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03.04.2003 - Crisi, calano i consumi ma non l´ottimismo
La crisi Fiat? Uno stimolo a puntare su nuove attività produttive più che l´inizio di una decadenza del nostro territorio. E´ l´opinione della maggioranza dei torinesi e dei piemontesi secondo il primo rapporto dell´Osservatorio del Nord-Ovest, organismo di ricerca costituitosi al dipartimento di Scienze sociali dell´Università con il concorso dei dipartimenti di Studi politici e di Psicologia e sostenuto da Camera di Commercio, Compagnia di SanPaolo e Torino Internazionale: l´Osservatorio ha affidato all´Abacus una rilevazione sulla percezione della crisi Fiat, realizzata su un campione di 4 mila 500 persone, e i risultati elaborati dagli universitari contengono alcuni dati inattesi. Prevale un quadro di ottimismo per il futuro, inaspettatamente più forte quanto più ci si avvicina a Torino, l´epicentro della crisi; e per quanto l´identificazione del capoluogo con la fabbrica sia ancora molto stretta, è nel resto del Piemonte più che sotto la Mole che si fatica a immaginare per la città anche un futuro svincolato dall´azienda automobilistica. La ricerca è stata presentata ieri dal direttore del dipartimento di Scienze sociali, Giuseppe Bonazzi, da quello dell´Osservatorio Luca Ricolfi e dal ricercatore Michele Roccato. «I due terzi degli intervistati - s´è detto - identificano Torino con la Fiat.

La percezione di Fiat-centrismo è più diffusa tra gli anziani, le fasce sociali più deboli e gli elettori dell´Ulivo, e cresce tanto più quanto più ci si allontana dal capoluogo». Pur continuando a considerare la fabbrica un simbolo fondamentale della città, il 58% dei torinesi e il 54,9 dei piemontesi è ottimista sia per il benessere futuro che per le prospettive del settore industriale dell´area subalpina; vedono più in rosa le fasce sociali più colte e benestanti, e dietro al maggior ottimismo sotto la Mole che nel resto della regione ci sono «la maggiore conoscenza della diversificazione economica in atto, e il fatto che chi vive nel capoluogo è mediamente più colto, più informato e più aperto del resto del Piemonte». Di chi la colpa della crisi? Richiesti di attribuire un voto a manager, enti locali, sindacato, famiglia Agnelli, mass media e governo, gli intervistati bocciano tutti quanti. Ottengono una valutazione meno negativa gli enti locali, mentre la peggiore va ai manager dell´azienda. La famiglia Agnelli è giudicata in modo più positivo mano a mano che dal resto d´Italia ci si avvicina a Torino (il dato può però essere stato emotivamente influenzato dal fatto che la ricerca è stata eseguita poco dopo la morte dell´Avvocato). Generale (85-88%) la solidarietà con i lavoratori scesi in piazza; in massa (75% dei torinesi, 70% degli italiani) si chiedono per i cassintegrati riqualificazione ed avviamento ad altri impieghi.

Al secondo posto tra gli strumenti per riportarne i redditi a quand´erano in fabbrica, consentire una seconda attività (10-11%); solo il 6,8% dei torinesi chiede una soluzione assistenzialista («lo Stato integri lo stipendio»). Per quanto ottimisti per il futuro, comunque, per ora i torinesi tirano la cinghia. La crisi Fiat ha esercitato notevole influenza sulla propensione ai consumi. Nel 2002, piemontesi e torinesi li hanno ridotti più che nel resto d´Italia per tutti i prodotti, tranne quelli tecnologici (computer, hi-fi, telefonia). In particolare, in città è diminuito più che altrove il consumo di sport, in Piemonte di cultura.

Giovanna Favaro

 
 
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