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Torino - 28 maggio 2003
 
 
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03.04.2003 - I volti nuovi dell’arte si confrontano
Sabato, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, sfileranno a rapporto gli stati generali della cultura torinese. «Ma niente di rigido o ufficiale, sarà una chiacchierata tra amici», spiega Paolo Verri, l’organizzatore dell’incontro e direttore di Torino internazionale. Dalle 10 e 30 fino al tramonto le arti liberali della Mole si riuniranno a turno per un happening che ha davvero il sapore della scampagnata di cultura, in maniche di camicia, lontano da ampollose celebrazioni. Tanto da rispettare anche il rito del derby: infatti, è prevista l’interruzione dei lavori per incollare gli occhi sulle marcature strette di Juve-Toro. Il tutto rigorosamente su megaschermo.

«A quindici anni dalla nascita del Salone del libro - racconta Verri - abbiamo pensato di ritrovarci tra amici per fermare un attimo la storia, che rischia di perdersi nei ritmi convulsi del presente». E aggiunge: «Forse, lo spartiacque del 1988 è un po’ pretestuoso, come tutte le date, ma è davvero una tradizione particolare che si va affermando da quegli anni a oggi. Il volto nuovo di Torino città di cultura riflette i fermenti degli anni ’80 e ‘90 ».

Si parte con la letteratura, alle 11. 30, quando interverranno i dioscuri del Salone del libro, Guido Accornero, il fondatore e Ernesto Ferrero, l’attuale direttore editoriale; e poi Giuliano Soria, presidente del Premio Grinzane Cavour; il giornalista scrittore Bruno Gambarotta e Madaski, intruso musicale, ma post-modernista e quindi letterario, come si dice in giro. Presente, fra gli altri lo scrittore Giuseppe Culicchia, che leggerà brani tratti dal suo best seller «Tutti giù per terra». «Torino si presta alla solitudine - sostiene Culicchia - anche se per molti è un difetto, per me è un aspetto necessario per scrivere. Non potrei essere lo stesso scrittore in un’altra città».
br> Dopo uno spuntino preparato con cura dallo Chef Kumalé, intorno alle 14, passerà la parola all’arte e ad alcuni dei suoi protagonisti. Fra tutti il critico d’arte Luca Beatrice che consegna al cronista un memorabile commento al vetriolo: «A Torino ci sono tanti musei, ma pochi artisti». Eppure Beatrice non viaggia sui binari del disfattismo e preferisce guardare secondo i canoni dell’arte senza barriere, poco importa se a Torino o chissà dove. Ben vengano i musei, ma l’arte la fanno gli artisti. Tuttavia guarda torvo la città delle luci d’artista, «infiocchettata a dovere» dagli assessori.

«Torino città del cinema», è un altro allegro tormentone che ci accompagna a ogni Festival, ben cinque in calendario. Alle 15 e 30, per valutarne il percorso produttivo e artistico ci saranno Stefano Della Casa, ex direttore del Film Festival, Marco Boglione, che con la sua Film Commission porta a girare in città le troupe di ogni dove, e il regista Davide Ferrario, torinese d’adozione, che presenterà alcuni estratti dal suo ultimo film. E alle 16 e 45, il volto della Torino che fa teatro sarà raccontato da 13 testimoni del mondo del palcoscenico con altrettante storie, per ricomporre il puzzle del passato. Gianluca Favetto, giornalista di Repubblica che coordinerà l’incontro, allontana ogni tentativo di auto-celebrazione: «La tavola rotonda di sabato sarà un’occasione per comunicare tra professionisti di mondi diversi che spesso si incrociano, ma non si incontrano. Attraverso delle emozioni-racconto vogliamo porre delle domande al pubblico e ai presenti, interrogativi che stimolino ad interagire».

Intorno alle 20 e 30, dopo il derby, scenderanno sul campo i maghi del piatto e del mixer, Vespa e General Elektric su tutti, novelli eroi del clubbing cittadino. A chiudere la rassegna i ritmi della musica. Tra le incursioni musicali di Mao, coordinate da Alberto Campo e Nicola Campogrande, prenderanno la parola, tra i quali spicca la presenza del direttore Musica ’90 Gianpiero Gallina.. Interverrà anche Giorgio Licalzi, musicista di frontiera tra jazz e musica etnica, per raccontare l’esperienza dei suoi incroci musicali. «La Torino del jazz è un’ indiscutibile fucina di talenti, ma non è ancora una città multiculturale dove la musica può crescere dal confronto».

Christian Benna

 
 
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