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Torino - 22 maggio 2003
 
 
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31.03.2003 - Imprese sempre più incentivate
Si intensifica l'impatto delle politiche regionali, nazionali e comunitarie mirate a incentivare gli investimenti delle imprese piemontesi. Ma, allo stesso tempo, emerge la necessità di razionalizzare una selva giuridica, costituita da qualcosa come 142 misure normative. L'analisi compiuta dall'Ipi (Istituto per la promozione industriale), dall'Ires Piemonte e dalla Regione, che verrà presentata mercoledì 2 aprile alle 9,30 a Torino Incontra, mette in luce per la prima volta i principali trend storici degli interventi pubblici che hanno alimentato la capacità di investimento delle aziende subalpine.

Questa ricerca considera l'intero sistema produttivo regionale, a esclusione del settore agricolo, nel periodo compreso fra il 1998 e il 2001: anni cruciali, che hanno visto non solo i decisivi successi nella diversificazione dell'economia piemontese dall'industria meccanica pesante, ma anche i primi, graduali, trasferimenti di competenze dallo Stato alle Regioni in fatto di politica industriale e di gestione degli incentivi.

Fra il 1998 e il 2001, il volume degli incentivi ha assunto una dimensione sempre più rilevante. Se cinque anni fa le imprese piemontesi hanno ottenuto - complessivamente agevolazioni per 441,8 milioni, questa somma è prima salita a 548,95 milioni nel 1999, poi è scesa a 472,99 milioni nel 2000 e infine è balzata, nel 2001, a 1.015,54 milioni. In particolare, quest'ultimo salto in avanti è dovuto alla forte accelerazione dei provvedimenti nazionali (+154% rispetto al 2000); allo stesso modo, hanno influito positivamente quelli regionali, in costante ascesa nell'intero quadriennio. Invece, appare meno regolare il contributo delle misure targate Ue, la cui entità è passata dai 124,21 milioni del 1998 ai 120,37 milioni del 1999, ai 41,4 milioni di tre anni fa, fino ai 97,83 milioni del 2001.

«Al di là di queste articolazioni - commenta Gilberto Pichetto, assessore regionale all'Industria - la cifra complessiva, che alla fine sfiora quota 2,5 miliardi, rimane imponente». Il 68% di questa ingente massa di denaro è ricpnducibile a interventi nazionali, il 17% è riferibile a interventi propri della Regione e il restante 15% ha origine in provvedimenti dell'Unione europea.

Ma, a contare, sono soprattutto gli investimenti effettivi originati da queste forme di incentivazione. Un effetto leva che fornisce un'idea precisa di quanto le politiche congegnate a Roma, a Torino e a Bruxelles abbiano concretamente influito sulla struttura produttiva piemontese, sulla sua capacità di sostenere politiche manageriali innovative: dalla nuova imprenditorialità, per esempio in aree a declino industriale, alla tutela ambientale; dalla ricerca e sviluppo finalizzata all'innovazione di prodotto e di processo, agli investimenti fissi concentrati sul core-business.

Nel 1998, gli investimenti complessivamente attivati sono stati di 2.547,34 milioni; nel 1999, sono saliti a 2.907,40 milioni per poi scendere, nel 2000, a 1.672,27 milioni. Nel 2001, il boom a quota 3.646,82 milioni. Alla fine, in quattro anni, il sistema imprenditoriale piemontese, sollecitato dagli incentivi, ha programmato investimenti pari a 10.773,83 milioni. Quindi, poco meno di 11 miliardi. Di gran lunga inferiori le somme che risultano effettivamente arrivate nelle casse delle imprese: 240,47 milioni nel 1998; 156,08 nel 1999; 210,1 nel 2000 e 239,38 nel 2001. Questa discrepanza si è verifìcata per motivi fisiologici: alcune imprese possono avere compiuto investimenti inferiori rispetto al preventivato, altre possono essere fallite. Oppure, ed è il caso che più incide, hanno dilazionato gli investimenti su più anni: l'investimento è formalmente attivato un certo anno, ma l'impegno industriale ha un orizzonte temporale maggiore e, quindi, l'erogazione del finanziamento viene "spalmata" su questo lasso di tempo.

Le imprese piemontesi hanno, comunque, dimostrato una buona capacità di "interfacciarsi" con i vari livelli del governo locale, nazionale e comunitario che, di volta in volta, hanno predisposto le agevolazioni: alla fine, è stato accolto il 93% delle 77.582 domande formulate, nei quattro anni, dagli industriali della regione. Di queste, 25.212 hanno riguardato agevolazioni in conto capitale, ossia erogazioni di liquidità a fondo perduto; 50.276 i finanziamenti agevolati; 1.107 le coperture di garanzie; 847 gli interventi multistrumento, che in larga parte combinano le agevolazioni in conte capitale e i finanziamenti a tassi agevolati; solo 140, invece, gli interventi con capitale di rischio.

Di grande interesse il trend delle diverse quote calcolate sul valore complessivo delle agevolazioni approvate. In forte declino le agevolazioni in conto capitale, che peraltro includono i crediti di imposta e i bonus fiscali: se nel 1998 si attestavano al 48,8%, nel 1999 hanno subito una prima flessione al 46,3%, che ha assunto le dimensioni di un vero e proprio crollo nel 2000 (15,7%), anche se, nel 2001, sono risalite al 33,8 per cento. Nel caso dei finanziamenti agevolati, si è passati dal 36,5% del 1998 al 45,5% del 1999, al 51,1% del 2000, fino al 39,2% di due anni fa. Le agevolazioni sulle garanzie, inesistenti fino al 1999, si sono subito ritagliate una quota del 20,5% nel 2000, confermata dal 18,8% del 2001. Stentano a imporsi le agevolazioni multi-strumento (scese dal 13,2% del 1998 al 5,7% del 2001), mentre detengono quote assai modeste gli strumenti più innovativi finalizzati al capitale di rischio (1'1,5% del 1998 è lievitato fino a un massimo del 2,5%, raggiunto nel 2001).

Tutte queste agevolazioni sono riconducibili a ben 142 fonti giuridico-legislative. Anche se la maggioranza delle agevolazioni richieste dagli imprenditori è ricollegabile a una decina di norme nazionali e a tré misure regionali, appaiono passaggi obbligati la razionalizzazione e la semplificazione. «È lampante - commenta Pichetto - l'esigenza di una sistematizzazione che, in Piemonte, avrà il suo primo compimento nel Testo unico per l'industria, già in avanzata fase di redazione».

Paolo Bricco

 
 
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