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08.04.2003 - L’ingegnere del cinema studierà al Politecnico
LA laurea ideale per essere in grado di tuffarsi con competenza nel mondo del cinema, della pubblicità o della televisione? Ingegneria. Da settembre, un nuovo corso di laurea del Politecnico unico in Italia, se non in Europa, partirà proprio con il nome di «Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione», e avrà tra i docenti anche alcuni registi divenuti icone del cinema italiano, a sottolineare l’intreccio, nel nuovo profilo formativo, fra il solido e rigoroso background ingegneristico e la creatività della settima arte: a rotazione, saliranno in cattedra Lina Wertmüller, Bernardo Bertolucci, Carlo Lizzani, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Ettore Scola e Franco Zeffirelli. Presentata ieri, la nuova laurea - che nasce in collaborazione con il Museo del cinema - è stata tenuta a battesimo dal rettore Gianni Del Tin, dal prorettore Marco Mezzalama e da Carlo Naldi, il preside della facoltà d’Ingegneria dell’informazione del «Poli» che vara il nuovo profilo: «L’impatto della tecnologia digitale - ha detto Del Tin - ha rivoluzionato il mondo dei media, della pubblicità, del cinema, in cui la padronanza delle Ict, le Information and communication technologies, è ormai indispensabile. Ci proponiamo di formare figure d’alto profilo, in stretta sinergia con laboratori d’avanguardia. Sarà un percorso d’eccellenza a numero chiuso, cui collaborano, oltre al Museo del cinema, l’Istituto Boella, il Multimedia Park, gli enti locali, l’Istituto Luce e le fondazioni bancarie».

Il corso sarà a numero chiuso (60 posti) e sarà strutturato secondo il 3+2 (laurea triennale, più la possibilità della specialistica di altri due anni). Potrebbe trovar sede al Lingotto, e nascerà in partnership con Euphon e Telecom Italia Lab, mentre è in via di definizione un accordo con la Rai. Se Mario Ricciardi, presidente del Museo, ha parlato dell’intreccio tra competenze politecniche e della comunicazione, Mezzalama ha sottolineato che «A Torino sono nate il cinema e la televisione, ma anche la tecnologia dei media. Qui, con la Sip, s’è sviluppato il telefono; qui è stato inventato l’Mp3 e qui ha emesso i primi vagiti l’Umts. La tecnologia dei media appartiene profondamente al dna di questo territorio, che ha recentemente varato il progetto "Torino wireless" e sa da sempre come il presente sia già vecchio, ed occorra nella formazione continuamente fare salti in avanti». Mercedes Bresso, presidente della Provincia, ha dedicato il suo intervento alla società dell’informazione di cui il nuovo ingegnere sarà protagonista, e Carlo Naldi ha sottolineato i contenuti di studio: «Un mix tra il rigore tecnologico dell’ingegneria, un’intensa formazione informatica, la conoscenza dei media e del cinema, e lo studio dei processi economici e di marketing applicati a queste realtà, fino al diritto d’autore e alle regole del copyright». Tre saranno le filiere formative: una più legata al cinema, una al multimedia (potrebbe essere docente Franco Iseppi) e una terza alla comunicazione d’impresa (salirà in cattedra Cesare Annibaldi).

In concorrenza, in qualche modo, con i corsi del Multidams proposti a Palazzo Nuovo, oltre che con alcune specializzazioni della laurea in Scienze delle Comunicazioni, il nuovo corso di studi «Guarda al cinema digitale e in 3D, ma anche alle più sofisticate grafiche pubblicitarie» ha detto ieri Naldi. Gli sbocchi professionali ideali riguardano anche la produzione cinematografica «tradizionale» (non va dimenticata la gran quantità di pellicole girate a Torino), ma puntano soprattutto «Alle nuove frontiere degli effetti speciali, ai centri di produzione Rai e Mediaset, ma anche alle piccole e medie imprese che hanno necessità di realizzare siti Internet in cui pubblicizzare e vendere la propria immagine e i propri prodotti. Non vogliamo invadere lo spazio delle Scienze delle comunicazioni, o tanto meno dell’Economia, ma piuttosto gettare un ponte tra questi saperi, colmando uno spazio tra diversi settori sino ad oggi privo di offerta formativa: in Italia c’è sempre stata una scarsa osmosi tra discipline umanistiche, tecnologiche e della comunicazione, anche se nella nuova società dell’informazione le tecnologie si sono dimostrate molto più permeanti delle suddivisioni rigide imposte negli atenei».

Giovanna Favro

 
 
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