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18.04.2003 - «Sbloccheremo la Torino-Lione»
BRUXELLES - La Torino-Lione passa per Atene. Mercoledì nella capitale greca è stato firmato il Trattato di Adesione che allarga l’Unione europea ad altri 10 Stati, ma l’appuntamento è stato anche l’occasione per Silvio Berlusconi di parlare con il presidente francese Jacques Chirac e il premier Jean Pierre Raffarin della linea ferroviaria ad alta velocità sotto il Frejus, ricevendo «rassicurazioni» dopo gli allarmi su un eventuale passo indietro di Parigi.

Si tratta di una delle opere strategiche considerate più importanti del network paneuropeo dei trasporti. Bruxelles l’ha inserita tra i 14 progetti infrastrutturali prioritari fin dal ’94. Per l’Italia è vitale: la Torino-Lione collegherà la Francia con l’area della Transpadania (che da Torino e Milano, congiungendo anche il porto di Genova, arriverà a Trieste), alleggerendo il traffico merci su strada e, quindi, anche il tunnel del Monte Bianco, per inserirsi sulla grande direttrice che da Lisbona arriva fino a Kiev (il cosiddetto «corridoio 5»). Costo stimato: tra i 13,5 e i 14,5 miliardi. Ma dalla Francia, nelle scorse settimane, è sembrato arrivare uno stop imprevisto, che ha mobilitato politici e imprenditori italiani. E ha inquietato la Commissione Ue, che ha proposto di aumentare il contributo comunitario, a fondo perduto, dal 10 al 20 e ora sollecita un intervento della Banca europea per gli investimenti, che si è già mostrata disponibile a coprire un terzo dei finanziamenti con prestiti a lungo periodo (20-25 anni) a tasso agevolato.

Ad alimentare il sospetto di un’eventuale retromarcia francese sono stati i risultati negativi di un rapporto di audit sui nove grandi progetti di infrastrutture, commissionato da Parigi in vista del dibattito parlamentare, in calendario il prossimo 13 maggio all’Assemblea nazionale e il 3 giugno al Senato. A proposito della Torino-Lione, il rapporto (datato febbraio 2003) stima che la quota francese «si eleverà a quasi 8 miliardi di euro, che dovranno provenire quasi totalmente da contributi pubblici, di cui almeno 5 miliardi dallo Stato», valuta che «gli studi socio-economici sono lontani dal dimostrare l’interesse per la collettività», e conclude con la raccomandazione di «non realizzare l’opera prima del 2020».

Il problema sono i soldi. La Francia è alle prese con un deficit pubblico che nel 2002 ha già superato il tetto imposto dal Patto di stabilità e quest’anno rischia il bis in un contesto economico che resta difficile in tutta Europa. Ma un ritardo francese alla Torino-Lione, che finirebbe per privilegiare la direttrice che passa al di là delle Alpi (via Strasburgo e Aquisgrana), sarebbe drammatico per l’Italia, che resterebbe tagliata fuori dai grandi assi di traffico transeuropeo. Naturale l’agitazione tra gli imprenditori e l’interessamento dei politici. Dal presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, che nei giorni scorsi a Bruxelles ha incontrato il presidente della Commissione Romano Prodi e la commissaria ai Trasporti Loyola de Palacio. Fino all’intervento di Berlusconi. Ad Atene il premier dichiara di aver ottenuto rassicurazioni da Raffarin, che ha fissato «addirittura» una visita a Roma. «Mi ha spiegato - ha detto Berlusconi - che il Parlamento francese si occuperà della questione, ma il dibattito ha solo valore consultivo e mi ha garantito che è loro intenzione continuare la realizzazione del loro tratto del corridoio 5».

Restano da capire i tempi. Sergio Pininfarina, presidente della Commissione intergovernativa per la Torino-Lione, ha chiesto di incontrare il ministro dei Trasporti francese Gilles de Robien e quello dell’Economia Francis Mer (Economia), ma afferma di essere «pronto ad attivarsi personalmente per trovare fonti di finanziamento alternative, senza gravare sui conti pubblici» e per questo ha intenzione di vedere il presidente del Medef, la Confindustria d’Oltralpe, Ernest Antoine Sellière.

Giuliana Ferraino

 
 
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