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Torino - 30 luglio 2003
 
 
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10.04.2003 - La doppia vita di Torino secondo residenti e turisti
Evitare l’«effetto Lillehammer», dove, spenti i riflettori olimpici, tutto è tornato più o meno come prima. Ma come realizzare l’imperativo? Come consolidare il turismo in città, acchiappata l’attenzione del mondo nel 2006? La facoltà di Economia offre più d’una linea di risposta. Da settembre formerà a Torino gli specialisti in Gestione dei servizi turistici, per creare manager capaci di promuovere le opportunità legate all’evento olimpico. E uno studio sul richiamo turistico della città rivela alcuni dati soprendenti: se i torinesi, ad esempio, ne indicano come punti deboli la sporcizia e l’insicurezza, i turisti la giudicano sicura e curata, ma chiedono ben altro. Contestano ad esempio la povertà di «attrazioni artificiali», e cioè mostre, manifestazioni, luoghi di divertimento: per uno su tre, Torino è grigia e tristanzuola, e più del 60 per cento non sa valutare i luoghi di divertimento, perché non ne ha conosciuti. Sempre dai turisti suona l’allarme su alcuni paradossi.

Un esempio? La città si promuove come capitale enogastronomica, ma chi sbarca in centro s’imbatte in vetrine di marchi globalizzati. Chi cerca cibi e vini d’eccellenza deve faticare, e lanciarsi da solo a caccia dell’Erbaluce o della cioccolateria storica. Sprecherà comunque le energie chi cerca un souvenir non cibareccio (né librario): si scordi, il turista, non solo il merchandising del Louvre, ma quasi ogni tipo di ricordo «targato» Torino. Ieri il preside della facoltà Sergio Conti ha annunciato l’apertura in città - non più a Pinerolo, dove concluderà comunque gli studi chi li ha iniziati - della laurea in Economia e gestione dei servizi turistici. «Ha un valore strategico e risponde ad un’esigenza emersa in una conferenza dei servizi con Toroc, Itt, Torino Internazionale, enti locali, istituti e presìdi alberghieri. Si tratta cioè di potenziare il profilo, anche aumentando le iscrizioni grazie alla collocazione nel capoluogo, in vista della formazione di manager che sappiano migliorare e “vendere” il pacchetto-Torino anche oltre il 2006».

Una ricerca degli economisti del dipartimento di Scienze sociali indica alcune linee d’intervento. Lo studio è stato realizzato in due fasi: la prima è partita da un campione di mille e 400 torinesi; la seconda («Memoria e fiction nel turismo urbano», in via di pubblicazione da Guerini) poggia sulle opinioni di 400 turisti e 120 operatori. «Alla città - spiega la docente di Sociologia del turismo, Maria Cristina Martinengo - tutti riconoscono un buon patrimonio storico-culturale, anche se nel valutarlo i residenti sono più entusiasti dei turisti, che pure lo pongono al primo posto tra le attrazioni». Per i viaggiatori, «mancano tanto gli “acuti” turistici quanto le logiche di percorso: la caratterizzazione risorgimentale ad esempio non è supportata da un sistema di segni che permetta di fruire dell’insieme dei luoghi del Risorgimento. Allo stesso modo, chi si trova in un punto della città ed è interessato al Liberty, non capisce dove sarà la tappa seguente del suo cammino». Nel complesso, ai torinesi la città «Appare molto bella, ma “dura” da vivere, mentre ai turisti appare mediamente bella, e facile da vivere».

I turisti apprezzano caffè e ristoranti storici ma lamentano, in generale, la scarsità di occasioni di divertimento. Quanto alla «friendliness» di musei e monumenti, l’impressione è di un patrimonio tenuto nascosto, «difficile da riconoscere, da visitare e da godere», in una città «Introversa», «Organizzata per chi ci vive più che per chi la visita». Alle pecche in tema di leggibilità ed edonismo s’aggiungono altre lacune. «Non esiste - spiega la docente, che ha curato la ricerca con Luca Savoja - un luogo di raccolta dei prodotti tipici, una vetrina unica e riconoscibile in cui acquistare, che so?, una confezione di cioccolatini e barolo chinato. Chi vuole questi prodotti deve recarsi in più luoghi, e battere la città, fidandosi dell’attrattività delle vetrine in cui s’imbatterà per caso». Manca quasi del tutto il merchandising: ad esempio è inutile cercare nelle gioiellerie buone riproduzioni dei gioielli egizi, e nei bookshop dei musei il paragone con il Louvre è a dir poco deludente. Ancora: dove acquistare portachiavi, t-shirt o altri ricordi «targati Torino»? Ed ecco l’incapacità d’essere «Gateway»: «La città non sa intercettare chi trascorre una vacanza in aree pur vicine come le località sciistiche, né svolge la funzione di distributore-promotore di tipicità della regione, ponendosi come vetrina di un’area turisticamente appetibile». Per i ricercatori, comunque, la partita è aperta: «A chi la scopre, offre una “felice sorpresa” di scorci, spunti e atmosfere. Torino vive una fase di lancio, e le scelte che compirà saranno decisive per il futuro».

Giovanna Favro

 
 
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