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07.04.2003 - Il Piemonte percorre strada alternative
A volte e conveniente essere in serie B. Per lo meno nel settore turistico. E Torino, sotto questo aspetto, potrebbe essere particolarmente favorita anche in questa fase di grave difficoltà, conseguenza della guerra e dei problemi economici di alcuni Paesi, a partire dalla Germania. E, come Torino, anche buona parte del Piemonte. «Tutto, però, dipenderà dall'andamento del conflitto in Irak e dalle eventuali ritorsioni successive: vendette e attentati terroristici penalizzerebbero proprio questo settore» afferma Ettore Racchelli, assessore regionale al Turismo.

Ma se la situazione bellica non dovesse peggiorare, Torino e il Piemonte potrebbero beneficiare della posizione sostanzialmente non di primo piano. «L'Italia - spiega Josep Ejarque, direttore di Turismo Torino - ha promosso soprattutto le grandi città d'arte: Roma, Firenze, Venezia, anche Napoli. Ma sembra arrivato il momento delle città di seconda fascia, con un turismo urbano che punterà su realtà come quella torinese». E non devono preoccupare le poche prenotazioni, poiché crescerà il turismo "fai da te", legato anche alle compagnie aeree a prezzi superscontati.

Sotto questo aspetto, però, la capitale subalpina non è per nulla all'avanguardia e Turismo Torino sta cercando di convincere alcune compagnie (soprattutto tedesche) a inserire nei collegamenti anche lo scalo di Caselle. L'intera regione, tuttavia, potrebbe essere favorita dalla paura di volare che spingerà i turisti a scegliere spostamenti su gomma e a non più di 24 ore di percorrenza. La vicinanza con la Francia, con la Svizzera, ma anche con Austria e Germania potrebbe dunque rappresentare un notevole vantaggio competitivo. Racchelli ricorda che il Piemonte ha puntato proprio su una promozione mirata all'Italia e all'Europa. I primi frutti positivi si sono già registrati nella stagione invernale, con una crescita complessiva superiore al 10 per cento. Ma anche il periodo prepasquale è caratterizzato da andamenti positivi. Non ovunque, però. I Laghi del Piemonte settentrionale stanno attirando turisti, piemontesi ma anche italiani e stranieri, in Langa, invece, tutto è fermo - afferma Francarlo Negro, titolare della Cantina del Rondò di Neive - «mentre gli anni scorsii.già all'inizio di marzo, si vedevano folti gruppi di turisti stranieri». Mancano soprattutto i tedeschi, forse spaventati dai prezzi eccessivi che caratterizzano troppi esercizi di Langa.

«Infatti - assicura Dino Bosio, presidente della società per lo sviluppo territoriale di Langa Monferrato e Roero - i tedeschi non hanno disertato le terme di Acqui, rinnovate e con prezzi più contenuti». E con i tedeschi arrivano gli svizzeri e i francesi del Midi, del tutto indifferenti alle polemiche tra governi di Roma e Parigi. Anche l'agriturismo, secondo la Coldiretti, sta beneficiando della paura generalizzata. Prezzi contenuti, località a pochi chilometri da casa, la possibilità di immergersi nella natura.

Altro settore Che sembra aver evitato la crisi è quello del turismo congressuale. A Torino, infatti, sono aumentati i convegni con più di 50 partecipanti (-5% a livello italiano) e sono cresciuti anche i partecipanti (-5% in r Italia). Il giro d'affari dovrebbe essere rimasto sostanzialmente stabile, superiore ai 113milioni di euro mentre la media nazionale registra una flessione del 19%. Agostino Chiglia, parlamentare torinese, critica il lavoro svolto dalla Torino Convention Bureau. «Ci si dimentica di sottolineare - afferma Ghiglia - che i partecipanti ai congressi arrivano, in buona parte, dalla stessa Torino o, al più, dall'Italia del Nord. Non a caso le giornate di presenza congressuale sono state poco meno di 900mila, ma i pernottamenti solo 200mila. Difficile, con questi dati, parlare di turismo congressuale. Congressi sì, evidentemente, ma che non generano grandi flussi turistici. Non a caso l'aumento dei congressi ha riguardato quelli a carattere strettamente locale mentre per quelli intemazionali si è registrata una sostanziale tenuta, ma solo perché i livelli di partenza erano così bassi da rendere difficile un calo sensibile. D'altronde il Comune di Torino si esalta anche per l'afflusso dei visitatori nei musei, fingendo di non accorgersi che sono sempre i torinesi ad affollare le sale».

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