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Torino - 30 luglio 2003
 
 
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06.05.2003 - Negozi sempre aperti: commercianti divisi
Negozi sempre aperti la domenica e negli altri giorni festivi? Il mondo del commercio è diviso. Dalla Confesercenti arriva un no senza appello mentre l´Ascom, al termine di un´affollata assemblea straordinaria nella sede di via Massena (più di 300 i presenti), alla fine offre un «sì ma a certe condizioni» Per il suo presidente Giuseppe De Maria, che ha voluto la riunione allargata agli assessori al turismo di Comune (Elda Tessore), Regione (Ettore Racchelli) e Provincia (Silvana Accossato), al questore Alessandro Fersini, al prefetto Achille Catalani, al presidente di Turismo Torino, Livio Besso Cordero, il risultato è più che positivo, nonostante le perplessità manifestate da alcuni operatori. «C´è però, in linea generale, il sì all´innovazione - dice il numero uno dell´Ascom - alla volontà di cambiare, proseguendo in quella sfida lanciata già da qualche anno dalla nostra organizzazione. Che sia giorno di festa o feriale, i turisti dobbiamo essere pronti ad accoglierli, nel modo giusto quando ci sono. C´è tutto sommato la disponibilità a fare grandi sacrifici, anche in questo momento di forte riduzione dei consumi. E quindi si può pensare a qualche forma di incentivo per gli operatori. Ma ora più che mai c´è bisogno di un forte colpo d´ala». Una posizione contestata da Valentino Boido, presidente della Confesercenti: «Le aperture indiscriminate sono soltanto un regalo alla grande distribuzione». E dello stesso avviso è Christian Volkhart, del coordinamento delle associazioni di via del quartiere centro e della Crocetta. Ma l´incontro di ieri all´Ascom è stata anche occasione per discutere di altri problemi: la sicurezza in zone come Porta Palazzo e San Salvario e la questione di un´adeguata formazione dei giovani operatori.

"Impreparati dalle scuole alberghiere"

Il mondo del commercio che vuole cambiare s´interroga anche sulla formazione professionale dei giovani operatori. «È un dramma - dice la titolare di un ristorante nell´assemblea all´Ascom - Va rivisto il rapporto con le scuole alberghiere. Se non ci saranno cambiamenti, nel 2006, in occasione delle Olimpiadi, ci ritroveremo con giovani che non sanno tenere in mano neanche un 'pelapatate´». È una preoccupazione condivisa da molti presenti. L´assessore regionale al turismo, Ettore Racchelli, si chiede polemicamente, come mai il 90 per cento dei corsi di formazione della Regione, sia destinato esclusivamente all´industria. «È una partita da 200 milioni l´anno - dice - Come è noto il nostro ente non organizza i corsi, ma finanzia chi li propone. Di solito non c´è nessuno che si preoccupi di dare una formazione adeguata ai giovani esercenti. Le scuole alberghiere, inoltre, dipendono dal ministero dell´istruzione mentre sarebbe più utile un rapporto diretto con il territorio». Racchelli, poi, risponde per le rime al presidente dei ristoratori dell´Epat, Wilmo Perino, che attacca Regione e gli altri enti, sul tema della formazione dei ristoratori. «Con l´Epat abbiamo stretto rapporti per iniziative enogastronomiche di livello. L´accusa non ha senso» spiega l´assessore. Perino dice che la sua è una posizione personale. Lo confermerà più tardi il presidente dell´Epat, Franco Bergamino, assente all´assemblea per un lutto familiare: «Con la Regione c´è accordo». Ma il problema di un´adeguata preparazione resta. E presto all´Ascom Village, dice Giuseppe De Maria, ci sarà un´area di 2000 metri quadrati a disposizione dei giovani dell´Istituto alberghiero per cominciare a mettere a frutto quanto appreso nelle aule.

Presto cadrà il vincolo delle chiusure

La qualifica di «città turistica», che presto la Regione assegnerà a Torino, favorirà la liberalizzazione degli orari di apertura e di chiusura dei negozi, che, se lo vogliono, non dovranno più sottostare all´attuale vincolo delle otto aperture domenicali. «È una grande sfida che accettiamo» dice il presidente dell´Ascom Giuseppe De Maria, pur consapevole che parte della sua «base» è ancora diffidente, compresi quei titolari di ristoranti, pizzerie e birrerie che già adesso non hanno alcun limite di orario. «È una prova che va fatta - sostiene l´assessore comunale Elda Tessore - anche se inizialmente può essere un vantaggio per la grande distribuzione. Ma è un passo in avanti che va compiuto per migliorare il livello di accoglienza della città, che su questo piano non è ancora pronta. Anche se sono stati fatti grandi passi in avanti». Lo confermano il collega regionale Ettore Racchelli («le norme delle Regione sul turismo hanno permesso di far nascere 1.250 nuove imprese e creato 9.995 posti di lavoro») e il presidente di Turismo Torino, Livio Besso Cordero. «Nel weekend pasquale - spiega - il Museo del Cinema ha staccato 6.500 biglietti. L´impegno è trasformare quei visitatori in consumatori, in gente che va al ristorante, che consuma al bar». Ma secondo altre statistiche elaborate da Renato Strazzeri, dell´Epat, su un campione di 150 ristoranti e bar del centro storico, nei giorni del lungo «ponte» il 42 per cento di questi esercizi era aperto. I ristoranti hanno registrato un´affluenza del 16 per cento, i bar del 25 per cento, con un calo tra il 20 e il 30 per cento rispetto all´analogo periodo dello scorso anno. In questi locali la presenza dei turisti non ha mai superato il 20 per cento. «Con queste condizioni - dice Strazzeri - le aperture domenicali non migliorerebbero la situazione». L´assessore provinciale Silvana Accossato sostiene, ad esempio «che il miglioramento dell´accoglienza turistica non passa necessariamente su un ampliamento degli orari di apertura».

Gino Li Veli

 
 
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