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Torino - 20 maggio 2003
 
 
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02.04.2003 - Un'abitudine che insegna a crescere
NEL 2001, i rifiuti urbani prodotti in Italia corrispondevano a circa 500 Kg per abitante/anno: questo vuol dire che ogni giorno, ciascuno di noi produceva 1 Kg e 1/2 di immondizia. Una straripante valanga di spazzatura da bruciare, sotterrare, eliminare; le polemiche furibonde che si scatenano oggi intorno all'inceneritore e alla sua collocazione sono la conseguenza diretta di quella montagna di rifiuti che tutti noi contribuiamo a rendere sempre più gigantesca e imponente. Una risposta efficace al problema è certo la «raccolta differenziata»; scomponendo opportunamente la massa dei rifiuti è possibile infatti avviare un doppio circuito virtuoso nella direzione del loro riciclo e del loro recupero energetico. Ma non è solo questo. La raccolta differenziata presuppone il coinvolgimento attivo dei cittadini nella trattazione della spazzatura che essi stessi producono. In pratica, differenziando i suoi rifiuti, il cittadino/compratore si impegna a completare il suo atto di acquisto, consentendo di recuperare quello che è rimasto dopo il consumo. E' una piccola, significativa rivoluzione. Oggi non è più possibile comprare, consumare e, alla fine, disinteressarsi delle scorie, tanto comunque ci pensa il Comune. Il servizio pubblico nelle grandi città sarà sempre di più un affare di tutti, si tratti dell'immondizia o dei trasporti. Per questo è necessario anche un continuo «ascolto» da parte delle istituzioni; per restare nella raccolta differenziata dei rifiuti, lo spazzino viene sollecitato a un inedito rapporto diretto con gli utenti che gli consente di monitorare i comportamenti del territorio attraverso maglie strettissime (gli inquilini di uno stesso palazzo, ad esempio); ne deriva una sua nuova professionalità, ma anche un assetto diverso del rapporto tra i cittadini e l'Amministrazione comunale che può giovarsi di una conoscenza aggiornata dei bisogni della città.

Giovanni De Luna

 
 
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