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07.04.2003 - L'ultima scommessa di Torino
Torino capitale italiana dell´industria? Il convegno del prossimo week-end al Lingotto alimenta questa che, storicamente, non sarebbe dopotutto un´ambizione mal riposta. Sostenuta dall´Unione Industriale e condivisa dai vertici romani di Viale dell´Astronomia, la scelta di Torino come sede dell´annuale meeting degli imprenditori ha un valore che va oltre la collocazione geoeconomica della città. Una volta si sarebbe pensato al potere della Fiat come fattore decisivo, oggi in molti ritengono che il Lingotto ha avuto il suo peso, ma assieme ad altri. In ogni caso se torniamo a parlare di questo evento a distanza di una settimana è proprio perché siamo convinti che questa coralità abbia un suo significato in un momento in cui Torino mostra di voler tornare ad essere il motore del Nord Ovest e un´area importante del Paese.

Questa coralità si legge curiosamente sul «lenzuolo» degli sponsor che, non sollecitati come sovente capita in questi casi, si sono candidati per sostenere i costi non indifferenti del convegno. Può sembrarlo ma non è un aspetto secondario. C´è una ritrovata voglia di protagonismo che sottintende un bisogno di lasciarsi alle spalle un periodo di bassa marea, quasi una rinuncia a misurarsi col nuovo nell´errato convincimento di poter continuare a vivere di rendita. In questo senso è l´ultima scommessa di Torino che chiude col passato e punta su un cambiamento che la crisi dell´industria automobilistica induce ad accelerare. Il convegno della Confindustria è un´occasione per misurare la volontà di procedere verso la svolta.

Accadde non molto tempo fa, esattamente nella seconda metà degli anni Novanta. Si tentò allora di accreditare lo scenario di una nuova mappa nella quale il capitalismo italiano risultava fortemente rivoluzionato. Per ragioni politiche la destra padana volle vederci la fine di quelli che definiva i «poteri forti».

Altri che corteggiavano quella destra, facendo attenzione a non confondersi con essa, dissertarono sul tramonto del «capitalismo familiare». La conclusione della trentennale presidenza Fiat dell´Avvocato incoraggiò il diffondersi di queste ipotesi, alcune delle quali piuttosto stravaganti. Alla fine comincio ad apparire come vero quello che era soltanto verosimile e comunque da dimostrare nei tempi medio-lunghi, ovvero la supremazia del Nord Est sul Nord Ovest.

E´ ancora presto per dire come finirà la crisi Fiat ma la presidenza di Umberto Agnelli sta mostrando di voler fare sul serio. Il fatto che analisti, giornali, esperti, che appena qualche mese fa erano ferocemente critici verso il Lingotto, abbiano in questi giorni cambiato registro segnalando una capacità di reazione alla crisi, indica forse un´inversione di tendenza interessante. E neppure isolata. Quando il neopresidente della Fiat, pur non facendone parte, viene invitato al direttivo del patto di Mediobanca nel quale si decide il futuro amministratore delegato vuol dire pur qualcosa. E se il nuovo ad del santuario di Piazzetta Cuccia è Gabriele Galateri il quadro si completa e induce a ripensare il ruolo di Torino.


C´è chi guarda a questo evento come a una sorta di rampa di lancio di una candidatura torinese o piemontese al vertice della Confindustria. Forse c´è un po´ di dietrologia in questa lettura, ma soltanto un poco. L´ultimo leader della Confindustria espresso dal Nord Ovest è stato Sergio Pininfarina. Una scelta in quest´area del successore di Antonio D´Amato non sarebbe ingiustificabile. Ha detto appena qualche giorno fa il sindaco, Sergio Chiamparino: «Avverto oggi una debolezza di rappresentatività della città, sia a livello politico che economico, la quale impedisce a Torino di svolgere un ruolo di bilanciamento e equilibrio con Milano e Roma». Parlava del caso Rai, ma il discorso si può facilmente estendere.

Salvatore Tropea

 
 
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