contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 17 maggio 2003
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Formazione e ricerca | Rassegna stampa
 
 
 
 
13.03.2003 - Piemonte avaro, aiuta poco i suoi universitari
Avaro? Di più. Terzultimo in Italia per stanziamenti. Per il sostegno allo studio, il Piemonte è ben al di sotto della media nazionale: la Regione sfiora la maglia nera per spesa pro-capite a studente. E´ emerso ieri nella mattinata che l´Università degli Studi ha dedicato alla «Valutazione ed autovalutazione»: un dato sconfortante accanto al quale sono arrivate anche buone notizie. Sono entrati in attività nell´ateneo 14 «manager didattici», nuove figure che hanno un compito di monitoraggio dell´efficacia dei corsi di laurea. E dalla relazione del Nucleo di valutazione d´ateneo sono emersi buoni risultati sulla ricerca, e un miglioramento, in un quadro di povertà di risorse, del rapporto numerico tra docenti e studenti. Positivi anche gli sforzi per potenziare orientamento, tutorato e job placement.

CORSA CON HANDICAP. Piervincenzo Bondonio, del Nucleo di valutazione, ha dedicato ieri il suo intervento al modello di valutazione CampusOne, tanto positivo che andrebbe adottato in tutto l´ateneo in vista dell´accreditamento degli insegnamenti in Europa. Ma ha anche spiegato luci ed ombre rilevate dal Nucleo. Il dato più negativo sta nei fondi erogati dalla Regione all´Ente per il diritto allo Studio in aiuto ai meno abbienti. Pur avendo in passato - ora non più - erogato borse di studio alla totalità degli idonei, il problema riguarda il complesso dei servizi: «L´aumento delle risorse per il 2001 ha riportato i fondi al `99, ma la spesa pro-capite per studente regolare è stata di 738 mila lire, 210 mila meno della media nazionale e poco più della metà delle 5 regioni più generose: Toscana, Calabria, Basilicata, Sardegna e provincia di Trento hanno speso tra 1 milione e 816 mila lire e un milione 284». «Un handicap per le università piemontesi» cui si aggiunge la carenza di posti in collegio: «Si soddisfa il 30,4% degli idonei, contro una media nazionale del 58,4% e il picco dell´80,3% della Lombardia. Il penultimo in classifica, la Liguria, arriva al 50,2%». Dati negativi arrivano anche sulle mense e sulle 150 ore, ridotte nei fondi fino a offrire la chance ad appena 108 studenti piemontesi.

RICCHI E POVERI. L´analisi sulla ricerca scientifica mostra una produttività dei docenti superiore alla media nazionale, e una disponibilità di fondi inferiore ad altri atenei di dimensioni paragonabili: ad esempio Firenze ha ricevuto dallo Stato il 6,4% dei fondi in cofinanziamento, e il 6,2 per assegni di ricerca; Padova il 5,8 e il 4,6, Torino il 3,7 e il 4. Il totale nazionale distribuisce il 4,8 a Torino contro il 5,5 di Firenze, il 7,4 a Bologna, il 7,3 a Padova: poche, così, sono anche le risorse per «allevare» futuri scienziati con dottorati e assegni di ricerca. Da migliorare, le modalità di distribuzione dei quattrini nei dipartimenti, che non sempre premiano chi produce di più. Bacchettata ad alcuni docenti: non sempre chi ha minori impegni didattici compensa con maggiore produttività scientifica.

STUDENTI E DOTTORI. Cresce il numero di laureati, pur calando le matricole. Migliora il rapporto studenti- docenti (28 a professore), dato positivo sulla media nazionale ma sempre basso per quella europea. Una preoccupazione del Nucleo - che rileva l´eccellenza di Veterinaria premiata dalla certificazione europea - riguarda la riforma del 3+2, che gravando i docenti di nuovi incarichi didattici può ridurre le energie per la ricerca. Andrea Scagni ha illustrato la prima rilevazione sulla qualità della didattica realizzata tramite questionari omogenei diffusi a tappeto tra gli studenti: hanno risposto in 15 mila, i primi risultati arriveranno con l´estate.

I MANAGER. Bruno Boniolo, responsabile del management didattico d´ateneo, ha presentato la nuova figura dei «manager per la didattica». «Ne sono entrati in attività 14 in altrettanti corsi di laurea che aderiscono ai progetti Campus One o CampusLike». Non sono docenti, ma esperti di organizzazione che devono monitorare, in collaborazione con il personale dell´ateneo, il buon funzionamento dei corsi di laurea. Segnalano, ad esempio, i corsi che hanno troppe bocciature o troppi 30, casi di docenti ostici o assenteisti, carenze strutturali nei laboratori o nelle biblioteche, problemi su orari delle lezioni, stages o tirocini.

Giovanna Favaro

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.