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Torino - 20 maggio 2003
 
 
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01.04.2003 - Il progetto «Dedalo» va in provincia
Aprono gastronomie etniche, saloni per acconciature, imprese edilizie, phone center dove telefonare in Nigeria o in Marocco costa la metà che da una normale cabina. Sono i nuovi imprenditori extracomunitari, marocchini, rumeni, peruviani che hanno puntato a mettersi in proprio. Insomma, dal «vu´ cumprà» al sogno di aprire una piccola impresa il salto è grande. Per trasformare le aspirazioni in un´attività redditizia sbarca a Chieri il Progetto Dedalo, con un corso rivolto ai cittadini non comunitari che vogliono avviare una ditta propria. Il progetto, nato nel 2000 su iniziativa della Cna, la Confederazione Nazionale delle Piccole e Medie imprese, ha avuto grande successo a Torino. Adesso ci riprovano con la provincia. L´assessore all´Istruzione del Comune di Chieri, Liliana Viora, ha messo a disposizione la sala del Centro Giovanile Caselli, dove da martedì 8 aprile si susseguiranno quattro incontri, ore 20,30, poi toccherà a Moncalieri. Ci saranno gli esperti di imprese e fiscalisti della Cna a spiegare la burocrazia italiana e la fattibilità dei progetti, ma soprattutto quattro «mediatrici culturali» per avvicinare chi vuole frequentare il corso a procedure, sportelli, leggi e regolamenti in cui spesso è difficile districarsi anche per un italiano.

Ma che cosa gli immigrati che si rivolgono alla Cna? «Di tutto, che cosa devono fare con i permessi, le licenze, dove possono trovare prestiti e fondi - spiega Natalia Zinencova -. Qualche volta cercano aiuto e basta o hanno problemi con la lingua». Natalia è russa, faceva la ballerina, ma con una laurea di informatica in tasca. Poi è arrivata in Italia, si è sposata e ha deciso di provare a tirar fuori qualcosa dai suoi studi. «Ho frequentato il corso della Cna insieme ad altre colleghe che lavorano con me: Serida Abenchikar, che viene dal Marocco, Grace Bassey Makamba, nigeriana, e Laura Prada, peruviana». Conoscono perfettamente l´italiano, sono tutte laureate, tra i 30 e i 40 anni, ciascuna si occupa di un´area di emigrazione: Est europeo, Sudamerica, Magreb, Nigeria, Costa d´Avorio. Sono tutte donne, ma Natalia giura che non è un problema: solo una volta un marocchino ha polemizzato perché voleva parlare con un uomo e non con delle donne. E se si chiede a Natalia qualche storia a lieto fine ne ha tante da raccontare: il ristoratore peruviano che è riuscito ad aprire una gastronomia in via Saluzzo, il carpentiere rumeno che adesso ha una sua impresa che ha 300 mila euro di fatturato all´anno. Marocchini e peruviani si specializzano negli alimentari, i rumeni nell´edilizia, i nigeriani nei phone center e negozi etnici. I cinesi, invece, mancano all´appello perché sono una comunità chiusa e impenetrabile. «A Torino in un biennio abbiamo fatto 395 incontri e sono nate un´ottantina di imprese. Questo la dice lunga sulla richiesta del servizio», spiega Antonio Ciavarra, responsabile del Progetto Dedalo, che si avvale anche della collaborazione di Comuni, associazioni di categoria o di volontariato come Alma Mater.

A.Per.

 
 
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