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Torino - 30 luglio 2003
 
 
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21.03.2003 - Diventare grandi al museo
Bambini e arte: da qualche anno non è più un esperimento d´avanguardia portare i bambini al museo per farli giocare intorno alle opere di grandi artisti e avvicinarli ai musei. Di fatto è stato un complemento didattico di grande utilità che ha colmato carenze del sistema scolastico. Oggi l´appuntamento con il museo è quasi scontato. La scuola è più preparata, ma sono soprattutto loro, i bambini, ad essere pronti a rimbalzare di linguaggio in linguaggio: oggi, ad una «certa età» ritagliare cartoncini e imbrattare fogli è roba da «lattanti». L´esercito di ragazzini che ogni giorno riempie le aule, se è ben motivato, sa fare molto di più. Il sistema arte è quindi costretto a trovare nuovi strumenti di avvicinamento attraverso le sue strutture didattiche. E deve anche ampliare il suo campo di intervento rivolgendosi non soltanto ai più piccoli, ma a tutte le fasce di età: l´esercito degli «over anta» è in crescita ed è sempre più assetato di conoscenza.

Ieri la Gam ha presentato il libro «Il Museo insegna, l´esperienza didattica alla Gam», a cura di Flavia Barbaro, che documenta il lavoro svolto negli ultimi anni per divulgare le attività e la ricerca svolte dalla Sezione Didattica i cui fondamenti pedagogici sono ispirati ad autorevoli maestri come Dewey, Gadamer, Bartolini, Dallari, Hein, Munari, De Bartolomeis. Una guida ragionata rivolta non soltanto alle insegnanti che, solerti, organizzano le proprie classi all´avvicinamento all´arte, ma anche a chi, non conosce ancora tutto ciò che succede dietro le strutture di via Magenta. Leggendo il percorso storico di questa esperienza, il bambino che nel 1994 si era cimentato a cercare gli amici del marinaio Fritz Müller di Otto Dix, due anni dopo ha balbettato un po´ di francese con il burattiono Coco che gli ha presentato l´opera di Picabia «Le basier» per poi lavorare in inglese sulle opere di Alexader Calder. Ha poi imparato come si fa una sceneggiatura usando la composizione fotografica e il disegno, sulle tracce di David Hockney. Alle medie ha visitato l´atelier di Pelizza da Volpedo e nel 2000 ha analizzato il linguaggio pittorico di Paul Klee. Ha potuto anche prendere parte a woorkshop con artisti come Nino Migliori, Botto e Bruno, Ceronetti e Cornelia Parker.

A volte gli è capitato di «esporre» lavori con i suoi compagni e di partecipare a feste di quartiere per celebrare l´evento. Quel bambino si è divertito al museo ed ora forse ha gli strumenti utili per affrontare le opere esposte in altre strutture espositive, per cercare autori di tutto il mondo nella videoteca della Gam o entrare nel suo booskshop con maggior consapevolezza. Lui è fortunato perché ha partecipato. Non sono pochi i ragazzi che hanno fatto simili esperienze e che sicuramente nei musei ci sono entrati, ma erano nel gruppone guidati da una professore motivato e stanco e si sono fatti un allegro giro per le sale, appuntando qualche nota a vuoto. Eppure anche loro vanno nel bilancio delle migliaia e migliaia di visitatori che entrano nei musei. Altri visitatori.

Irene Cabiati

 
 
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