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20.05.2003 - Il Tg culturale a Torino? Annunziata: «Può essere»
Presidente, che cosa ne pensa del tg culturale? Può essere una risorsa per la Rai e nel contempo per Torino? La domanda coglie Lucia Annunziata ancora seduta nella sala blu della Fiera del Libro, dopo aver parlato a lungo della «tv di qualità». Il presidente Rai allarga le braccia: «Può essere. Tutto può essere, ma non voglio anticipare nulla. A fine mese tornerò qui al convegno, in quella sede illustrerò i piani dell’azienda e il ruolo di Torino». Il «tg culturale» è l’ultima idea nata sotto il cielo bucato dalla Mole. Potrebbe essere diramato «da qui, che è la sede della Fiera del Libro, di tante case editrici, di varia e di scolastica, da Einaudi a Paravia e Sei, dalla Utet alla Bollati Boringhieri, dalla progettazione editoriale della Holden con Rizzoli alla Lindau e alla Instar, a tante altre “fabbriche di cultura” fra musei, gallerie e festival», ha scritto Tuttolibri nell’inserto dedicato alla Fiera nel giorno dell’inaugurazione. L’iniziativa ha rilanciato un dibattito che era partito dalle colonne di questo giornale molti mesi prima che il consiglio d’amministrazione di Baldassarre decidesse di trasferire Rai2 a Milano.

L’economista torinese Mario Deaglio e l’ex presidente della Federazione nazionale stampa Paolo Murialdi, hanno accolto con favore la proposta, sia per il tema su cui fondare informazione, sia per l’armonia con il luogo dove realizzarla. Altri interventi sono stati anticipati, mentre già 1200 intellettuali e operatori hanno aderito ad appelli (ieri al salone l’ha firmato anche il presidente della giunta regionale, Enzo Ghigo) e a manifestazioni pubbliche per «salvare la Rai». Annunziata non vuole scoprire le carte, senza però nascondere sensibilità verso la città che ha dato i natali alla radio e alla tv. Assediata da microfoni e taccuini dei cronisti, dice che «Torino e il Piemonte sono la patria della tv, hanno un’informazione di qualità». Poi indica Maurizio Ardito: «Fa parte del mio staff». L’ex direttore generale del centro di produzione di via Verdi è il primo «tecnico» di una squadra che la presidente formerà per rilanciare la Rai nazionale e contemporaneamente distribuita nel Paese, come aveva spiegato in commissione di Vigilanza: «Se il corpo può e deve essere espanso, la testa deve rimanere unita». Ardito era stato involontario motivo del primo dissapore tra la presidente e il direttore generale Flavio Cattaneo. Lei voleva incontrarlo per conoscere la situazione della sede piemontese relegata ad una «direzione ad interim» dalla gestione Baldassarre, ma Cattaneo si era opposto: «Lui (Ardito) è un mio collaboratore».

Da ieri è ufficiale: Ardito è nello staff di Lucia Annunziata. Alla Fiera del Libro lei lo tiene a braccetto sotto gli occhi sorridenti di Guido Paglia, responsabile delle pubbliche relazioni esterne e giornalista graditissimo al centrodestra. L’ex direttore della sede torinese lavorerà a fianco del capo della segreteria della presidente, Luigi Mattucci, manager di lungo corso, anche lui con esperienze torinesi: esordì da dirigente nel palazzo di via Verdi. Forse la prima mossa subalpina di Annunziata sarà un incarico a tempo pieno per la guida del centro di produzione. Per la sostituzione del «direttore ad interim», Lorenzo Vecchione (che a Roma è responsabile della produzione nazionale), circolano i nomi dei dirigenti Gian Luca Veronesi, Tommaso Genisio, del caporedattore vicario del Tgr Piemonte, Paolo Girola, del presidente Corerat, Pier Umberto Ferrero. Tra l’altro, Veronesi è il coordinatore del programma per celebrare nel 2004 il cinquantenario della tv. Intanto gli enti locali, sindacati, il Comitato Palazzo della Radio, forze economiche e sociali stanno mettendo a punto la due-giorni (30 e 31 maggio) per presentare il palinsesto nazionale con cui il Piemonte - meglio «il Nord-Ovest», ha sottolineato l’on. Giorgio Merlo in commissione di Vigilanza - vorrebbe dare il suo contributo. Si pensa alla radiofonia, alle fiction, all’euroTg, alle peculiarità in campo «scientifico», «ambientale», nella programmazione per la fascia dei ragazzi, oltre alle competenze del centro ricerche e delle direzioni abbonamenti. Torino non andrà in piazza come Milano per Raidue, ma svelerà le potenzialità di una macroregione europea, industriale, culturale, laboratorio di tante innovazioni. Ha testa e strumenti per continuare a essere utile a un Paese che vuole crescere. Attende l’ordine.

Luciano Borghesan

 
 
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