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24.03.2003 - Ingrana l'export delle componenti per l'auto
Diversificazione dei maercati e del portafoglio clienti, missione compiuta. Il 2002, per l acomponentistica piemontese, si conferma come l'anno della svolta.

I dati dell'Istat, elaborati dall'Ufficio Studi dell'Unioncamere Piemonte, evidenziano come le esportazioni abbiano raggiunto il massimo storico di 3,227 miliardi rispetto ai 3,189 miliardi del 2001, metatendo a segno una' crescita dell'1,2, per cento. Non solo: il 2002 verrà ricordato come l'anno del sorpasso della componentistica sugli autoveicoli, il cui export si è fermato a 2975 miliardi, con un crollo del 12,2% rispetto al 2001.

Le esportazioni, della componentistica risultano, quindi, addirittura in rialzo, grazie all' sprint dell'ultimo quarto, in confronto al -0,4% dei primi trimestri dell'anno (si veda IL Sole-24 Ore Nordi0vest del 20 gennaio), già salutato dagli analisti come la prova della tenuita del comparto.

Tutto questo mentre l'export complessivo del Piemonte ha subito una flessione del 4%, scendendo dai 30,682 miliardi di due anni fa ai 29,469 miliardi del 2002.

«Si tratta di un'accelerazione stupefacente, - commenta Roberto Strocco, responsabile dell'Ufficio Studi dell'Unioncamere Piemonte - tanto più se raffrontata dalla frenata secca dell'export regionaie nel mondo. Una performance notevole, con un'economia intemazionale in recessione e una situazione'del settore non brillantissima: l'export dell'intera componentistica italiana; e sceso da 8,65 miliardi del 2001 a 8,625 miliardi dell'anno scorso, facendo registrare un -0,3 % per cento». All'intero settore, questa settimana, è dedicato «Automotor», Salone intemazionale dei componenti, ricambi e accessori per l'autoveicolo, in programma al Lingotto Fiere di Torino dal 26 al 30 marzo.

Analizando i dati, stupisce soprattutto la forza di penetrazione dei produttori piemontesi in Unione Europea, dove l'export è balzato in avanti del 7,4% (da 2,083 a 2,236 miliardi), mentre le esportazioni complessive del Piemonte verso il mercato comunitario sono scese del 4,2%
«E' la dimostrazione - commenta Strocco - che la dipenenza dalla Fiat dei nostri produttori è un ricordo ormai lontano. Oggi i clienti si chiamano Renault, Peugeot-Citroen e Volkswagen, i diretti concorrenti del Lingotto. Le loro macchine montano sempre più fanali e fari, pezzi meccanici e componenti elettroniche "made in Piemonte"».

I numeri sono eloquenti: l'export verso la rancia è salito da 663,5 a 723 milioni (+9&), la Germania è rimasta ferma a 599,2 milioni, ma sono aumentate del 2,3% (da 375,1 a 387,7 milioni) le esportazioni verso la Spagna, dove la Volkswagen ha gli stabilimenti Seat e del 27% (da 29,2 a 37,2 milioni) quelle verso la Repubblica Ceca (Skoda).

Boom del 16% anche nella Gran Bretagna di Toyota e Nissan: da 226,6 a 262,9 milioni. «Nuovi clienti e nuovi mercati - commenta Giuseppe Calabrese, ricercatore del Ceris Car - conquistati da imprese mediamente molto flessibili, grazie a un buon contenuto tecnologico di processo e di prodotto, che fa il paio con una cultura del servizio e dell'assistenza sempre più evoluta».

In forte flessione, invece, l'export verso i Paesi dove il Lingotto, inseguendo la riduzione dei costi e perseguendo la strategia della worid-car, ha delocalizzato la produzione: Turchia -20%, Polonia -11,4%, Brasile -23,3% e Argentina -63,4 per cento.

La crisi Fiat ha assestato una pesante sforbiciata anche ai numeri dell'export di autoveicoli (automobili, veicoli industriali e pesanti), che è crollato del 12,2%: dai 3,388 miliardi del 2001 ai 2,975 miliardi del 2002. Un canale discendente già imboccato due anni fa, quando si era registrata una flessione del 9 per cento. «L'affrancamento dalla Fiat da parte dei produttori - commenta Strocco - e la crisi del Lingotto stanno modificando la struttura produttiva della regione». Questo processo di penetrazione sul mercato da parte del "made in Piedmont", iniziato non più di tre-quattro anni fa, assume un'importanza ancora più rilevante se si pensa che, oggi, le imprese subalpine e italiane non possono più ricorrere all'arma della svalutazione. «In un'area caratterizzata da un'unica moneta - spiega Calabrese - la competizione si fa sulla qualità del prodotto e sul servizio. E, in questa partita strategia per il futuro della regione, le imprese della componentistica piemontese stanno facendo le mosse giuste».

Pa.B.

 
 
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