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Torino - 22 maggio 2003
 
 
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28.03.2003 - L´incognita guerra spaventa l´industria
Non si può parlare di vera recessione, ma il perdurare della guerra in Iraq potrebbe provocare sul sistema economico torinese effetti negativi più consistenti rispetto ad altre zone. Le preoccupazioni, emerse nell´ultima indagine congiunturale dell´Unione Industriale relativa al secondo trimestre 2002, derivano dalla paura di un rallentamento delle esportazioni e dal tipo di produzione del territorio, per il 70 per cento composta da beni di investimento e di consumo durevole, i primi segmenti a subire un ridimensionamento nel caso di un conflitto lungo. Non si può parlare di recessione perché rispetto al 1991, quando scoppiò la prima guerra nel Golfo, la situazione è diversa. All´epoca l´industria torinese era colpita da una grave fase di crisi con saldi di produzione e ordini che sono scesi fino a -36 punti in percentuale e con un Pil che dal '91 al '93 aumentò meno dell´1%. Anche ora si sta vivendo una fase difficile, i saldi oscillano tra il -3 e il -16 e nei prossimi mesi non si prevedono miglioramenti consistenti, il sistema sembra più solido di 12 anni fa. «L´unica incognita che pesa - spiega Mauro Zangola del centro studi dell´Unione - è la durata: più si va avanti, più potrebbero esserci effetti negativi».

Al di fuori della guerra nel Golfo, l´indagine dell´Unione, condotta su 300 aziende di settori diversi prima dello scoppio del conflitto, registra ancora una situazione stagnante, in linea con gli ultimi due anni. In generale solo il 17,3 per cento delle imprese crede in un aumento della produzione, mentre il 26,7 per cento ipotizza ancora una flessione, ma il saldo ottimisti-pessimisti migliora di 5 punti rispetto allo scorso trimestre. Stesso andamento sul capitolo ordini: il 22,7% si attende un incremento del portafoglio, contro il 24,9% che prospetta una riduzione del numero di clienti.

Il quadro occupazionale rimane negativo, anche se segna una battuta d´arresto il ricorso alla cassa integrazione. Gli investimenti non aumentano, ma si consolidano soprattutto le prospettive relative ai mercati esteri con un saldo ottimisti-pessimisti a +10, un dato che fa ben sperare per l´export. Un po´ più grigie le previsioni nel comparto metalmeccanico, più esposto alla crisi, soprattutto sui livelli produttivi e sugli ordini totali, ma la situazione non è peggiorata, mentre negli altri settori torna a prevalere un cauto ottimismo. Per Alberto Peyrani, presidente dell´Amma, «in questa fase difficile per l´auto è necessario integrare le iniziative sull´export con delle forti azioni che diano la possibilità alle imprese di investire, migliorando l´accesso al credito». Andrea Pininfarina, presidente degli industriali torinesi, ha sottolineato, invece, come a livello nazionale occorra uno sforzo maggiore per reperire risorse a sostegno degli investimenti.

Diego Longhin

 
 
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