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Torino - 23 maggio 2003
 
 
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11.04.2003 - Torino fa squadra
La città che Confindustria ha scelto come sede del convegno su "Competitivita e sviluppo" sta conoscendo ma fase importante di trasformazione. Di fatto, come è già avvenuto altre volte fra Ottocento e Novecento, si tratta di un processo in cui la valorizzazione del patrimonio di capacità ed esperienze acquisite in passato s'associa con la ricerca e la creazione di nuove opportunità di crescita e di evoluzione. Attraverso un filo conduttore che consiste, oggi come ieri, in una "cultura del fare" che coniuga operosità e progettualità. La Torino che lavora e che produce è adesso ben diversa da quella che era una decina di anni fa, per via di una struttura assai più terziarizzata e differenziata; ma conserva pur sempre i suoi tratti distintivi originali di grande centro industriale. E sarà proprio questa sua duplice fisionomia a caratterizzarla infuturo. Se da un lato aumenterà il peso specifico del terziario, dall'altro il settore industriale rimarrà l'asse portante dell'economia subalpina.

E sempre più intense diverranno, come è dato riscontrare fin d'ora, le interrelazioni, le complementarietà, fra questi due comparti. Certo, la crisi della Fiat ha suscitato molti interrogativi e preoccupazioni sull'avvenire di Torino. Ma oggi, grazie al rinnovato impegno della famiglia Agnelli e all'opera di risanamento finanziario appoggiata da un pool di grandi banche, c'è più di un buon motivo per sperare che il principale gruppo industriale italiano, con l'allestimento dinuovi modelli, possa riprendere la marcia e mettere a frutto le sinergie già in corso con la Generai Motors nel quadro della partnership con il colosso d'oltre Atlantico.

D'altro canto, nell'ambito del vasto reticolo di piccole e medie aziende (le cui attività vanno dalla componentistica alla logistica), sviluppatesi sia attorno alla Fiat che fuori del suo indotto, sono emerse varie iniziative imprenditoriali che stanno facendo tesoro di un complesso di attitudini e competenze professionali quali poche altre capitali dall'auto possono vantare. E, mentre s'è allargata la cerchia dei mercati esteri di sbocco delle loro produzioni, si è manifestato un crescente afflusso di investimenti stranieri che in parecchi casi ha determinato anche la comparsa di nuovi assetti proprietari. Inoltre, nel firmamento del made in Italy continuano a figurare in primo piano i grandi stilisti torinesi, in virtù di un'attività, ormai collaudata e apprezzata in tutto il mondo, che ha saputo intrecciare cultura del progetto e cultura ingegneristica, talento creativo e soluzioni tecniche d'avanguardia. Così che gli atelier d'un tempo sono oggi dei nuclei aziendali altamente specializzati tanto nel design dei prodotti quanto nella loro realizzazione. E ciò non più solamente per l'universo delle quattro ruote ma anche per altri svariati settori.

Nel frattempo è andato aumentando il numero delle piccole e piccolissime imprese. E le maggiori banche locali (dal San Paolo-Imi alla Cassa di risparmio) hanno predisposto adeguati strumenti creditizi per agevolare la loro crescita e il loro itinerario.

Un'autentica novità è poi rappresentata dall'insediamento nel distretto torinese di firme importanti come Motorola, Brune Technologies, Gfi Informatique, Cryptomathic e altre ancora. Determinante è stata a questo riguardo l'opera svolta dall'agenzia di marketing internazionale del territorio (la Itp) promossa dall'Unione industriale di concerto con Regione, Provincia, Comune e Camera di commercio. S'è così rafforzato un segmento promettente di imprese operanti in settori ad alta tecnologia, alcune delle quali sviluppatesi in sintonia con progetti di ampio respiro, a cominciare da Wireless, che si propongono di far da tramite fra industria e terziario avanzato e di incentivarne le reciproche potenzialità, in pratica, esiste oggi una costellazione di aziende di varie dimesioni, con epicentro fra Torino e Ivrea, che annoverano produzioni importanti, dai cavi al software, dalle telecomunicazioni all'elettronica.

