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29.08.2002 - I marchi esteri rilanciano Torino
"Corsa agli alberghi. Presto arriveranno più di dieci imprese" Dopo le rivelazioni sugli investimenti spagnoli in moda e hotel, parla il direttore Itp Corradini

A chi da anni si prodiga per convincere gli operatori stranieri a investire a Torino e in Piemonte, quella che viene definita "l'invasione spagnola" (l'arrivo della linea fashion "Zara" alla Gru, due grandi catene alberghiere, l'Ac Hotel e SolMelia interessate alla trasformazione in hotel dell'ex Palazzo Carpano e dell'ex edificio Enel di via Bertola) ha il sapore di una sfida riuscita. "Tutto quello che contribuisce a internazionalizzare la città - spiega Paolo Corradini, direttore di Itp, l'agenzia pubblicoprivata di marketing territoriale presieduta da Andrea Pininfarina - va accolto con grande favore. I marchi stranieri a Torino diventano i maggiori promotori dell'immagine della città".
In un'area che è al secondo posto, dopo la Lombardia, per la capacità di attrarre capitali e griffe internazionali (la regione di Formigoni accoglie il 43 per cento di tutti gli investimenti diretti stranieri, il Piemonte il 14 per cento), il processo che favorisce l'arrivo di gruppi economici dall'estero sembra proseguire inesorabile: a metà settembre verrà annunciato l'insediamento di una dozzina di aziende, manifatturiere ma anche specializzate in servizi per le imprese, che hanno base in Francia, Svizzera, Stati Uniti. Forse una nuova catena alberghiera internazionale potrebbe occuparsi della trasformazione in hotel extralusso di Palazzo Villa di piazza San Carlo. Considerata l'antica carenza da colmare in vista delle Olimpiadi 2006, inevitabilmente è nel settore della ricettività alberghiera che si registrano i movimenti più interessanti. Si parla anche di un nuovo "Club Med" a Bardonecchia, non lontano da quello già esistente a Sestriere. E si pensa anche a servizi adeguati per i manager stranieri: si lancia l'idea di una grande scuola americana in una sede più capiente dell'attuale villa Roddolo, sulla collina di Moncalieri.
Corradini, tanto interesse internazionale per Torino, in particolare da parte degli imprenditori spagnoli, da cosa nasce?

"È certamente il frutto di un lavoro complesso avviato qualche anno fa e che deve proseguire anche in futuro. Bisogna continuamente comunicare che esisti, inserire Torino nel circuito internazionale. Il caso Spagna? Quel paese sta vivendo una situazione economica di grande sviluppo che lo porta a investire fuori dai confini. Il fatto che Torino ospiti le Olimpiadi 2006 viene considerato un grande motivo attrattivo: i Giochi olimpici per Barcellona hanno rappresentato davvero una svolta". Quali sono i settori più interessati che vogliono investire a Torino?

"Noi a chi vuole insediarsi a Torino e in Piemonte presentiamo le grandi opportunità che ci sono. E i gruppi ad alto contenuto tecnologico del settore manifatturiero, o quelli che operano nel campo del telecomunicazioni, ne trovano molte. Non è un caso che, dopo Motorola e Colt, Eutelsat, il colosso di servizi multimediali su reti satelittari con sede a Parigi, l'anno scorso abbia scelto Torino per il suo sviluppo. Un suo partner presto lo seguirà. E il progetto Torino wireless favorirà altri interessamenti". Di che tipo?

"Posso solo dire che stiamo lavorando sodo. Ma non c'è soltanto il settore delle tecnologie informatiche tra gli obiettivi. Presto il presidente Pininfarina annuncerà il prossimo arrivo di numerose aziende dalla Francia, dalla Svizzera, dagli Stati Uniti nel campo manifatturiero e dei servizi. Stiamo, inoltre, studiando lo sviluppo del settore alberghiero, assai carente: non c'è un posto, ad esempio, che possa accogliere in maniera adeguata un capo di Stato. Ora sembra che le cose stiano cambiando e anche chi in passato snobbava Torino ora vi investe". A chi si riferisce?

"In passato qualche grande operatore italiano disse che in questa città non avrebbe costruito neppure 50 stanze. Ora, per fortuna, ha cambiato idea e sta per realizzare un hotel da 200 camere (in via Arcivescovado, Ndr). Poi ci sono gli interessamenti delle catene alberghiere spagnole. E potrebbe non finire qui, anche se resta una grande ferita aperta l'incertezza sulla situazione del palazzo Rai di via Cernaia. Per la gara che il Comune sta per indire per il palazzo di piazza San Carlo ci sono state manifestazioni d'interesse di numerose catene che gestiscono, nel nordEuropa, il 65 per cento delle strutture. Qui invece la stragrande maggioranza è a conduzione famigliare"". Quali sono i programmi allo studio?

"Stiamo lavorando su nuovi hotel a quattro stelle in città ma anche per favorire l'insediamento di strutture a tre stelle nella cintura torinese (Nichelino, Collegno, Rivoli, Moncalieri), senza dimenticare Caselle, che avrà un quattro stelle vicino all'aeroporto. C'è anche interesse per la Val di Susa". Nuovi alberghi anche in questa zona?

"No, il programma punta sul potenziamento delle strutture turistiche esistenti (Valtur e Club Med a Sestriere) con la possibilità di crearne una nuova a Bardonecchia". Si annunciano novità nel settore della grande distribuzione?

"È un mercato tutto in mano ai francesi: Carrefour aprirà presto un nuovo centro nell'area metropolitana. Noi non lo seguiamo direttamente ma stiamo attenti alle evoluzioni, si veda il caso Fnac o lo sbarco di Pathé al Lingotto". Corradini, alla fine, riuscirete a far cambiare pelle a questa città, dove secondo alcuni non succede mai niente?

"Torino, senza stravolgimenti, ha già cambiato qualcosa della sua vecchia immagine, anche se non tutti se ne sono accorti. Al punto, che la folta presenza di manager americani necessiterebbe la presenza di una più grande scuola americana. Spero che gli enti locali provvedano: l'attuale sistemazione di Moncalieri non basta più. E i dirigenti nordamericani sono pronti a trasferirsi per duetre anni a Torino, ma una delle condizioni richieste è la presenza di una scuola che accolga i loro figli".

GINO LI VELI

 
 
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