vice di Mercedes Bresso si rimangerà il diktat a furor di popolo. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e il suo vice, Marco Calgaro, girano in tondo in attesa che prima o poi una nuova commissione di tecnici dia il parere definitivo alleviando in parte ai politici il costo elettorale della scelta. Maurizio Trombotto, arroccato nella sua Circoscrizione 10, minaccia di marciare sul Comune se qualcuno si azzarderà a proporre Mirafiori come sede del sito, nella speranza che questo atteggiamento alla Sergio Cofferati gli assicuri l’elezione a Palazzo Lascaris. Su questa schiera di amministratori, che hanno fatto della prudenza la loro bandiera, piovono critiche da ogni parte.

Forza Italia, per bocca del suo coordinatore cittadino, Osvaldo Napoli, annuncia che la questione è ormai divenuta «prioritaria». E anticipa che per domani ha fissato una riunione dei vertici del suo partito per stabilire la linea da seguire nel prossimo futuro. «Dalla giunta Chiamparino, così come dall’amministrazione provinciale guidata da Mercedes Bresso, giungono notizie preoccupanti su questo delicatissimo problema», ha detto Napoli. Il deputato del centrodestra ha poi sottolineato che «nonostante le promesse più volte riaffermate, non sappiamo ancora dove e quando inizieranno i lavori di costruzione dell’inceneritore, mentre i cittadini hanno il diritto di conoscere con chiarezza l’ubicazione». Ma anche Guido Viale, consulente dell’assessore all’ambiente Gianni Vernetti durante il secondo mandato di Valentino Castellani prima che le deleghe venissero affidate a Paolo Hutter, non esprime pareri positivi. Viale ritiene che la raccolta differenziata stia andando «abbastanza male» perché non è fatta in modo capillare. «Bisogna mettere i contenitori nei cortili e negli androni de condomini per invogliare i cittadini a collaborare», dice il tecnico. Anche lui è convinto che la discarica, «la più grande d’Europa così vicina all’abitato», non chiuderà. «Per il semplice fatto che non ci sono alternative, anche se fa bene Gamba a dire il contrario per costringere i Comuni ad accelerare i processi decisionali e per fare in modo che i sindaci si rendano conto di quanto costerebbe smaltire i rifiuti altrove».

Basse di Stura, che viene considerata molto ben gestita dall’Amiat, ha dei costi di esercizio che sono 4,5 volte più bassi della media nazionale e non è ancora vicina ai livelli di saturazione. Tutti fattori che spingono certo a fare in fretta per «modernizzare il sistema con l’inceneritore come era stato deciso nel 1993», come spiega Viale. Ma quello che Gamba non spiega, e nessun altro lo vuole fare al posto suo, è cosa accadrà nel frattempo. Perché la valutazione di impatto ambientale sarà pronta a gennaio del 2004, il percorso burocratico dell’inceneritore «richiede almeno due anni, altrettanti ce ne vogliono per costruirlo, senza contare i ritardi che saranno da imputare ai vari gruppi di pressione che cercheranno di bloccare l’impianto dopo che si sarà stabilito dove farlo e che presumibilmente faranno perdere altrettanto tempo», spiega l’ex consulente del Comune. E denuncia che «nonostante i suoi eventuali difetti, il piano del Comune per lo smaltimento rifiuti, pur non essendo mai stato ripudiato, non è comunque stato attuato in nessuna delle sue parti». I quesiti rimasti senza risposta però sono tanti. Dato che Gamba e Chiamparino hanno detto chiaramente che, in assenza di una decisione sul sito entro dicembre 2003 Basse di Stura chiuderà, e siccome mancano i tempi tecnici per rispettare questa data, quali sono i piani alternativi?

In altre parole, dove verranno smaltiti i rifiuti del Torinese e a quale prezzo? Gamba, che in cuor suo coltiva il sogno di succedere a Mercedes Bresso, è disposto ad affrontare la campagna elettorale non avendo risolto un problema cruciale per la vita di tutti al quale sta lavorando già da due mandati? Con ogni probabilità si troverà di fronte lo stesso Napoli che, dopo aver fatto il sindaco per oltre vent’anni, avrà buon gioco a mettere in evidenza queste magagne. La sua linea di difesa sinora è stata quella di dire che alla Provincia spetta tracciare la strada, mentre la decisione del sito spetta ai Comuni. Ma può dirsi soddisfatto della sua esperienza di amministratore se tra Comune e Provincia di Torino - amministrati da due esponenti che militano nello stesso partito - non si è stabilito quel dialogo istituzionale che Chiamparino e Ghigo, pur da schieramenti contrapposti, hanno sempre saputo intavolare? Ed è disposto a pagare il prezzo elettorale di queste scelte proprio durante la sua campagna elettorale? Quale risposta potrà dare a chi lo accuserà di essere tra i protagonisti di questa storia che ha avuto come esito finale il costo della Tarsu triplicata? Lo stesso rischio che corre Chiamparino, nel caso si finisse per fare l’inceneritore a Mirafiori. Ma almeno lui potrà dire di avere ereditato un problema già incancrenito.

Franco Garnero

 
 
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