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15.05.2003 - Un flop la raccolta differenziata
NON decolla la raccolta differenziata a Mirafìori Nord, eletta dall'Amiat a quartiere di riferimento per testare il progetto-pilota volto a raggiungere il traguardo del'50% dei rifiuti prodotti in un anno con la collaborazione dei 25 mila residenti. Se è vero che c'è stato qualche miglioramento, nessuno si nasconde come - otto mesi dopo l'avvio dell'ambiziosa iniziativa (un milione 800 mila euro di finanziamento complessivo coperto da fondi europei) inaugurata con una grande festa nei quartiere - i risultati restino al di sotto delle aspettative.

Ne è consapevole anche il Comune, deciso ad apportare al progetto una serie di correzioni in corsa per scongiurare un «flop» su quello che viene considerato un fronte strategico per Torino: con o senza il controverso inceneritore. Come? Attraverso l'incontro odierno nel quale il yicesindaco MarcoCalgaro - d'intesa con i vertici dell'Amiat, la seconda circoscrizione e i rappresentanti del programma «Urban II» (il progetto di iniziativa comunitaria mirato alla riqualificazione dell'area) - tirerà le fila della situazione individuando i problemi da risolvere. meglio, «il» problema, vale a dire il posizionamento dei cassonetti per la «differenziata» non più sulla strada ma nei cortili degli 800 condominii interessati. Tra le ipotesi future allo studio di Calgaro, una divisione delle responsabilità: l'azienda provvederebbe autonomamente allo svuotamento nei cortili di tutti quegli stabili disposti a consegnarle le chiavi; in caso contrario l'incombenza ricadrebbe sui condomini.

Pensare che Mirafiori Nord era stata promossa a «quartiere laboratorio» proprio per il buon andamento della raccolta differenziata sul suo territorio, con percentuali decisamente superiori rispetto al resto di Torino: parliamo di un 35% contro una media cittadina del 29. Il fatto è che proprio su questo punto - il cardine intorno al quale ruotano il senso e le aspettative di un progetto che si vorrebbe esportare oltre i confini del quartiere -, si stanno verificando le resistenze di molti residenti e amministratori. Per la verità a raffreddare gli entusiasmi iniziali non è tanto la progressiva «colonizzazione» dei cortili da parte dei cassonetti, quanto le modalità del loro svuotamento. Spetta all'Amiat entrare con i suoi mezzi oltre i cancelli o tocca agli abitanti assumersi l'onere di portarli sulla strada? E con quali modalità: arruolando i portinai, dove esisto- no, o eleggendo un incaricato (magari a turno)?

Va da sé che l'interpretazione dell'azienda non coincide con quella dei residenti, e viceversa. Per questo il grosso della partita si gioca su questa incombenza, risolta da altre città con svariate soluzioni: una per tutte quella adottata a Milano, dove il tragitto dei cassonetti dal cortile alla stra- da (e ritorno) è stato affidato i personale di cooperative pagando il servizio. Invece a Mirafiori il dibattito è in pieno svolgimento, rallentando la tabella di marcia del piano. La «querelle» sullo svuotamento, infatti, si salda ai tempi lunghi du molte assemblee condominiali inizialmente chiamate a pronunciarsi sulla presenza dei cassonetti nei cortili. No comment dall'Amiat. «Non ne farei un dramma ma qualcosa nel meccanismo non ha funzionato - spiega Yuri Bossuto, presidente della circoscrizione -. Per restare alla prima questioni, cioè la presenza dei contenitori nei cortili, alcuni hanno accettato mentre in altri stabili gli amministratori hanno rimandato il discorso alle assemblee condominiali che, come è noto, si riuniscono raramente. A questo punto un incontro è indispensabile». Conferma Gianfranco Presutti, direttore del programma «Urban II»: «il tasso della raccolta resta elevato rispetto al resto della città, molti preferiscono la soluzione tradizionale, cioè i cassonetti per strada. Per questo la dislocazione nei cortili è ancora a macchia di leopardo».

Conclusióne: «Forse l'ordinanza in merito avrebbe dovuto essere emanata otto mesi fa se non fosse che allora il Comune preferì mantenere un atteggiamento interlocutorio, di dialogo con i residenti. Adesso bisogna recuperare». Il testo al quale si riferisce Presutti - quello che «ordina» sistema porta a porta «con la collocazione dei contenitori nei cortili o nelle pertinenze condominiali» -, data da circa un mese. Paradosso di un esperimento che, nato come una sfida collettiva, sta cambiando pelle: a Mirafiori la «differenziata» si fa per decreto.

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