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Torino - 25 aprile 2003
 
 
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14.04.2003 - Due promesse per il futuro di Torino
Nella luce limpida creata dalla tregua della pioggia di primavera, l´altra sera, Torino offriva suggestioni da città magica e misteriosa. Da piazza Castello al Po le strade risplendevano di una luminosità irreale che esaltava l´austerità dei palazzi eleganti tagliati dai portici.

«Torino mi ha sorpreso con la sua bellezza» mi ha confessato una collega che vive a Roma e che non era mai venuta in una città che immaginava oppressa dalle fabbriche e comunque priva di grande interesse. Ho poi constatato che non pochi dei cinquemila partecipanti al meeting della Confindustria avevano anche loro «scoperto» l´altra faccia della città della Fiat. E´ possibile che accada questo in un´epoca in cui milioni di italiani viaggiano come non hanno mai fatto in passato, sanno tutto delle Maldive, dei Caraibi, del Mar Rosso? E´ possibile. Dunque le assise confindustriali del Lingotto sono servite anche a questo. E si capisce il perché il sindaco, Sergio Chiamparino, il governatore del Piemonte, Enzo Ghigo, e soprattutto il presidente degli industriali torinesi, Andrea Pininfarina, si siano dati un gran da fare per ospitarle. Con successo. Perché adesso si può dire che Torino è riuscita a esibire il meglio della sua storia e contemporaneamente ha saputo proporsi come città in evoluzione attraverso un complesso e affascinante processo di «cambiamento sostenibile» che lega il passato da conservare al futuro in fase di costruzione. Non è più la città della Fiat e basta ma una città che vuole avere anche la Fiat assieme ad altro. E guai se non fosse così.

Scommessa vinta? Direi di sì. Più precisamente Torino ha fatto sua la prima mano della partita. Resta adesso da verificare se e quanto si è detto al Lingotto avrà il seguito auspicato. Il risanamento e il rilancio della Fiat promesso da Umberto Agnelli e il rispetto degli accordi italo-francesi per la realizzazione della Torino-Lione promesso da Berlusconi sono due punti importanti, forse i più determinanti, di questa verifica unitamente al futuro della sede Rai di via Verdi. Sul destino del gruppo del Lingotto, entrato proprio in questi giorni in quello che si annuncia come il passaggio cruciale del superamento della crisi, Agnelli è stato sufficientemente esplicito.

Umberto Agnelli ha assicurato che Mirafiori resterà il cuore e cervello pensante di una Fiat che ancora ha fiducia e punta le sue carte sull´automobile. Berlusconi ha datto che ha avuto garanzie dal governo di Parigi circa il passaggio del corridoio cinque a sud delle Alpi e dunque sull´asse Torino-Lione come tratto centrale di una via di comunicazione destinata a collegare Lisbona all´Est europeo attraverso la Padania. Ma, se è vero che se adesso la mossa tocca ai francesi, è altrettanto vero che l´Italia dovrà premere affinchè le scelte vadano nella direzione indicata dall´accordo di Palazzo Madama tra Chirac e l´allora premier Giuliano Amato. Non è ancora scontato. Sul risultato si misurerà la credibilità della promessa di Berlusconi.

In ogni caso per vedere come finirà la partita Fiat e quella della Torino-Lione non ci sarà da aspettare molto. La verifica è prevista entro la prossima estate, fa parte di scadenze già previste. «Lunghe promesse dall´attender corto» si potrebbe dire con il sommo Dante, sperando che non siano disattese. La posta in gioco è alta e, per la sua parte, Torino ha mostrato di saper stare al tavolo. Il convegno del Lingotto è stato un esempio di capacità organizzativa da parte di chi l´ha voluto e di vocazione della città a esercitare un ruolo che non sia soltanto quello di città-fabbrica.

Insomma quando si parla e si progetta un´evoluzione che porta verso una Torino determinata nell´affidare il suo futuro non più all´industria tradizionale non si è fuori dalla realtà. I grandi cantieri aperti, anche e non solo in funzione delle Olimpiadi del 2006, confermano che questa evoluzione è ormai in atto. Naturalmente è un´impresa che non può essere affrontata in solitudine dalle forze istituzionali. Di qui l´importanza delle promesse e degli impegni assunti al Lingotto la cui portata va molto oltre l´area geografica apparentemente interessata. Una Fiat fuori dalla crisi e in grado di riprendere il cammino virtuoso della crescita non è solo un problema di Torino ma interessa tutto il sistema industriale italiano. Un collegamento Torino-Lione non toglie dall´isolamento soltanto in Nord Ovest ma costituisce un passaggio vitale tra l´Europa e il Mediterraneo. Il ruolo di Torino come capitale di questo Nord Ovest è quasi casuale, ma se così non fosse non sarebbe la sola a pagarne il prezzo. Una ragione di più perché si faccia bene attenzione acchè le promesse siano rispettate.

Salvatore Tropea

 
 
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