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Torino - 20 maggio 2003
 
 
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01.04.2003 - La guerra in Iraq tarpa le ali a Caselle
«Ci auguriamo che il conflitto duri poco, altrimenti sarà un altro anno nero per il trasporto aereo. Dovremo cercare di contenere le perdite riducendo le spese meno necessarie». Fabio Battaggia, amministratore delegato della Sagat, la società che gestisce l’aeroporto di Caselle, è preoccupato. Già così il conflitto rischia di pesare fino ad ottobre, se si protrae per qualche mese, addio 2003, sarà un altro annus horribilis, e dire che i primi mesi, gennaio e febbraio, erano stati incoraggianti.

«Crisi internazionali come questa si portano dietro come un alone, un velo, che condiziona le scelte di trasporto per i sei mesi successivi. A frenare la clientela basta pochissimo, per recuperala occorrono mesi». L’aeroporto di Caselle, in realtà, è meno esposto di altri ai venti di guerra e ai pericoli d’attentati terroristici. A Fiumicino è pronto un piano d’emergenza per il contenimento dei costi; Giorgio Fossa, presidente della milanese Sea, dice che negli aeroporti meneghini si avrà, come conseguenza della crisi, un calo dei voli intercontinentali compreso tra il 30 e il 40%, un decremento del 20% sui voli intraeuropei e del 15% sui voli nazionali e parla eplicitamente di rischi occupazionali.

Eppure i dieci giorni di battaglia nel deserto iracheno si sentono, eccome, anche qui: il traffico è diminuito dell’undici per cento rispetto allo stesso periodo del 2002. E l’Alitalia ha deciso di sospendere due collegamenti, almeno per una quindicina di giorni a partire da oggi. Si tratta di due voli Torino-Roma (l’AZ1414 delle 7,30 e l’AZ 1424 delle 16,20) e di due Roma-Torino (l’AZ1419 delle 14,30 e l’AZ1425 delle 18,35).

«Il traffico con la capitale - precisa Battaggia - non è in calo. Anzi, riferendoci all’ultima decade di marzo abbiamo registrato un incremento del 3,8 per cento. Si tratta però di un exploit realizzato per merito di Air One, mentre l’Alitalia è in calo. In questo momento particolarmente difficile, di calo dei passeggeri, la compagnia di bandiera sta cercando di risparmiare sui costi». I voli sospesi sarebbero infatti quelli meno frequentati.

Complessivamente le tratte nazionali hanno tenuto, con un bilancio positivo del 5 per cento sul 2002 (le rilevazioni sono state fatte considerando gli stessi giorni lavorativi): Palermo registra una crescita del 29%, Pescara del 15,2%, ed è positivo anche il saldo di Catania.

In difficoltà è invece il traffico internazionale. I charter inglesi della neve degli ultimi due weekend (22-23 marzo e 29-30) sono arrivati a Torino con un terzo dei posti liberi. Gli sciatori di Manchester e di Londra, ma anche quelli di Tel Aviv (un charter arriva anche da lì), hanno preferito soprassedere grazie anche al rimborso integrale del biglietto previsto per gli eventi bellici. Per quanto riguarda invece i collegamenti di linea il traffico internazionale ha subito un arretramento del 25 per cento. Patiscono i collegamenti con gli hub internazionali, perché sono soprattutto i voli intercontinentali a subire il peso della tensione internazionale. Destinazioni come Parigi - che viene utilizzata principalmente per Usa e Canada, ma anche per il Medio oriente - Amsterdam e Londra stanno subendo un calo del traffico di circa il 30 per cento. Meno esposta invece Madrid, malgrado sia un hub particolarmente importante per il Sud America.

«Non voglio drammatizzare oltre misura - dice Battaggia - ma sono tre anni, che in un modo o nell’altro il mercato non è in crescita. Finora abbiamo dimostrato capacità di saper gestire con flessibilità i nostri costi, riducendo le spese discrezionali, e comunque ampliando i contenuti di sicurezza dello scalo, a cominciare dai controlli radiogeni su tutti i bagagli. In questo quadro i nostri occupati sono anche leggermente aumentati. Ma non si potrà andare avanti all’infinito: e se saremo costretti a ridurre il personale, ne risentiranno anche i fatturati: è inevitabile».

Eugenio Giudice

 
 
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