contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 28 luglio 2003
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Imprenditorialità e occupazione | Rassegna stampa
 
 
 
 
02.04.2003 - Il primo impiego un miraggio per 30mila giovani
In un anno ben 6 punti percentuali in più. Che, tradotto in numeri, vuol dire ottomila disoccupati in più. Nel Piemonte della crisi industriale paga un prezzo alto anche l´occupazione giovanile. Secondo gli ultimi dati dell´Osservatorio regionale mercato del lavoro nella fascia tra i 15 e 24 anni si registra il peggior trend: a gennaio i senza impiego sfioravano quota 30 mila contro i 22 di dodici mesi prima. L´incremento dell´occupazione, più 43 mila persone, sembra quindi aver toccato solo di striscio e soprattutto nella fascia superiore d´età, dai 25 ai 29 anni, i giovani, interessando più che altro la manodopera adulta e specializzata. Fra i baby-disoccupati 15 mila sono quelli in cerca del primo impiego, tredicimila quelli che hanno perso un lavoro. Ma l´assessore regionale all´industria Gilberto Pichetto non è troppo preoccupato. Ecco il suo punto di vista: «La crescita del tasso di disoccupazione giovanile è uno dei primi risvolti in caso di crisi. Le aziende frenano le assunzioni, colpendo soprattutto i giovani e le donne. Non mi sembrano dati preoccupanti, in un quadro generale positivo, e credo che, superato il momento difficile, alla prima piccola ripresa questi numeri verranno riassorbiti velocemente».

IL CONSULENTE: "Le aziende puntano sulle figure esperte"
«In Piemonte rispetto al resto dell´Italia c´è stata una forte riduzione delle assunzioni. Le imprese hanno cercato soprattutto figure con esperienza, chiudendo le porte ai giovani». Walter Bonelli, responsabile Praxi per la ricerca e la selezione del personale della sede di Torino, non ha dubbi. La crisi che investe la regione ha provocato quasi un «blocco» del mercato, una dinamica che si manterrà costante per tutto l´anno in corso. «Le aziende, soprattutto in questo periodo, fanno fatica ad investire sui giovani perché hanno bisogno di persone che entrino subito in produzione, mentre il ventenne deve essere "allevato"» , trasformandosi così nei primi mesi solo in un costo non sopportabile in una fase negativa dell´economia. «Sembra un paradosso, ma sono più avvantaggiati gli espulsi da altre realtà che possono giocarsi la carta dell´esperienza e trovare un nuovo impiego. In molti casi, però, precario. Solo la ripresa, che dovrebbe arrivare già nel 2004, può sbloccare la situazione per i giovani».

IL SINDACALISTA: "Il peggio? Verrà nei prossimi mesi"
«E´ un fenomeno in linea con le nostre previsioni. Il calo della produzione industriale provoca due effetti: chi è in cerca del primo impiego non riesce ad inserirsi e i neo assunti, soprattutto quelli con contratti atipici, vengono espulsi». Per Bruno Roberti, esperto della Cgil per il mercato del lavoro, la consistente crescita della disoccupazione tra i 15 e i 24 anni non è una novità. Anzi, nei prossimi mesi ci sarà un ulteriore incremento. «Tra il 2000 e il 2001 c´è stato un leggero aumento della produzione, che ha favorito nuove assunzioni. I giovani ne hanno approfittato, ingrossando così le file del precariato. Ora le imprese non assumono più e, per evitare di ricorrere, almeno in questa fase, a licenziamenti di massa, utilizzano la "valvola di sfogo" dei precari». Basta guardare quello che è successo, ad esempio, alla Tnt-Mirafiori. Oltre gli operai mandati in cassa a zero ore, l´azienda non ha rinnovato circa 300 contratti interinali, lasciando a casa anche un numero consistente di giovani.

IL PRESIDE: "Ma spesso i ragazzi non si accontentano"
«Non è un problema solo di mercato, ma di mentalità dei giovani che, in molti casi, non sanno accontentarsi del primo impiego per poi guardarsi attorno». Paolo Zuccarato, preside dell´Edoardo Agnelli, storico istituto torinese gestito dai Saliesiani, che ha formato migliaia di operai specializzati, esprime qualche perplessità sull´equazione crisi uguale aumento disoccupazione giovanile. «Non credo sia l´unica ragione. Nella nostra scuola, ad esempio, in molti casi i diplomati, 55 lo scorso anno, ricevono offerte già prima di conseguire il titolo, soprattutto dal settore dell´industria, e chi decide di non proseguire all´università, entro pochi mesi trova un lavoro. Ci sono ragazzi che hanno totalizzato una ventina di richieste». Nocciolo del problema è la formazione: «Chi non ha un diploma, una qualifica ha poche possibilità. L´importante è però entrare, accettare anche se non corrisponde subito alle proprie aspirazioni, magari come orario o salario. Dopo si fa sempre in tempo a cambiare».

Diego Longhin

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.