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Torino - 23 maggio 2003
 
 
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29.08.2002 - Un cuore di chip per Torino
Torino cerca una nuova identità, dopo la crisi dell’auto Oggi si punta su informatica e telecomunicazioni. Centri di ricerca e di formazione avanzati come il Politecnico creano l’ambiente favorevole alla nascita di nuove imprese. Con il progetto Torino Wireless i ricercatori nel settore Ict passeranno da 2.000 a 4.000 Inoltre sull’area confluiranno fondi pubblici e e investimenti privati per oltre 100 milioni di euro Torino non più "company town" modellata a immagine e somiglianza della Fiat, ma sempre città con «il cielo limpido e le vie squadrate percorse dal vento», come scriveva Italo Calvino. Metropoli alla ricerca di una nuova identità, oggi investita da una brezza impalpabile quanto i chip al silicio. Il capoluogo piemontese - segnato dalla crisi del distretto dell’auto - sta infatti cercando di saltare sull’onda dell’Information and communication technology. Informatica, telecomunicazioni e high-tech, quindi, per una città che, secondo la Cgil, ha visto gli addetti - riconducibili alla Fiat e all’indotto - passare dai 69.025 del 2001 ai 56.393 di quest’anno, con la drammatica prospettiva di un tracollo, nel 2003, a quota 36 mila. Torino ricomincia, pragmaticamente, da ciò che ha. E non è poca cosa. Anzi. C’è la ricerca, che si concentra intorno al Politecnico di Corso Duca degli Abruzzi, una delle più innovative fra le cittadelle internazionali dell’Ict. E ci sono imprese con fatturati considerevoli nei servizi informatici. Secondo l’Unione Industriale, in oltre 6.500 imprese del settore Ict lavorano 53.400 addetti. Anche se la congiuntura non è favorevole: all’Unione Industriale segnalano che attualmente il 15% degli specialisti dell’Ict a Torino e dintorni- gestori di sistema e softwaristi, consulenti e creativi del web - se ne sta con le mani in mano, perché non impiegato su nessun progetto. «Anche se è in corso un rallentamento del comparto - chiosa Paolo Verri, intellettuale prestato alla direzione dell’agenzia Torino Internazionale -, sull’Ict la città ha fatto una scommessa di medio e lungo periodo. Un progetto che ha un nome preciso: Torino Wireless. L’idea è di potenziare la specializzazione del distretto piemontese in almeno due filoni: la trasmissione dei dati senza fili e la e-security, la sicurezza dei sistemi informatici». Un’iniziativa che ha una forte radice intellettuale: in pochi anni i ricercatori di stanza a Torino, italiani e stranieri, passeranno da 2000 a 4000. «L’idea di fondo - aggiunge Verri - è giungere a una vera e propria compenetrazione fra ricerca e aziende. Un nocciolo duro costituito da ricerca avanzata e imprese estremamente aggressive». Un cuore nuovo per la città, risultato di sinergie fra i portatori del sapere tecnico e la classe imprenditoriale locale. Un’operazione che riuscirà a patto che Torino Wireless riesca ad aggregare una massa considerevole di energie intellettuali e imprenditoriali. In quest’operazione il Politecnico sarà uno dei traini: osservando l’impact factors del Journal of citation report, che considera il numero e la qualità di citazioni delle ricerche prodotte da ciascun ateneo sulle principali riviste internazionali, il Politecnico di Torino è passato da 0,87 punti del 2000 a 1,05 di un anno fa: il mitico Mit di Boston - con 1,36 - è ancora distante, ma Stanford, con 1,14 punti, è a un soffio, mentre la University of London, con 1,02, mangia la polvere. Una qualità intellettuale, nella ricerca sull’Ict, sopraffina per un Politecnico che non rappresenta una cattedrale nel deserto. Qui ci sono l’Istituto Superiore Mario Boella sulle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, il TI Lab (il centro di ricerca e di servizi ad alto valore aggiunto del gruppo Telecom, un tempo chiamato Cselt) e il centro di ricerca della Motorola, legato a filo doppio con il Politecnico. «L’obiettivo - osserva Mario Calderini, docente in Corso Duca degli Abruzzi di Economia dell’innovazione - è creare un ambiente favorevole, che attiri l’insediamento di nuove imprese: sia di quelle che operano su software e modelli di business innovativi, sulla scorta di Vitaminic, sia di aziende che operano nella fornitura di consulenze e sistemi gestionali all’avanguardia alle imprese dei comparti tradizionali, come Replay». Ricercatori, progetti, ma anche denaro. Tanto denaro: grazie a Torino Wireless confluiranno, in pochi mesi, 23 milioni di euro garantiti dal sistema locale, altrettanti dal governo nazionale. Mentre gli sforzi sono ora appuntati sulla identificazione di un fondo internazionale di private equity e di venture capital, specializzato in Ict, che convogli sull’area, a sostegno di progetti imprenditoriali nuovi o di aziende già mature che però vogliono sperimentare una ulteriore fase di sviluppo. «L’urgenza - commenta Verri - è di trovare un partner internazionale in grado di investire sull’area altri 60 milioni di euro».

Paolo Bricco

 
 
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