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11.04.2003 - «Giusta la scelta di non abbattere il Palazzaccio»
«Diciamo subito che abbattere il palazzo del Passanti sarebbe stata un’operazione priva di senso: quell’edificio è la precisa espressione architettonica di un’epoca e andava preservato. Sarebbe stato molto più semplice, dal punto di vista tecnico, affidare a un grande nome internazionale il compito di costruire ex-novo un’opera sulle macerie di quell’edificio. Ma sarebbe stato un errore». Sono le 22,30 di ieri quando il city-architect, nonchè grande storico delle città Carlo Olmo, prende la parola alla Galleria d’Arte Moderna per spiegare a una platea di addetti ai lavori, ma non solo, le ragioni che hanno portato il Comune ad affidare l’incarico - tramite gara - a un grande architetto come Aimaro Isola per riqualificare l’ambito dell’area archeologica. Al dibattito «il primo di una lunga serie», come ha sottolineato l’assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri, l’«intellighenzia» cittadina era stata invitata al gran completo: dagli studiosi di architettura sino ai filosofi che si preoccupano del destino delle piazze. Il tutto «per aprire un fruttuoso dibattito su una trasformazione urbana fra le più delicate della città: il progetto di Isola sull’area archeologica compresa fra il “Palazzaccio” di Passanti e le Porte Palatine». Al fianco di Alfieri, insieme con l’architetto autore dei «nuovi Fori imperiali» sotto la Mole, l’assessore alla Mobilità Maria Grazia Sestero, il city-architect Olmo, il Sovrintendente Pasquale Malara e lo storico di architettura Fulvio Irace. In origine, il progetto prevedeva i seguenti interventi.

Un’operazione di «camuffamento» per il Palazzaccio dietro un colonnato e una tettoia che ne omogeneizzerà la struttura con il resto dell’ambiente senza violentarne troppo l’anima strutturale. «La creazione del porticato attorno al Palazzo - ha spiegato il professor Isola - non avrà soltanto una funzione estetica, ma si potrà chiudere con vetrate il vecchio perimetro, ricavando così un piacevole spazio pubblico che potrà essere occupato da dehors o uffici turistici della città». E ha poi concluso: «Il sistema di colonnato mitigherà l’inadeguatezza della forma ad “H” del palazzo nella direzione di farne percepire la forma originaria a isolato chiuso, mentre un tetto di lose, in pietra e vetro, sorretto dalle stesse colonne, celerebbe l’altra anomalia più evidente del palazzo rispetto al luogo: il tetto piano». Ma il dibattito ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sulle tanto discusse piazze storiche del centro. Vera Comoli, preside della seconda Facoltà di Architettura, ha chiesto all’assessore Sestero di partecipare al confronto che l’Università intende promuovere sull’assetto del centro e sulla relativa mobilità. Da parte sua, il Soprintendente Malara ha tenuto a precisare quanto sia azzardato liquidare un progetto muovendo dai particolari (dalle «griglie» all’impatto delle rampe) se non si esamina la visione complessiva che ad esso presiede.

Emanuela Minucci

 
 
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