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Torino - 22 maggio 2003
 
 
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26.03.2003 - Più di mille posti persi in un anno
Ventuno e mille. In questi due numeri è racchiusa la crisi dell´indotto. Ventuno come le aziende che nell´ultimo anno, quello della crisi Fiat, hanno chiuso i battenti. Mille come le persone che sono rimaste senza lavoro. L´industria dell´indotto piemontese - che nel 2002 ha comunque tenuto, come conferma l´1,2 per cento in più rispetto all´anno precedente - si trova in una posizione scomoda, un punto critico: c´è il rischio di essere trascinati indietro da nuove correnti. Ma ventuno e mille non sono gli unici numeri della paura nell´industria che ruota intorno alla fabbrica dell´auto. Sono migliaia gli operai finiti in cassa integrazione ordinaria e straordinaria. E altre chiusure non sono escluse anche da chi crede che il comparto, dopo un brusca caduta, si stia rialzando, grazie anche all´export che tiene.

«Tutto il 2003 sarà ancora travagliato - osserva Gilberto Pichetto, assessore al lavoro e all´industria della Regione - perché, di fatto, circa metà dell´indotto lavora ancora per Fiat in modo consistente. Ma le piccole e medie realtà, per necessità, stanno diventando più aggressive sul mercato, con buoni risultati soprattutto sull´export. Da non dimenticare poi un fatto importante: in futuro essere fornitore del Lingotto vorrà dire esserlo anche di un colosso come Gm, con tutti i vantaggi che ne derivano».

E´ ancora troppo presto, però, per tirare una linea e fare i conti, perché «di sicuro il peggio è passato, ma la crisi non è ancora terminata - sostiene Sergio Rodda, presidente dell´Api torinese - solo fra qualche mese si potrà fare la conta definitiva tra chi ce l´ha fatta e chi ha chiuso, anche se le aziende monoclienti sono ormai un esigua minoranza. Le realtà che mi preoccupano di più sono quelle in mano a multinazionali che, in un ottica di razionalizzazione e causa la riduzione dei volumi Fiat, potrebbero decidere di chiudere, come ha fatto la "Ficomirrors", una delle prime aziende dell´indotto colpita dalla crisi». Una cosa però è certa: dopo la confusione iniziale, si è arrivati ad un punto fisso, c´è maggiore chiarezza, soprattutto da parte di via Nizza sulla trasformazione delle intenzioni in realtà. «La strada è stata imboccata, ma non è solo quella per uscire dalla crisi dell´auto, ma per riorganizzare tutto il tessuto produttivo - spiega Marco Boglione, presidente dell´Itp - che si presenterà completamente rinnovato e più forte di prima». Sono sempre nere, invece, le previsioni della Fiom. Per il sindacato dei metalmeccanici della Cgil «il peggio della crisi non si è ancora visto - dice Claudio Stacchini - perché si svilupperà da giugno in poi, quando cesserà la produzione della Panda, che vuol dire 100 mila vetture in meno. Un´altra botta consistente per l´indotto».

In più c´è la questione Punto, che nei piani Fiat sarà trasferita a Termini Imerese, dove alcuni piccoli e medi fornitori stanno pensando di spostare la propria attività, come nel caso della Tlt che ha chiuso a Leinì per aprire al Sud. In cambio a Mirafiori verrà prodotto il monovolume, «ma temiamo che i volumi di produzione non siano gli stessi e le differenze potrebbero provocare nuovi ed incalcolabili scompensi», conclude Stacchini.

Diego Longhin

 
 
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