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Torino - 17 maggio 2003
 
 
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28.03.2003 - La cittadella sanitaria si sposta dall'ex area Moi alla Fiat Avio
Dietrofront, ma il fattore tempo non c’entra nulla. È questione di spazio questa volta. Problemi di cubature che non ci sono dove si ipotizzava di far sorgere la cittadella della salute (nell’area delle ex dogane Moi) e che potrebbero essere ricavate nell’area dell’ex Fiat Avio. L’impianto sanitario che la Regione vorrebbe costruire entro il 2010 sarà con ogni probabilità arretrato lì e insediato a fianco del Lingotto. Il presidente Enzo Ghigo presenterà lunedì in cabina di regia questa ipotesi assieme all’analisi dei tecnici che oggi dovrebbero sciogliere ogni dubbio. L’eventualità di attestare la città della salute da un’altra parte dipenderà anche dall’utilizzo post-olimpico del villaggio atleti che è adiacente all’area delle ex dogane. Ma questa è una decisione che spetta al Comune.

Dunque la Regione vorrebbe spostare le Molinette 2. Il progetto non ha vincoli legati al 2006. E questo tranquillizza tutti, da Ghigo all’assessore Racchelli. Ieri però entrambi si sono recati a Roma per illustrare il problema dell’area Moi agli ispettori del demanio. La dogana, a fianco della caserma della Guardia di Finanzia, infatti è vincolata. Non si potrebbe abbattere, un ostacolo non indifferente per la realizzazione del complesso sanitario. L’area così com’è appare, infatti, troppo piccola per ospitare un progetto così ambizioso. Che fare? Proprio lì dietro, a fianco del Lingotto, c’è l’area della Fiat Avio, che potrebbe ospitare la struttura. Questa è la soluzione che ha individuato la Regione. E che sarà illustrata nei prossimi giorni.

Da due settimane circolava l’ipotesi di un trasferimento. Ma era soltanto un’idea. Da ieri quell’opzione ha subìto un accelerazione con il viaggio a Roma dell’assessore che si è sentito rispondere dallo Stato che la dogana non si può toccare. Così è stato prospettato sia da Ghigo che da Racchelli il piano di riserva: il nuovo ospedale su Fiat Avio. «Indubbiamente - spiega il presidente della giunta - il problema esiste e lo stiamo affrontando per trovare una soluzione ottimale. L’interesse prioritario è realizzare una cittadella sanitaria che possa essere un autentico punto di riferimento. I tempi per la scelta definitiva dell’area? I tecnici sono al lavoro, adesso valuteremo con il Comune in che modo intervenire». Intanto slitterà la firma del protocollo con l’Università che da una decina di giorni viene, non a caso, rimandata. In secondo luogo si allungheranno i tempi di qualche mese su tutto il progetto che dovrà essere ripreso daccapo. Lunedì la questione sarà affrontata in cabina di regia. Non è ancora stato definito un ordine del giorno, ma è molto probabile che la questione monopolizzerà la riunione. Per una volta, insomma, non si parlerà solo di tempistica, di ritardi e di cronoprogrammi.

La questione è molto intricata. La Regione attende, infatti, di sapere se sarà dato il via libera al progetto Camerana oppure no. Questo è un punto fondamentale. Se l’ex Moi (occupato dal villaggio degli atleti) diventerà, una volta finito l’evento olimpico, un’area di edilizia residenziale dove potranno sorgere palazzi, l’area a disposizione della cittadella risulterebbe sacrificata. E tutto questo preoccupa la Regione perché il progetto dell’architetto Benedetto Camerana (che aveva vinto la gara per la progettazione) prevede uno sconfinamento nell’area delle dogane dove si ipotizzava la nascita di Molinette 2. Ci sarebbe insomma meno spazio di quanto sarebbe necessario. La città di Torino aveva già spostato il villaggio dei media sulla Spina 3 facendo «guadagnare spazio». Ma non basterebbe lo stesso.

L’unica certezza è che il progetto è ancora in stato embrionale e che, pur essendo ancora in questa fase, è già stato cambiato almeno tre volte. E ha già subìto pesanti critiche, come quella di Enrico Salza, vicepresidente di Sanpaolo-Imi, che si era domandato chi avrebbe finanziato l’operazione. C’era Pirelli che aveva dimostrato interesse per la progettazione e la gestione dell’opera. Ma se il complesso dovesse migrare verso i terreni di proprietà di Luigi Zunino (ex Fiat Avio) la questione potrebbe ingarbugliarsi. Il gruppo Zunino ha infatti le stesse competenze della società milanese e ha già condotto a Milano uno dei più impegnativi progetti di riqualificazione urbana (Montecity). È difficile che i due gruppi possano dividersi la torta. Ed ecco perché da qualche settimana Pirelli non sembra dare più segnali.

A febbraio c’era stato il picco di maggior interesse. Giovanni Nassi, vicepresidente di Pirelli Real Estate, aveva incontrato il sindaco Chiamparino, dimostrando entusiasmi per la partita sanitaria. Anche se da subito sono apparsi problemi come quello delle procedure e di come affidare a un soggetto privato la realizzazione prima dei villaggi e poi della loro trasformazione in strutture sanitarie. Il gruppo Pirelli sembrava molto ben posizionato anche dal punto di vista economico potendo contare sulla collaborazione di una banca come il Sanpaolo-Imi. L’ipotesi di attestamento su un’altra area ora rimescola le carte.

Andrea Costa

 
 
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