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11.07.2003 - Egizio, viaggio nel tempo
Un museo come «macchina del tempo» in cui rivivere le suggestioni di un viaggio, organizzato secondo un percorso tematico e uno cronologico, da cui si potrà entrare e uscire a piacimento. Un museo che offra al visitatore la fascinazione del teatro accanto al rigore del laboratorio scientifico, facendo ricorso, ma senza esagerare, agli effetti speciali e alle nuove tecnologie. Un museo infine che raddoppi la superficie espositiva, dedicando ampio spazio ai servizi didattici e informativi, creando un auditorium per 300 persone e un´ampia biblioteca intesa come luogo di studio, con postazioni informatiche per i visitatori. Questo, in sintesi, il Museo Egizio del Terzo Millennio descritto nel voluminoso fascicolo che illustra le «Linee guida per il Nuovo museo Egizio». Lo studio, commissionato e finanziato dalla Compagnia di San Paolo, da poco consegnato, è il risultato dell´impegno di un gruppo di lavoro di cui fanno parte gli egittologi Silvio Curto, Silvia Einaudi, Francesco Tiradritti e Dietrich Wildung: servirà a compilare il bando di gara per il concorso internazionale che dovrebbe partire nel 2004.

«Non è una rivoluzione, per carità: si parte da ciò che funziona, ma per voltare pagina. Punto a capo e si ricomincia, tenendo conto delle esigenze del nuovo visitatore, della valenza straordinaria del museo per Torino e della sua importanza strategica su un piano internazionale» dice Francesco Tiradritti.

Si è partiti da ciò che funziona, ma soprattutto da ciò che non va. Ecco allora che nello studio sono elencate le «criticità», peraltro già note e da troppo tempo lamentate: la mancanza di spazio, le attrezzature antiquate, le infrastrutture insufficienti, ma anche la mancanza di «appeal»: «Che senso ha mettere la statua di Ramesse II, una delle meraviglie del museo, nello Statuario in mezzo a tutte le altre, che neanche la vedi?» continua Tiradritti. Ed ecco allora che nel nuovo allestimento Ramesse, assurto a simbolo del museo, aprirà il percorso espositivo, tutto solo in una sala del piano interrato. E ancora, occorrerà far rivivere al visitatore attraverso effetti scenografici le suggestioni originali, quelle provate dagli archeologi al momento della scoperta.

Ma vediamo i punti essenziali di questo nuovo museo. Tutto ruoterà intorno ai due percorsi principali, che si snoderanno anche nei sotterranei della chiesa di San Filippo Neri. Il primo, tematico, detto «del collezionista» e ispirato a Bernardino Drovetti, illustrerà la prima fase del museo, quella legata all´acquisto nel 1824 delle raccolte del luogotenente di Napoleone da parte dei Savoia. In queste sale prevarrà il senso dello stupore, il desiderio di destare meraviglia, proprio come avveniva durante i primi approcci degli europei alla civiltà dei faraoni. Ci saranno varie sezioni, dalla vita quotidiana e domestica, alla scrittura, agli usi e costumi funerari. Dall´egittomania all´egittologia. Il secondo percorso, quello «del collezionista», avrà come guida spirituale Ernesto Schiaparelli, grande ordinatore dei materiali reperiti secondo criteri scientifici. Gli oggetti saranno disposti secondo una successione temporale, dalla Preistoria e dal Protodinastico fino alla Tarda antichità e alla Cristianizzazione. Qui ci sarà spazio anche per approfondimenti sulle provenienze geografiche dei reperti e per aree specializzate per la conservazione dei materiali più delicati, come i papiri e i sarcofagi. Un terzo percorso sarà poi dedicato alla fortuna dell´antico Egitto nei secoli, in Italia e in Europa.

Tra le novità, alcune «isole informatiche» inserite tra un settore e l´altro del percorso di visita e un nutrito apparato didattico per ragazzi e adulti. Si creeranno depositi visitabili e nuovi servizi – dal bookshop a un ristorante-caffetteria - suggeriti dall´approfondito studio sul «Marketing e multimedia del Museo Egizio», coordinato da Vittorio Bo. Tra le sorprese, infine, l´utilizzo del cortile, che verrà protetto da una copertura, mentre il seminterrato sarà riservato alle mostre temporanee.

Marina Paglieri

 
 
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