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Torino - 30 luglio 2003
 
 
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20.06.2003 - Se il centro diventa la vera periferia
Bisogna salvare i cinema sotto casa, questo l´impegno per gli anni a venire. Ma anche per i prossimi mesi, soprattutto per i prossimi giorni, da parte degli appassionati, dei consumatori e dei lavoratori del cinema a Torino. Dove esiste la Film Commission e il Museo alla Mole, dove prolificano i set, dove le troupe vengono a girare da tutto il mondo o quasi, forse persino dall´India prossimamente, pero´ poi chiudono le sale. Perché sono troppe, perché non offrono proposte abbastanza differenziate, perché non hanno più´ un´identità precisa, perché è molto cambiato il pubblico, perché è anche cambiato il cinema. Chissà.

Comunque, bisogna salvare i cinema sotto casa, prima che ce li portino via, e ne lascino solo uno o due sparsi qua e la´, raminghi per le vie della città. Vent´anni or sono questo slogan era sbandierato con l´idea di salvaguardare le periferie, dove chiudevano le sale di seconda visione e del circuito d´essai. Una dietro l´altra. Risultato: un deprimente deserto cinematografico con pochi avamposti che resistevano orgogliosi.

Adesso è il contrario. Il centro cittadino, dal punto di vista dei cinema, rischia di trasformarsi in un buco nero, una grande periferia. Mentre la periferia, con i vari Medusa, Cineplex, Pathè, Warner, fra corso Umbria, piazza Massaua, il Lingotto e Beinasco (senza contare i colossi di prossima apertura), sta diventando il vero centro, il cuore pulsante della visione cinematografica torinese. Con una differenza rispetto allora: oggi nel centro diventato periferia chiudono le sale di prima visione, mentre nella periferia aprono le sale da spettacolo hollywoodiano, quelle che ammazzano la diversità. E il cinema non è solo Hollywood. A volte è un´altra cosa. E ha bisogno di un´altra casa. Se in centro non ne fanno di nuove, che ci lascino la possibilità di conservare quelle vecchie.

Gian Luca Favetto

 
 
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