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Torino - 19 maggio 2003
 
 
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13.03.2003 - Il "welfare" ritocca le tariffe
Lo stato sociale torinese è a una svolta, la domanda di spesa cresce di anno in anno ma l´amministrazione comunale non è più in grado di mettere a disposizione nuovi fondi. Le previsioni più ottimistiche riferiscono di uno stanziamento per il 2003 pari a quello dell´anno precedente ma la cifra potrebbe anche diminuire sensibilmente. È dunque allo studio dei tecnici delle politiche sociali una nuova strategia di ripartizione del denaro pubblico. Presto si potrebbero ridiscutere i criteri di assegnazione. Mentre è già stato stabilito l´aumento delle tariffe per le residenze sanitarie convenzionate, del prezzo dei pasti a domicilio. Si cercherà inoltre una strada per ridurre il numero di persone che accedono ai servizi gratuiti. Un numero alto, rispetto alle altre città italiane, che deve essere ridimensionato, dove possibile.

Queste le ipotesi allo studio dell´assessore Stefano Lepri, ipotesi che saranno presentate domani in un incontro con le associazioni del sociale: gli assegni di accompagnamento potrebbero entrare a far parte del reddito e il patrimonio dei congiunti, anche se non conviventi, potrebbe andare anche questo a pesare sulla valutazione. Un anziano povero, per esempio, non sarà più considerato tale se ha un figlio, anche lontano, con un buon reddito. «Questa è una delle ipotesi che stiamo valutando - ha spiegato Stefano Lepri - anche se si tratta di un argomento delicato e che aspettiamo di presentare alle associazioni per un parere». Si diceva: aumentano le tariffe. Precisamente sale a 29 euro al giorno quella residenziale nelle strutture convenzionate e il costo di un pasto a domicilio arriva a 6 euro al giorno. «Questo ovviamente per le persone che appartengono a una fascia alta di reddito - spiega l´assessore - siamo costretti a chiedere un sacrificio ai più abbienti per poter continuare ad assistere i poveri».

Lo stato sociale torinese nei dieci anni passati si è profondamente modificato e il lavoro dell´amministrazione comunale e della Regione ha prodotto una crescente assistenza ai meno abbienti, agli anziani, ai minori anche stranieri. «Il nostro modello di welfare - dice Lepri - è riconosciuto come uno dei migliori in Italia e non è affatto un modello statalista perché assegna molti servizi all´esterno. Sono sicuro che stiamo dando molto e bene». Dal 1993 a oggi è ridotto il fenomeno delle persone senza fissa dimora, il numero di disabili ospiti delle strutture residenziali è triplicato, l´assistenza domiciliare è potenziata e sono stati introdotti nuovi strumenti come quello dei pasti a domicilio e del tele-soccorso. Purtroppo però tutto questo non è sufficiente: la domanda cresce di anno in anno con l´invecchiamento della popolazione (in città risulta superiore del 40 per cento rispetto alla cintura), con l´aumento della povertà e con la migrazione delle persone bisognose dai piccoli centri al capoluogo e la spesa sociale cresce sempre di più. Ad aggravare una situazione già critica arriva l´economia nazionale: il fondo sociale destinato alle Regioni potrebbe passare da 771 a 570 milioni di euro e con un tale provvedimento sarebbero anche ridiscussi i criteri di ripartizione. Infine le Aziende sanitarie torinesi hanno tagliato del 3 per cento la spesa territoriale.

Sono 145 milioni di euro i fondi stanziati nel 2002, di questi oltre due terzi arrivano dal bilancio dell´amministrazione comunale. «Potremo essere contenti - dice l´assessore Stefano Lepri - se nei prossimi anni saranno stanziati gli stessi fondi. Per ragioni di vincoli di bilancio la spesa nel 2003 rischia di diminuire sensibilmente».

Ottavia Giustetti

 
 
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