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Torino - 22 maggio 2003
 
 
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07.04.2003 - Bellotti: "In Europa con le infrastrutture"
Francesco Bellotti, imprenditore cuneese, classe 1953, è vice-presidente di Confindustria e presidente di Piccola Industria. La scelta di Torino per la vostra assise nazionale non è casuale, anzi probabilmente ha più significati. Quali?
Veramente l'obiettivo di Piccola Industria è uno solo e molto chiaro: testimoniare la vicinanza a un territorio impegnato nella soluzione di una difficile crisi economica legata all'automotive. In Piemonte esitono vitalità, competenza, tecnologie e uomini in grado di guidare al meglio il riscatto. E nella regione, come nel resto d'Italia, tutto questo accade grazie a un articolato e dinamico tessuto di Pmi che è l'asse portante dell'economia. Ecco: da Torino intendiamo affermare che non vi è un declino imprenditoriale del Paese. E che insieme, bisogna saer reagire.

II Nord-Ovest è capace di essere "sistema"?
Fare sistema vuol dire impegnarsi in un costante miglioramento del territorio: con centri di ricerca, conoscenza delle tecnologie, capacità di innovare. Nel Nord-Ovest è un atteggiamento forte e radicato. Ma bisogna essere integrati nell'Europa. Per questo seguiamo con attenzione l'allargamento Ue sia politico sia economico, perché si massimizzino le opportunità e si riducano i rischi per le imprese.

II nodo delle infrastrutture resta tuttavia il più urgente da sciogliere.
La questione del Corridoio 5 è determinante: deve passare a sud delle Alpi, con tutto quel che ne consegue per l'alta velocità sull'asse Torino-Lione. Senza collegamenti intemazionali non si costruisce un'Europa competitiva, forte e coesa.

Vi sono altri freni allo sviluppo?
Va accelerato il processo di liberalizzazione, in particolare delle utility, perché non vi siano differenze penalizzanti tra gli Stati. Penso alla vicina Francia e alla sua situazione di monopolio in campo energetico, che, se modificata, potrebbe offrire delle chance all'area piemontese.

Come valuta il il cammino delle riforme sul fronte locale?
Il federalismo non deve trasformarsi in un sovraccarico di burocrazia o, pegio ancora, di contenzioso tra i poteri dello Stato. Se sapremo evitare questo rischio, esaltando al meglio il territorio e confrontandoci a livello centrale ed europeo, si creeranno le condizioni per favorire le imprese. Beninteso, debbono rimanere le linee di indirizzo. Un po' sul modello della legge Biagi, con cui si sono già compiuti passi in avanti.

Lei è ottimista sulle chance del Piemonte?
II rilancio non sarà facile, perché la situazione internazionale non è favorevole. Ma le carte non mancano, soprattutto se manterremo livelli d'eccellenza in tutti i settori. Occorrerà far crescere la cultura d'impresa: sostenendo le Pmi, non si fa un favore agli imprenditori, ma alla crescita complessiva della nostra economia e dunque del benessere di tutti. Va anche migliorata la qualità della Pubblica amministrazione in efficienza e in efficacia. Se tutto questo si accompagnerà a un migliore rapporto con il sistema finanziario, in modo che le imprese trovino slancio per intemazionalizzarsi, certamente ne verremo fuori a testa alta.

Francesco Antonioli

 
 
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