Perciò, accanto al polo tecnologico dell'automobile (che sta attrezzandosi per la messa a punto di nuove soluzioni nei sistemi di trasporto per quanto riguarda sia i materiali che le esigenze ecologiche e della sicurezza), ha assunto sempre maggior consistenza quello dell'Information & communication technology. Ne va certo dimenticato che a Torino è attiva da tempo l'Alenia, capitale dell'industria italiana in un settore di carattere strategico come l'aerospaziale e i sistemi di difesa.

Rilevanti sono dunque le carte, in virtù della presenza sul territorio sia di numerose società industriali sia di moltissime aziende per i servizi alle imprese di cui il distretto torinese può disporre per procedere sulla strada di una sempre maggiore diversificazione, rispetto al modello monoculturale prevalente sino a ieri, e per accrescere le sue risorse in termini di valore aggiunto e di livelli occupazionali. D'altro canto, è un dato significativo che il distretto torinese abbia riguadagnato terreno nella graduatoria dell'export nazionale piazzandosi l'anno scorso al secondo posto dopo Milano; e che, dopo la creazione fra il 1999 e il 2001 di 50mila nuovi posti di lavoro, altri se ne siano aggiunti negli ultimi tempi.

Non per questo si può affermare, beninteso, che i mutamenti di scenario e di prospettiva in atto siano immuni da angustie e incognite. A cominciare, naturalmente, dai problemi connessi alla ristrutturazione e al rilancio della Fiat; ma, non certo secondariamente, da una questione essenziale, tornata in discussione dopo le remore poste inaspettatamente dal governo francese, come la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario ad alta capacità fra Torino e Lione. C'è poi da affrontare il problema della formazione di nuove leve di lavoro, ed è un nodo tanto più grosso in una città che registra un rapido invecchiamento della popolazione. L'Unione industriale s'è perciò impegnata a promuovere sia vari interventi per l'addestramento di personale qualificato sia l'attivazióne, di concerto con il Politecnico e l'Università, di particolari corsi di studio con forti valenze professionali. D'altra parte, non è mancato su questo versante anche l'intervento delle maggiori Fondazioni bancarie locali, che proprio di recente hanno messo in cantiere con la facoltà di Economia e Commercio la creazione di due lauree triennali per futuri manager del settore terziario. Torino sta dunque cambiando volto, assumendo un'identità più complessa.

Non più solo "cattedrale dell'auto", ma anche fucina di nuove prospettive nella ricerca, nell'informatica e nella comunicazione. D'altro canto, anche la sua configurazione non è più quella di una companytown, di una città-fabbrica. Dopo che il suo centro storico è stato in gran parte restaurato, con sensibili vantaggi sia per l'offerta turistica sia per lo sviluppo di iniziative culturali e museali di rilievo, i lavori intrapresi in vista dell'appuntamento del 2006 con le Olimpiadi delle nevi stanno infine colmando i ritardi e le carenze che la città accusava in fatto di infrastnitture e servizi pubblici. C'è adesso da augurarsi che la feconda collaborazione stabilitasi fra mano pubblica e mano privata, fra end locali e mondo economico, con la formazione di un'agenzia come Itp, conosca ulteriori sviluppi al fine di dar luogo a un gioco di squadra tale da coinvolgere, ognuna per la sua parte, imprese, banche, istituzioni politico-amministrative e organizzazioni sindacali. Poiché quel che oggi è indispensabile, per il futuro di Torino come per quello del nostro sistema-Paese in Europa e nel mercato globale, è un dialogo coerente e costruttivo fra i vari attori che abbia per cardini il miglioramento della competitivita e l'investimento sul lavoro e l'innovazione.

Valerio Castronovo

 
 
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