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Torino - 17 maggio 2003
 
 
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04.04.2002 - Per trovare muratori si fa anche un museo.
Illustrerà ai giovani i mestieri per i quali non si trovano più aspiranti. La proposta, curata da Torino Internazionale, arriva dal mondo imprenditoriale e sindacale e s'ispira all'analoga rassegna di Lione. «Una sorta di museo del lavoro dove gli studenti vadano ogni anno in visita come alla Gam o al Castello di Rivoli.» L'immagina così, il presidente della Confartigianato cittadina Gianni Biglia, il Salone dei Mestieri e delle professioni presentato ieri all'Unione Industriale. E' solo un progetto, ma di quelli su cui punta il Piano Strategico Torino Internazionale (www.torino-internazionale.org) per portare la città sul palco delle Olimpiadi del 2006. E tenercela a Giochi finiti. Gli ideatori, sostenuti dell'intero sistema locale, enti pubblici ed associazioni private, guardano al «Mondial des Métiers» dei cugini Lionesi (www.mondial-metiers.com) e pensano a una struttura permanente: 9 mila metri quadri di Lingotto Fiere con padiglioni dove imparare a conoscere la fine arte di lima del tornitore e le coppe in legno d'abete. Il tocco abile di vetrai e ceramisti di Castellamonte. La duttilità di un certo mondo agricolo piemontese riconvertitosi, dopo la crisi del settore, in paradiso di formaggi e vini di qualità per palati da ghiottoni doc. I visitatori ideali del salone, Torino Internazionale se li immagina giovanissimi. Curiosi delle professioni che hanno «svoltato» il dopoguerra di nonni e nonne e, come le favole tramandate via passaparola, spariranno per sempre con la classe 1910, 1920. Ragazzi indecisi su cosa fare da grandi in cerca di un'idea. Adolescenti incapaci di star fermi, per tutte le superiori, a leggere «La Divina Commedia» sui banchi di scuola. «L'occupazione in Piemonte cresce del due per cento ogni anno», dice il responsabile del Piano Strategico, Paolo Verri. Porta i dati di un recente studio di Unioncamere: 3 mila specialisti in informatica e telematica cercasi disperatamente. Quasi 5 mila neo assunti tra commessi e camerieri. Mille e 600 assistenti domiciliari, la richiesta del mercato per il solo 2001. Alla faccia delle Borse europee, che solo ora sembrano uscire dalle difficoltà, delle altalenanti previsioni degli economisti internazionali appesi alle dichiarazioni del presidente della Banca Centrale dell'Ue Wim Duisenberg, ieri mattina «ragionevolmente ottimista» sulla ripresa in zona euro, dall'Unione Industriale di Torino s'intravede un futuro rosa. Alessandro Brasso, responsabile dell'ente «Cipet» annuncia dieci, undici anni di sviluppo. «La città arriverà alle Olimpiadi in piena forma, e andrà oltre». Alla scuola di formazione per edili che dirige, l'offerta non fa in tempo a soddisfare la richiesta: «Quest'anno ci sono in classe 30 ragazzi e 76 proposte di lavoro». Peccato che la professione di muratore abbia perso il fascino d'una volta, quando gli artefici della ricostruzione post-bellica erano eroi. «S'immagini che un apprendista bravissimo ci ha mollato perché doveva sposarsi e la fidanzata non approvava il suo lavoro». «Per questo c'è bisogno di un Salone che insegni alle nuove generazioni dove investire le energie», insiste Gianni Biglia. «Tutti oggi vogliono fare i medici, gli avvocati, i professori. La laurea è diventata una fissazione. Ma il mercato cerca manodopera specializzata, e non ce nè». Un esercito d'immigrati si prenota gli anni a venire, in coda alla Questura per il permesso di soggiorno.

di Francesca Paci

 
 
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