contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 19 maggio 2003
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Qualità urbana | Rassegna stampa
 
 
 
 
14.03.2003 - Il silenzio non è d'oro
Siamo ben contenti di aver innescato, con la pubblicazione dell’appello di alcuni intellettuali torinesi contrari al parcheggio sotto piazza San Carlo, un dibattito sulla questione, che ci consente oggi di ospitare, nella rubrica delle lettere, la risposta dell’assessore Alfieri.

Riteniamo ciò utile non soltanto per la città, che si dimostra vogliosa di approfondire temi importanti quali il suo assetto futuro, e l’utilizzo degli spazi urbani; ma anche - e soprattutto - per il principio di democrazia partecipativa. Il silenzio dei cittadini - foss’anche sincero segnale d’assenso - è a nostro avviso sintomo di disinteresse, di disamore.

Le grandi trasformazioni che Torino sta affrontando necessitano della partecipazione più ampia. Nessuno si deve sentire escluso, nessuno ha il diritto di farsi passivo spettatore. E le soluzioni proposte dall’amministrazione meritano di essere valutate senza pregiudizi di parte; ma non recepite tout court, non accettate come statuizioni senza appello. Quando ciò avviene, ci sentiamo turbati.

Un esempio? Qualche settimana fa abbiamo appreso che l’annoso vulnus inflitto alla piazza del Duomo dal mai abbastanza esecrato «palazzaccio» verrà sanato con una soluzione architettonica quanto meno audace: un «mascheramento» del palazzaccio medesimo per mezzo di una sorta di «tettoia», una copertura, che dovrebbe ingentilire lo stridente contrasto fra l’elegante struttura rinascimentale della chiesa e l’indicibile obbrobrio edilizio che la fronteggia.

Sarà. Noi restiamo dell’idea che l’unico rimedio reale sarebbe affidare la faccenda alle cure delle ruspe. E pazienza per «gli spazi architettonici» che, a detta degli esperti, verrebbero in tal caso alterati. Probabilmente sbagliamo: non siamo architetti, né studiosi di storia dell’arte. Ma non sarebbe almeno il caso di discuterne?

Intervento di Fiorenzo Alfieri: "Quell'appello per Piazza S. Carlo" E' veramente curioso l'appello su Piazza San Carlo apparso sull'ultimo numero di TorinoSette. Quale è esattamente la piazza che l'Unesco dovrebbe, adottare: quella attuale ricoperta di automobili e con il selciato dissestato o quella che si vuole e si deve realizzare, senza auto e con il suolo restaurato? Come è realisticamente possibile pensare di raggiungere un simile risultato senza ricavare nel sottosuolo i posti auto attualmente usufruibili nella piazza? Come non capire che senza interventi di questo tipo la situazione rimarrà la stessa di quella che abbiamo dovuto sopportare fino ad oggi (senza che mai stata espressa particolare apprensione da parte degli stessi appellanti)?

D'altra parte il metodo dell'appello per fermare tutto quando finalmente si è deciso di agire in modo concreto e non solo a parole, è stato attivato parecchie volte in questi ultimi tempi. E' da almeno 30 anni che si discute su Piazza Vittorio. Ricordo che nel 1976 fu stigmatizzata l'ipotesi dell'allora assessore Marzano di farne una piazza verde affermando solennemente che quella piazza doveva restare «metafìsica» così come l'aveva riprodotta De Chirico. Tutti sappiamo in. che cosa si è concretizzata quella famosa metafisicità: terra battuta ghiaiosa e polverosa, pozzanghere, parcheggio per 500 automobili, spaccio, degrado, portici offlimits. Adesso che, con immane fatica, si sono incentivati i proprietari a ripulire facciate e portici, si è iniziata una nuova illuminazione (non ancora a punto) e si vuole ricavare nel sottosuolo spazi per depositarvi le automobili rimaste per trent'anni a ciclo aperto, creando così le condizioni per restituire al godimento dei cittadini e dei turisti la più spettacolare piazza di Torino, puntuali sono arrivati gli stessi allarmi che vorrebbero fermare tutto in Piazza San Carlo.

Ancora: non ho mai letto negli anni scorsi alcun appello che incitasse l'Amministrazione a trasformare la zona archeologica, dal Duomo a corso Regina sull'asse di via XX Settembre, da retrobottega di piazza Castello disordinato e illeggibile, in un'area raccolta e silenziosa capace di far capire e godere i segni della millenaria storia della città che soltanto lì si sono conservati. Adesso che esistono linee guida proposte, su richiesta della Città, dall'architetto Isola (sicuramente uno dei maggiori studiosi di questa zona, nella quale ha curato la sistemazione del Museo Archelogico e dei suoi dintorni), sono già arrivati i soliti appelli allarmati che chiedono di non fare, di non toccare.

Non è stato diverso per il Palazzo Rai di via Verdi 31. Da vent'anni è del tutto sottoutilizzato: si opera in un migliaio di metri quadri e si lasciano abbandonati a se stessi gli altri 5000. Nessun appello al riguardo. Adesso che c'è la concreta possibilità di utilizzare tutto lo spazio, valorizzarlo, senza in alcun modo ridurre le produzioni RAI ma, al contrario, creando le condizioni per rimotivarle, ecco che arriva l'invocazione a sospendere tutte le trattative per l'acquisto dell'edificio da parte del Comune. Per ora, sospendiamo, poi vedremo: pur sapendo tutti che l'unica cosa che vedremo sarà il proseguimento dell'agonia attuale.

Mi chiedo: è normale tutto questo? E' giusto che proprio una parte significativa di coloro che dovrebbero sapere e capire, più di altri, quali sono le esigenze della città, viva costantemente con il piede sul freno? Non vorrei essere frainteso: i progetti di cambiamento devono essere buoni, saggi e devono giovarsi del contribu di tutti. Ma devono essere di cambiamento, perché i contesti ai quali applicano si trovano in condizioni inaccettabili, come d'altra parte i torinesi denunciano costantemente in tutte le rubriche giomalistiche nelle quali possono esprimere la loro voce. Allora si prendano in considerazione i contributi al migliore cambiamento possibile; vengano respinti al mittente gli appelli che sanno provocare solo la paralisi.

Gabriele Ferraris

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.