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24.03.2003 - L´acqua è un diritto. Al via 400 progetti
Impegni solenni sul fronte dell´acqua potabile, sempre più scarsa in molte aree del pianeta, a fronte di impegni finanziari evanescenti. Il Terzo Forum mondiale dell´Acqua si è chiuso ieri a Kyoto, l´antica capitale imperiale del Giappone, all´insegna di una contraddizione con la maiuscola che ha sostanzialmente confermato i timori della vigilia. Colpa dell´esplosione del conflitto nel Golfo, sul quale ha preso posizione in maniera molto netta, ma non solo. Se infatti l´apertura delle ostilità contro l´Iraq ha contribuito a depotenziare il summit, sul bilancio finale pesano le resistenze di molti, troppi Paesi, restii a mettere mano al portafoglio. Ecco allora che in assenza di impegni stringenti, anche i risultati portati a casa - dall´inserimento del diritto all´acqua fra i diritti umani fondamentali alla consapevolezza di dover raddoppiare gli investimenti passando dalle dichiarazioni di intenti all´azione - lasciano a desiderare. Alla fine il senso è quello di un´altra clamorosa battuta d´arresto sul fronte di un tema cruciale, quello delle risorse idriche in picchiata, mentre la scadenza del 2015 fissata al vertice di Johannesburg per ridurre della metà il numero degli individui oggi privi di acqua potabile si avvicina pericolosamente.

A rendere la portata della sfida, i numeri riproposti più volte nell´ambito del Forum (il terzo dopo quelli di Marrackech e dell´Aja): 1,4 miliardi gli individui alla prese con il deficit di acqua; circa 3 miliardi quelli privi di servizi igienici adeguati, con ricadute devastanti sul fronte della mortalità legata alle malattie collaterali (5 milioni di morti l´anno, due dei quali sono bambini sotto 5 anni di età). E se si considera che la domanda di acqua cresce con un ritmo 3 volte superiore a quello dell´incremento demografico, c´è veramente da mettersi le mani nei capelli. Per questo il Forum, già segnato dalla divisione dei partecipanti su alcuni temi-chiave (uno per tutti quello sulla privatizzazione o meno delle risorse idriche) e dal controvertice fiorentino organizzato negli stessi giorni dai movimenti new global, ha deluso più di un´aspettativa. Comprese quelle degli addetti ai lavori. «La dichiarazione finale, con i suoi appelli alle azioni concrete, va nella giusta direzione - commenta Roberto Tortoli, sottosegretario all´Ambiente e capo della task-force interministeriale presente a Kyoto -. Purtroppo il vertice non è riuscito a fare passi avanti su uno degli obiettivi dichiarati della vigilia». Vale a dire il reperimento delle risorse finanziarie fissate per centrare gli obiettivi di Johannesburg: circa 180 miliardi di dollari l´anno, più del doppio degli 80 miliardi di dollari spesi attualmente nel mondo (spesso in maniera disorganica e poco efficace).

Questo non significa che il Forum, la prossima edizione del quale è già contesa da svariati paesi, sia un fiasco assoluto (Torino, già incoronata a Kyoto come sede del nuovo Osservatorio dell´Acqua, si è candidata ad ospitare quella del 2009). Fra le altre cose, la conferenza interministeriale ha esaminato ed accettato circa 400 programmi concreti di interventi. Di questi, una quarantina sono stati presentati dall´Italia (a fianco se ne illustrano 10, tra i più significativi), decisa a fare la sua parte integrando gli impegni già definiti con soluzioni nuove. «Al mio rientro - ha annunciato Tortoli da Kyoto proporrò a Berlusconi che il nostro Paese adotti una nazione africana per aiutarla sul fronte delle risorse idriche ad uso agricolo e dei servizi igienici, coinvolgendo la società italiana a tutti i livelli». Sul fronte delle proposte merita di essere segnalata anche quella approvata nel corso dell´assemblea «Water and Cities», organizzata dall´agenzia «UN Habitat». L´ha presentata il Camval, ovvero il Coordinamento delle associazioni mondiali delle città ed autorità locali, guidato da Mercedes Bresso. Di che si tratta? «L´idea - spiega la Bresso, presidente della provincia di Torino - è che tutti i Paesi sviluppati destinino un cent o un centesimo di euro per metro cubo di acqua potabile fatturata. La somma servirà per finanziare progetti di cooperazione in materia». Alla fine la sensazione è che le proposte più innovative e stringenti siano arrivate dalle amministrazioni locali (città, province e regioni), abituate a confrontarsi quotidianamente con i problemi sul loro territorio. Ma nessuno si nasconde come per rimediare al deficit idrico, con le sue mille ricadute, serva un più ampio salto di qualità. Invece a Kyoto la svolta tanto attesa non c´è stata. Non sarà il 2003, eletto ad anno internazionale dell´acqua pulita, a farsi ricordare dalle future generazioni.

Alessandro Mondo

 
 
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