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Torino - 30 luglio 2003
 
 
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30.04.2003 - Lavori all’Egizio, per i Faraoni un destino incerto
C’è chi lo immagina già al Valentino, alla Promotrice delle Belle Arti, chi sulla Spina 3 o a Palazzo Madama, dove la ristrutturazione per ospitare il Museo d’Arte Antica è ormai agli ultimi spiccioli. C’è chi rispolvera addirittura la vecchia ipotesi di trasferirlo (costi permettendo) nella Reggia di Venaria. «Ma il destino dell’Egizio - afferma Fiorenzo Alfieri, assessore comunale alla Cultura - non dipende da noi, bensì dallo Stato che ne resta proprietario e che avrà voce in capitolo anche quando entrerà in campo l’apposita Fondazione per i Musei, che comprende quello di via Accademia delle Scienze». Lunedì l’assessore, per fare il punto della situazione sotto il profilo puramente tecnico, ha riunito gli enti torinesi interessati al problema, fra gli altri l’Ires che ha illustrato il cosidetto «businnes plan» (piano finanziario) del futuro Egizio, oltre ad esponenti delle Fondazioni bancarie che avrebbero dovuto tracciare il percorso verso il bando internazionale che darà un nuovo volto alla seconda raccolta del mondo di mummie e di reperti antichi raccolti sulle sponde del Nilo. «Ci siamo fermati al businnes plan - racconta l’assessore - per il resto, ovvero per il progetto che dovrà essere definito dalla Fondazione Musei (quando sarà varata ufficialmente, dopo il via libera del governo alla bozza di costituzione, avallata dallo stesso ministro Giuliano Urbani durante una delle ultime visite alla città) abbiamo rinviato tutto al 12 maggio». Forse già prima di quella data, tra Torino e Roma si potrà insediare la nuova Fondazione. A quel punto, ossia entro giugno o i primi giorni di luglio, partiranno le «grandi manovre» sia sul bando di concorso per il progetto di ristrutturazione dell’attuale Egizio, sia per decidere se sarà il caso di chiudere (per due anni?) la sede di via Accademia delle Scienze trasferendo mummie, cimeli e reperti in altri edifici, oppure se si potrà continuare a mantenere aperte alcune delle sale esistenti, facendo ruotare gli oggetti in mostra, traslocando gli altri nel vicino Palazzo Campana, o in altri locali di proprietà della Curia considerati idonei a ricevere un patrimonio storico, culturale e artististico di grande rilievo qual è quello del Museo dei Faraoni.

Sta di fatto che i problemi legati all’Egizio, alle attuali carenze di spazio, tornano in campo, alla vigilia del varo di una Fondazione per gestire, amministrare e decidere, fra l’altro, l’eventuale nuova sede, «ma sempre alla luce - precisa Alfieri - di un concorso internazionale di idee». La ditta o il ragruppamento che lo vincerà avrà facoltà, ovviamente d’accordo con lo Stato e con gli enti torinesi che faranno parte della nuova Fondazione, di definire i contorni di un recupero che dovrebbe portare questo «fiore all’occhiello» dei musei nazionali al lustro che gli spetta. Esempi, nel mondo, osserva l’assessore, sono numerosi. «Per il restyling del Louvre, l’autorità di Parigi, per esempio, ha deciso di non chiudere, ma di continuare le esposizioni nonostante i lavori in corso. A New York le opere del Modern Art Museum (il Moma) sono state trasferite nel Queens, analoga la scelta all’Asian Art Museum di San Francisco. Zurigo invece ha preferito trasferire su Internet tutto il proprio patrimonio artistico». Sotto la Mole, al contrario, è ancora tutto da stabilire. Anche se, dopo il primo parziale trasloco nelle stanze ecclesiastiche e universitarie limitrofe all’attuale Egizio, c’è chi è pronto a giurare che la scelta, in caso di trasferimento, sarà la Promotrice. L’assessore Alfieri, comunque, non volendo urtare suscettibilità romane, resta cauto: «L’eventuale chiusura dell’Egizio, lo ripeto, non spetta agli enti locali, ma allo Stato. Nelle prossime settimane ci vedremo con i colleghi capitolini e, in quella sede, definiremo sia gli ultimi particolari per il varo della Fondazione museale, sia il tipo di bando da indire per la ristrutturazione dell’Egizio».

Giuseppe Sangiorgio

 
 
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