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Torino - 20 maggio 2003
 
 
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17.04.2003 - Torneranno alla città i «gioielli» del Demanio
Ex carceri Nuove, Palazzo del Lavoro, ex Dogane, opificio, caserma Cavalli: dopo la sigla del protocollo d’intesa fra Comune e ministero del Tesoro per la Cavallerizza, sono questi i «gioielli architettonici» che Palazzo Civico chiede al Demanio. Ieri l’operazione è partita ufficialmente con l’incontro fra l’assessore municipale al Patrimonio, Paolo Peveraro e funzionari sia dell’Agenzia che cura le proprietà dello Stato, sia del dicastero Tremonti, che ne ha affidato la delega al sottosegretario Maria Teresa Armosino. Entro fine mese lo staff che si occupa del patrimonio della Città dovrà presentare domanda a Roma per ottenere gli immobili elencati, e il Demanio, fatte le necessarie valutazioni, dovrà dire, entro agosto, se sia disponibile o no a cedere parte dei suoi beni, come stabilisce la norma inserita nell’ultima legge finanziaria che consente agli enti locali di acquisire gli immobili dello Stato esistenti sul loro territorio. Per l’amministrazione guidata dal sindaco Sergio Chiamparino il nodo più complesso era, è e resta quello delle ex carceri di corso Vittorio Emanuele. Un complesso, che sino a poco tempo fa ospitava un centinaio di recluse, che adesso è pressoché vuoto ed è gestito dal ministero della Giustizia. La trattativa, in questo caso, sarà a tre con attori, oltre al Comune i dicasteri del Tesoro e della Giustizia. In merito, però, il sottosegretario Michele Vietti, recentemente, aveva annunciato la disponibilità del governo a consentire che l’ex struttura carceraria fosse utilizzata per altri scopi, per esempio per gli uffici giudiziari esclusi da Palagiustizia, evitando una sopraelevazione di quel Palazzo non facile quanto scomoda, ad appena pochi anni dal trasloco di giudici e avvocati dal centro storico a corso Inghilterra.

Alle Nuove, comunque, oltre ai nuovi settori annessi a Palagiustizia, dovrebbero trovar collocazione nuovi locali ad uso del Comune. Altro problema di rilievo, il Palazzo del Lavoro disegnato dall’architetto Nervi, sul quale, o si mette mano al più presto, o, come dicono gli assessori Paolo Peveraro e Fiorenzo Alfieri, il degrado e l’abbandono lo porterebbero ad un declino probabilmente irreversibile. Su quest’opera realizzata in occasione delle manifestazioni per l’Unità d’Italia nel 1961, c’è un’agevolazione: l’area su cui fu costruita era della civica amministrazione e venne donata allo Stato, con la clausola che, se il palazzo nel tempo fosse passato a terzi, la municipalità avrebbe ottenuto, come rimborso, il valore del terreno. Le ex Dogane, l’ex opificio e la caserma Cavalli, saranno rispettivamente destinati, in parte a risolvere il problema dell’area commerciale annessa al Filadelfia, ad ospitare il mercato di via Giulio, infine, la sede della settima circoscrizione e l’anagrafe. Ieri sera, nell’ultima riunione prima di Pasqua, la giunta ha approvato il protocollo d’intesa per ampliare i villaggi olimpici su Spina 3, tra le vie Livorno e Borgaro.

Giuseppe Sangiorgio

 
 
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