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08.04.2003 - Trent’anni da melomani
Aligi Sassu realizzò i bozzetti, Giuseppe Di Stefano affiancò Maria Callas nella regia, Raina Kabaivanska vestì i panni dell’interprete principale. Era il 10 aprile del ‘73: di fronte a ospiti venuti da tutta Europa, riaprì le porte il Teatro Regio progettato da Carlo Mollino e Marcello Zavelani Rossi. Era la prima dei Vespri siciliani, e fu una memorabile serata, in cui il pubblico restò a bocca aperta davanti ai velluti rossi che si rincorrevano lungo linee curve, al boccascena che ricordava un televisore, e alla sfida del soffitto viola - in barba alle leggende sulla sfortuna - illuminato dai mille e 762 steli aghiformi del trionfale lampadario. A trent’anni dalla rinascita, il teatro celebra il compleanno con mostre e rassegne, e con l’istituzione fa festa anche il pubblico dei melomani, molti dei quali erano in prima fila anche la serata del ‘73. C’era, ad esempio, Vittorio Bertone, che ha dedicato alla lirica gran parte dei suoi 82 anni arrivando, per un lungo periodo, anche nel consiglio d’amministrazione del teatro. Da molti anni è uno degli abbonati «storici» più assidui, appassionati, competenti. Lamenta che «Oggi il pubblico è meno preparato di un tempo: al di fuori dei melomani veri, pochi sanno riconoscere e giudicare una voce, sanno distinguere ad esempio un tenore leggero da uno drammatico». In realtà, fra i 3 milioni di persone che si sono avvicendate in 30 anni sulle poltroncine rosse, gli intenditori restano molti: il pubblico torinese non fischia ma non applaude a casaccio, e non esita a esprimere aperto dissenso abbandonando la sala.

Gli appassionati dell’opera sono industriali, professionisti, intellettuali e volti noti se si tratta degli abbonati alle prime, ma anche gente comune nelle recite successive, e soprattutto quelle della domenica pomeriggio. Tra loro ci sono persone dalla passione fortissima. Laura Aragno, ad esempio, moglie di un industriale in pensione, da molti anni dopo ogni spettacolo «prende d’assalto» i camerini: «Con la scusa di chiedere un autografo per la mia collezione, mi regalo la fortuna d’incontrare per cinque minuti l’artista. Di qualcuno, nel tempo, sono anche diventata amica. Pavarotti fu così carino da accettare un invito a cena: gli spiegai che io e le mie amiche non desideravamo che l’onore di sederci a tavola con lui, e lui ci pregò di raggiungerlo al Principi di Piemonte, dove alloggiava». Molti sono i «torinesi illustri» che non perdono una recita. L’avvocato Vittorio Chiusano, ad esempio, nutre per l’opera «Una grande passione. Mi facilita l’armonia con il mondo. E’ uno spettacolo cui assisto con vera contentezza, se s’eccettuano i casi in cui vengono proposte opere non indispensabili, o imperfettamente eseguite». L’ultimo ricordo di un’esecuzione strepitosa? «Un Don Pasquale, ma negli anni ho visto moltissimi buoni spettacoli».

Da anni è abbonato alle prime il presidente dell’autostrada Torino-Milano, Riccardo Formica. Il manager si schiera a favore dell’innovazione, nell’eterna querelle che divide il pubblico tra amanti esclusivamente del grande repertorio e melomani che accettano anche titoli contemporanei. Per lui, «La lirica è distensione, elevazione dello spirito, un piacere importante. Ricordo una memorabile Bohème con Pavarotti, ma ho amato anche le opere contemporanee che sono state proposte». Formica, in genere, abbina alla serata al Regio un dopo-teatro all’Arcadia, dopo aver convinto anni fa il titolare a prolungare l’apertura in occasione delle prime. Anche il notaio Antonio Marocco e la moglie Mariella sono piuttosto assidui: «C’ero anche alla prima del ‘73 - ricorda la signora -: arrivai con un abito da sera prémaman. Fui meravigliata dalla bellezza della sala, anche se la "regia" della Callas mi deluse. Quanto al cartellone, apprezzo le scelte degli ultimi anni, che abbinano regie innovative al grande repertorio». Gli industriali Mirta e Vittorio Lodi rappresentano l’ala di pubblico opposta: «Mi sono spiaciute alcune regie - dice Mirta - che la Scala non proporrebbe mai, e ho smesso di abbonarmi. Ma me ne dolgo, perché sono una grande appassionata. L’opera premia la vista e l’udito, è una meravigliosa arte».

Il programma di festeggiamenti prevede domani alle 17,30 un preludio con la rassegna «Cronaca e critica, trent’anni di Regio nei documenti audio e video». Giovedì, alle 16 una tavola rotonda riunirà i protagonisti della prima del ‘73; alle 17,30 saranno scoperte due targhe commemorative e s’inaugurerà il Foyer Archivio Storico. Alle 18,30, l’attenzione si sposterà sull’Archivio di Stato, per il vernissage della mostra «Trenta stagioni» che sarà aperta fino al 27 aprile.

Giovanna Favro

 
 
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