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Torino - 30 luglio 2003
 
 
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20.05.2003 - I sommersi e i salvati
Tutto è bene quel che finisce bene, le pagelle dei promossi e dei bocciati oscillano sul lato positivo. Anzi, la sedicesima edizione della Fiera Internazionale del Libro di Torino, snocciolatasi sul tema onnicomprensivo del colore che racconta (promosso), chiude i battenti persino senza le sterili ma consuete polemiche tra critici e favorevoli, milanesi e torinesi, grossi e piccoli pesci dell´editoria e del Barnum cultural-letterario-mediatico-spettacolare-politico (e chi più ne ha, più ne metta) che da sempre caratterizza la cittadella libraria del Lingotto. Cala il sipario tra grandi numeri di presenze (forse 200 mila), il fatidico taglio della torta, la stanchezza felice di chi ci ha lavorato e la vigile benevola protezione delle giubbe rosse del Canada (promosso a pieni voti) che, grazie al cielo, fanno dimenticare, con quel loro colore di avventura adolescenziale, i «guerrieri anticomunisti» del cavalier Berlusconi.

La scommessa di Ernesto Ferrero e di Rolando Picchioni (anche loro promossi), i timonieri, non è stata vinta oggi, ma da prima, dato che la Fiera è realtà consolidata da stagionato tempo. Ma bisogna riconoscere che, sotto sotto, c´era il timore che questa volta qualcosa potesse incrinarsi, forse per avere venduto la pelle del serpente troppo in anticipo, assicurando cioè che questo sarebbe stato il salone dei record. Invece, è filato tutto liscio, anche senza la rappresentanza ufficiale del governo all´inaugurazione (governo Berlusconi bocciato, dunque) e la tardiva retromarcia del ministro Urbani (respinto a sua volta), che ha però negato l´evidenza (la sua assenza il giorno precedente) quando è sbarcato in via Nizza.

Passa l´anno, per così dire, lo spirito multiforme della kermesse, che ha saputo accrescere la sua caratura internazionale (Canada, assaggio di Grecia, sette nazioni dell´Est Europa, altri editori esteri) e lo spazio dedicato alla vendita e allo scambio di diritti librari, offrendo lo scenario global del World Political Forum (da Gorbaciov a Bono) e mantenendo nel contempo la sua natura di smisurato contenitore di eventi che coinvolge, soddisfa, o comunque interessa, grandi e piccini. Non si scopre l´acqua calda, insomma, se si ricorda che al Lingotto possono convivere gli show della Littizzetto, di Bisio e degli altri comici che scrivono (promossi alla grande dal pubblico, in ogni caso) con il raffinato Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti (con pantomima e collage di testi sui colori del tragico); la passione civile di Michele Santoro, di Paolo Sylos Labini, di Nando Dalla Chiesa (da promuovere in nome della Costituzione, se non altro) con la passerella blindata (dalla polizia) del ministro Moratti (bocciata per la mancanza di coraggio); le torme di ragazzine e ragazzini che corrono dietro a Bono (non si possono bocciare, siamo seri, sono ragazzi...) con le storie avvincenti degli scrittori canadesi.

Il catalogo è questo. Svariato, rutilante, a volte eccessivo, forse troppo sbilanciato a sinistra quando è ora di parlare di politica, sebbene la colpa sia della latitanza della destra (quella colta). Ma meno male che c´è, se non ci fosse la Fiera bisognerebbe inventarla. Anche con il presenzialismo sopra tono dei politici (sono sempre troppi al salone, li bocciamo tutti), l´affollamento alla stessa ora di dibattiti interessanti, l´accumularsi di incontri e convegni noiosissimi e inutili. Però tutto si tiene, tutto convive. Come il cattivo gusto di piazzare una editrice di estrema destra, antisemita, a pochi passi da uno stand di cultura ebraica (idea pessima), o la paura che serpeggia in stand importanti, Mondadori ed Einaudi, quando un gruppo di ragazzi un po´ situazionisti decide di distribuire un guanto provocatorio per «liberare le visioni» (bocciati i timorosi), e quelli là chiamano la sicurezza del salone.

Il gusto di ognuno di noi, poi, può dare i voti ai personaggi che hanno animato Librolandia in questi cinque giorni. C´è chi si accontenta di vedere o non vedere, per la troppa ressa, la bionda Michelle Hunziker (non bocciabile per ovvi motivi estetici, ma che cosa c´entra con i libri?), e chi è andato al Lingotto per ascoltare soltanto lo scrittore e giurista Franco Cordero (che non si è presentato). Chi ha atteso con ansia d´antan il cantautore Claudio Lolli, ospite di Marcello Baraghini, re di Stampa Alternativa (promosso, come d´obbligo, per il suo indomito ribellismo beat), e chi ha sfidato la calca per ascoltare Alessandro Baricco (redivivo in fiera) e Niccolò Ammaniti. Di tutto, dunque, e il contrario di tutto: da Doris Lessing a Luciano De Crescenzo; da Alistair Mc Leod al sottosegretario Valentina Aprea (respinta dalla gente); da Travaglio-Gomez-Maltese (approvati dalla folla che straboccava) al ministro Buttiglione (non risulta l´adunata oceanica per il suo arrivo). Fino ai bambini che interrompono un lungo discorso di Enzo Ghigo, peraltro in ritardo (promossi a pieni voti i primi), e ai deliri per i giocatori della Juventus come Buffon (promossi se si è bianconeri, bocciati assolutamente se si è granata o interisti oppure milanisti).

Detto questo, si è detta la fiera. Una bella realtà. Perché è bello accalcarsi, sudare, infarcirsi persino di pizza, se si sta tra i libri. I libri non fanno male; anche quelli cattivi, se aiutano a pensare, a confrontarsi (promosso il confronto tra israeliani e palestinesi della Bollati Boringhieri, per esempio). E la promozione migliore, al salone, viene dal cambiamento di giudizio che alcuni manager dell´editoria hanno dovuto fare. Erano quelli che, un paio d´anni fa, dicevano che quello di Torino era un saloncino per pochi intimi. Sono quelli che oggi propongono a Picchioni e a Ferrero di costruire assieme delle iniziative. Vuol dire che, a lungo andare, il «saloncino» ne ha fatta di strada. Tanta strada nei suoi sandali, in sostanza, per citare chi, ieri sera, ha detto arrivederci alla fiera: l´avvocato canterino di Asti, al secolo Paolo Conte.

Massimo Novelli

 
 
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