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05.12.2002 - «Il torinese, radicale nelle sue scelte»
Luca Ricolfi dirige il neonato Osservatorio dall´inizio, estate 2002. Docente di Metodolologia della ricerca psicosociale a Palazzo Nuovo, s´è convinto che «esiste eccome un tratto distintivo del Nord-Ovest». Ancora più marcato, se l´obiettivo si restringe alla sola Torino. Mille interviste nel capoluogo piemontese, un quarto del campione analizzato. Che tipo di città esce fuori? «Radicale. Tutti i tratti distintivi del territorio messi in evidenza dall´indagine, a Torino sono sottolineati. Il Nord-Ovest è laico, cosmopolita, vittimista, ostile agli immigrati clandestini ed amico dei regolari? Torino lo è radicalmente di più». Un esempio? «La microcriminalità. Il 38,6% dei torinesi ritiene l´Italia un paese pericoloso, il dieci per cento in meno dei nordoccidentali nel loro insieme. Se interpellati sulla situazione nella propria città però il risultato si ribalta, la preoccupazione è molto più alta. Segno d´un forte tasso di vittimizzazione tra i torinesi che, per altro, nel 36% dei casi, denunciano almeno un´aggressione o uno scippo in famiglia negli ultimi tre anni. Sedici punti meno della media complessiva. Nessun pregiudizio culturale o ideologico, dunque, nella percezione del rischio. Esperienza quotidiana». Torino convive da anni col fenomeno migratorio. Dal sud Italia, trenta, quarant´anni fa. Da nordafrica ed Europa dell´est più recentemente. Il Nord-Ovest rivela in generale un´«apertura selettiva» allo straniero. Che succede a Porta Palazzo, San Salvario, Porta Nuova? «Nella cultura torinese c´è un mix relativamente inedito di apertura e chiusura verso l´extracomunitario, disponibilità e rigore a seconda che esso sia regolare o meno. In questo si riconosce la severità tipica della tradizione locale, pronta a premiare con la cittadinanza gli immigrati che lavorano (85,1%, 11,7% in più della media del Nord-Ovest), e castigare con l´espulsione la clandestinità (52,6%)». La crisi dell´automobile coinvolge direttamente Torino, ma c´è il problema dell´indotto. La città è più, meno o ugualmente preoccupata dei Comuni e delle regioni vicine? «Il Piemonte e l´area di Torino si distinguono per una valutazione particolarmente pessimista dell´ultimo anno. La pagella che i torinesi danno alla qualità della propria vita è 6,74, un voto inferiore allo standard nazionale (7,6), ma anche a quello degli abitanti delle grandi città (6,95). Tanto che, per esempio, sul tema della flessibilità del lavoro le posizioni divergono dalla media nazionale. Pur complessivamente disponibili nei confronti della flessibilità, circa il 55%, i torinesi lo sono sette punti percentuali in meno delle altre regioni del Nord-Ovest. Un dato probabilmente influenzato dalle inquietudini per la crisi della Fiat». Professor Ricolfi, dia un´ultima pennellata a distinguere il volto del torinese dalla foto del Nord-Ovest immortalata dal rapporto dell´Osservatorio. «La Rai. Torino è l´unica realtà della zona che predilige programmi e tiggì della televisione di Stato rispetto a quelli proposti da Mediaset».

F.P.

 
 
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