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Torino - 19 maggio 2003
 
 
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12.03.2003 - «I rifiuti dovranno andare all’estero»
«L’inceneritore non sarà pronto prima del 2007 e se non verrà prorogata la discarica di Basse di Stura i torinesi potrebbero vedersi presto triplicata la Tarsu»: è categorico l’amministratore delegato dell’Amiat Ivan Strozzi, che preannuncia l’emergenza rifiuti e spera ancora che l’assessore provinciale all’ambiente Giuseppe Gamba riveda la sua decisione.

Però Gamba sembra deciso a chiudere Basse di Stura entro fine anno.
«Mi auguro che questo non accada. L’Amiat sta facendo di tutto per mettere in condizione la discarica di funzionare ancora per qualche anno e credo che questa sarebbe la strada più logica da seguire. Noi, come tecnici, facciamo tutto il possibile: adesso tocca ai politici fare la loro parte».

Ergo, decidere in fretta su questo inceneritore, atteso ormai da più di cinque anni.
«Giusto, ma consideri che, se si decidesse oggi, occorrerebbe più o meno un anno per la valutazione di impatto ambientale, più tre anni per la costruzione dell’impianto. Purtroppo certi ritardi non si possono recuperare facilmente. Ci sono procedure, tempi tecnici che devono essere necessariamente rispettati. Un’opera come l’impianto di termodistruzione dei rifiuti non di erige da un giorno all’altro Quindi ora i problemi sono due: fare in fretta per quanto riguarda l’inceneritore e individuare soluzioni per i prossimi anni».

Già, in caso di chiusura dove andrebbero a finire i rifiuti di Torino?
«A quel punto occorrerà predisporre la raccolta dei rifiuti con nuove strutture di trasferimento: di certo le 372mila tonnellate prodotte sotto la Mole dovranno essere smaltite fuori dall’Italia, con tutta probabilità in Germania o in Austria. Ho già chiesto la disponibilità della vicina discarica di Brescia ma la risposta è stata negativa».

Quindi i rifiuti dovranno fare lunghi viaggi, con conseguente aumento dei costi di gestione del servizio.
«Esattamente. Lo smaltimento della nostra immondizia in Europa avrà come effetto l’impennata della tassa rifiuti per i torinesi che potrebbero veder triplicato l’importo del cedolino».

Ma la Provincia vi ha già comunicato cosa intende fare dal primo gennaio 2004, all’indomani della promessa dismissione di Basse di Stura?
«Per ora non c’è nulla di ufficiale. Posso soltanto assicurare che l’Amiat sta valutando tutte le possibili alternative».

Alcuni sostengono che parte della decisione sull’inceneritore spetti proprio alla sua azienda?
«A quelli che sostengono quella tesi ricordo che noi siamo un’azienda che gestisce un servizio, non siamo certo noi a dover decidere. Possiamo collaborare, aiutare gli amministratori, ma sono i politici ad avere l’ultima parola: i comuni e la Provincia, che per questo aveva istituito la commissione Bobbio».

Un totale fallimento, concorda?
«Mah, io non parlerei di fallimento: la graduatoria è stata individuata ma quando il primo Comune si è tirato indietro si è creato un circolo vizioso e la situazione è andata in stallo».

Adesso sembra che alla fine l’inceneritore si farà a Torino.
«Su questo non intendo far commenti. Posso soltanto dire che Torino è la città che produce più di un terzo dei rifiuti della Provincia».

Rifiuti che potrebbero diminuire incrementando la percentuale di raccolta differenziata.
«Guardi, ora siamo leggermente sotto il 30 per cento, anche se la Provincia, che utilizza un differente metro di misurazione, dice che siamo soltanto al 25. Io mi sono posto l’obiettivo di arrivare al 35 per cento entro fine anno: il progetto Urban 2 è ancora in fase di rodaggio ma presto verrà ampliato. Per raggiungere il target però non basta lo sforzo dell’Amiat: serve la collaborazione di tutti i cittadini».

Marco Traverso

 
 
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