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Torino - 20 maggio 2003
 
 
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11.04.2003 - Ma che bel castello
Voci che si intrecciano, toni allegri, piagnucolanti, spazientiti. Il resto, il movimento di chi corre, dondola o cade nella polvere, arriva dopo, quella sonora è la prima percezione che si ha avvicinandosi a un parco giochi, gli spazi che fino a un po’ di tempo fa erano i «giardinetti». Che termine desueto, eppure appena pronunciato la memoria pesca fra le altalena in metallo, verdi, dello stesso verde delle fontanelle che di solito scorrevano nelle vicinanze; e poi gli scivoloni alti che finivano la corsa nella vasca della sabbia, e per ultimo quel girello quasi sempre cigolante. Preistoria ludica, oggi i bambini hanno a disposizione, in ogni area gioco di qualunque zona, almeno uno scivolo a castello, un’altalena e due giochi a molla in legno colorato o plastica di recupero. Giusto per dare due dati, che naturalmente non smentiranno i genitori e i ragazzi che lamentano di non avere un giardino vicino a casa, Torino a fine 2002 ha monitorato 227 aree con 1107 giochi: i più fortunati sono gli abitanti della Circoscrizione S. Paolo-Cenisia Pozzo-Strada con 30 aree, e a seguire, con 27 pari merito, Vallette-Lucento-Madonna di Campagna e Regio Parco-Barriera di Milano-Falchera. Francesco, che ha 12 anni e fa la prima media, ha già finito i compiti e come ogni giorno è corso a giocare a pallone, nel parco quasi davanti a casa, in corso Traiano angolo corso Caio Plinio. «Certo se ci fosse l’erba per giocare non ci si farebbe male ogni volta che si cade» dice, «e sarebbe anche bello se ci fossero meno cani che sporcano». Gli viene in mente allora che c’è un parco più bello non tanto distante, «però mi deve accompagnare la mamma». E’ davvero molto più bello, è il Parco della Vittoria, uno degli ingressi possibili è da piazza Confalonieri (angolo corso Traiano). Un’area tenuta benissimo, non tanti giochi ma spazio verde infinito per correre, andare in bicicletta e fare le partite a pallone, c’è anche la pista di pattinaggio e le fontane con laghetto artificiale. Al fortino colorato si arrampicano e scivolano Gabriel e Dillon, vivono a Londra ma il papà, torinese, è cresciuto in questo giardino e quando torna a casa li porta qui: «In primavera e estate non si trova una panchina libera, i bambini del quartiere trascorrono qui tutti i pomeriggi».

Vissuto come isola felice, come polmone del divertimento a portata di mano, è il parco giochi di piazza Galimberti, non ha verde ma ci sono talmente tante proposte che quasi non ci si fa caso. Onde in bianco cemento separano l’area «palestra» con gli attrezzi azzurri da quella dei giochi più classici; Lorenzo cerca di imparare a manovrare quella fune rigida che gira, invece Davide ha il nonno che lo accompagna nel suo percorso da funambolo su trave. «Guai non ci fosse questo luogo» dice la mamma di Manuele, Luigi, Concetta e Francesca, «dove li porterei sennò, qui in giro non c’è nient’altro». Gira Arianna con il suo monopattino, invece l’amichetta è alle prese con la gimcana, le doti d’equilibrismo dei più piccoli qui sono esaltate, mentre i fratelli maggiori giocano a palla. Altra tipologia di parco, perché con verde a perdita d’occhio, quella di fronte alle case popolari di via Artom, dove troneggia un gioco-insetto che una volta era arancio fluorescente, e qualche gioco in più non guasterebbe, ma lo spazio è prezioso e c’è anche un maneggio. Sorpresa alla Crocetta - la circoscrizione con meno aree gioco della città - l’area predisposta in corso Duca D’Aosta ha 3 altalene, castelli, giochi a molla, ma è immersa nella polvere, perché, a parte le basi in gomma dei giochi, il resto è sabbia finissima con qualche pietrolina qua e là. E le mamme sono furibonde: «Non so quante petizioni e richieste abbiamo già fatto» dicono le signore Jacqueline, Elena e Paola, «i bambini si riempiono e respirano polvere a non finire». Perché le questioni che i genitori e i nonni e le baby sitter dibattono in merito ai parchi sono soprattutto due: la polvere e la sporcizia, dove il problema della mancata educazione dei padroni degli amici cani è in cima alla lista. Cominciando dunque dalla pulizia, come avviene il mantenimento delle aree giochi? «E’ predisposta una pulizia superficiale quotidiana nelle prime ore del mattino» spiega Alberto Pagliero dell’Amiat. «Va detto che l’uso improprio dei giochi da parte degli adulti è molto frequente e crea problemi a chi deve pulire», e fa intendere che proprio quei fortini e castelli colorati sono spesso utilizzati come dormitorio, o da tossicodipendenti o da prostitute. «Una volta alla settimana invece viene fatta l’igienizzazione a fondo, e quando si puliscono i giochi si pulisce anche il terreno che li circonda».

Intervento straordinario su segnalazione dei cittadini, che può arrivare al numero verde 800017277. Per quanto concerne la polvere viene davvero da chiedersi perché, anche nel bel mezzo di aree assolutamente verdi, come il giardino molto frequentato davanti al Palagiustizia, in prossimità della gomma antishock ci sia quella sabbia tremenda. «Credo sia per facilitare il drenaggio dell’acqua quando piove» dice Eugenio Gallo, responsabile dei giochi per il settore Verde. «Gli ampliamenti e i cambiamenti sono spesso segnalati dai cittadini e passano attraverso le circoscrizioni». Come controlla il Comune l’usura dei giochi? «Con tecnici sul territorio e grazie alle indicazioni di chi li usa. I danni maggiori li provocano i vandali: seggiolini delle altalene rotti e catene con gli anelli aperti, assicelle dei fortini divelte. Per il 2003 sono stati destinati 50 mila euro per la manutenzione; sono pochi, negli anni scorsi ce n’erano il doppio». E’ vero però che nei parchi torinesi non ci sono casi di particolare trascuratezza, di giochi che creano condizioni di pericolo, e intanto sono fermi (per il coinvolgimento delle ditte appaltatrici nelle inchieste giudiziarie), gli allestimenti di nuovi giochi resi possibili dai fondi straordinari 2001: acquisti per 240 mila euro da distribuire nei parchi delle circoscrizioni 3, 4 e 5. Altro potenziale della città sono i grandi parchi come Pellerina, Ruffini, Valentino con lo spazio giochi e giostrine dietro Torino Esposizioni, e la realtà, rinata con la bella stagione, del Parco Giò, ex zoo in corso Casale, ormai un’abitudine per le famiglie il picnic domenicale.

Tiziana Platzer

 
 
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