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Torino - 28 maggio 2003
 
 
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10.04.2003 - Giardini Reali a due facce
Mister Hyde ha sette cantieri aperti, transenne, un immondezzaio di tubi abbandonati, due lampioni rotti e prati spellacchiati dove la gente bivacca, lascia cartacce e torsoli di mela. Il dottor Jeckyll, invece, è curato come ai tempi dei duchi di Savoia e tra il verde della sua erba spuntano margherite e fiori di campo, un signore raccoglie l´insalata "girasole", una gattara porta i croccantini a una colonia felina. Mister Hyde sarebbe splendido, ma la sua fontana mitologica è un acquitrino limaccioso dove galleggiano sacchetti di plastica. Il dottor Jeckyll, invece, è già splendido, ma nessuno lo sa e sulle sue panchine ci vanno solo i ragazzi a baciarsi.

Eccole, torinesi, le due facce dei Giardini Reali che, tra qualche settimana, potrete visitare solo pagando 0,50 euro ogni volta che vorrete passeggiare dove un tempo giocavano a nascondino i principi e le principesse. Facce celate, quasi sospese fuori dall´ingorgo delle auto e delle quinte dei palazzi, di un gioiello raccolto e annidato nel cuore della città. Stravolto, rovinato, smembrato dal tempo e dagli uomini (ci sono i Giardini reali "superiori", quelli recintati e con l´ingresso dal Palazzo di piazza Castello; ci sono quelli "inferiori" che costeggiano corso Regina e corso San Maurizio, con le auto e i tram che sfrecciano) e come segnato da una maledizione tutta torinese.

Che se fai restaurare 60 vasi originali di ghisa (col "nodo Savoia" e la scritta "Fert" in bellavista) dai maestri artigiani del Sermig, ecco che si stacca la testa di una statua. Che se fai rimettere in piedi il "Bastion Verde", poi devi rifare il bando per la gestione del bar-ristorante e, intanto, fuori tutto è abbandonato come in uno stabilimento balneare di terza categoria nel mese di novembre. E se recuperi un pezzo di facciata di Palazzo Reale, poi devono mettere su le latte verdi per chiudere il cantiere che rifà una scalinata, se provi a seminare l´erba, intanto ti sradicano una pianta. E se riconquisti e riporti all´onor del mondo tutta l´altra parte di giardino, dalla passerella di viale Partigiani sino alla Cavallerizza (il dottor Jeckyll), poi devi metterla a confronto con la parte che viene prima (mister Hyde): la più autentica per disegno originale, la più oltraggiata. Come se non finisse mai, come se nessuno capisse che lì c´è un po´ di storia, c´è un po´ di Versailles (quando Vittorio Amedeo II chiamò Andrè Le Notre, il genio del "Trianon", a costruire il suo "giardino francese) e c´è, soprattutto, un pezzo di ambiente vivo, salutare, insostituibile. Conficcato tra le case, tra le marmitte, tra i decibel.

Ora dovremo pagare per andarci dentro, entrando da un cancello col botteghino in viale Luzio, quello cortissimo che sale a destra, appena sbuchi dall´arco di piazza Castello verso viale Partigiani. Ma nel frattempo, presto ce ne toglieranno un bel pezzo, bastionato, chiuso. Per colpa della madre di tutti i cantieri: i lavori che metteranno sottosopra Palazzo Reale verso il 2006 olimpico. Pagheremo e dicono che servirà a due cose: a tenere fuori un po´ di teppisti, di quelli che si mescolano a mamme con passeggino e bebè, di quelli che distruggono l´erba e persino i cartelli d´ottone con l´avviso di non calpestarla; a raccogliere un po´ di soldi per provare a restaurare qualcosa, aspettando i fondi di Roma e quelli stanziati dalle banche torinesi.

Come hanno già fatto con la grande fontana mitologica: prima era circondata da una grande siepe tonda, poi hanno provato a sbirciare certi disegni dei tempi di Le Notre, certe foto dagherrotipe scattate agli albori del Novecento, e hanno scoperto che non era mai stata prevista, che non era esistita per qualche secolo. Così la siepe è sparita. Là verità è che, nel 1993, quando l´ultimo principe della città, Gianni Agnelli, ci volle attorno la grande cena per la presentazione della "Punto", dovettero fasciare la fontana con dei teli bianchi, come fanno solo Christo e sua moglie per le cattedrali d´Europa. Oppure come la grande ricostruzione dell´altro giardino, quello che era stato cancellato dai campi di bocce del circolo demaniale, alle spalle della Cavallerizza. Lì hanno ripiantato gli alberelli di carpino, per ripetere il ghirigoro delle aiuole che il giardiniere del Re Sole aveva immaginato per i signori di un piccolo ducato dall´altra parte delle Alpi.

Chissà se servirà davvero, chissà se capiremo, versando 0,50 euro per quel biglietto d´ingresso per gli alberi e i sentieri che furono dei duchi, tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che trattiamo male, tutto ciò che ci stiamo negando. Magari per non ascoltare più, arrivando, la signora che mormora a un amica: «Però, se li tenessero bene, sarebbero bellissimi...». O non raccogliere più le confidenze dell´addetto della sovrintendenza che ti accompagna e si lamenta: «Sgridare chi si sdraia sull´erba e rovina le aiuole? Lo dici a uno e, intanto, ne arrivano dieci. E, invece di obbedire, ti distruggono persino i cartelli di divieto». Sognando di pagare, ma per passeggiare dalla Cavallerizza e dal «quartiere del cinema» sino a piazza Castello e al Duomo attraversando i giardini. Senza vedere più i tubi arrugginiti e la rete metallica che sostituiscono da anni la vecchia cancellata di viale Partigiani. Quando il dottor Jeckyll avrà vinto e Torino sarà il solo padrone delle aiuole dove giocavano i Savoia.

Ettore Boffano

 
 
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