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Torino - 25 settembre 2003
 
 
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04.09.2003 - Torino-Roma, due città allo specchio
Sergio Chiamparino e Walter Veltroni hanno più di una poltrona in comune. Sul palco della festa dell’Unità al Parco Ruffini si guardano negli occhi due capitali meno lontane di quanto descriva la cartina d’Italia. A cominciare da quella notte del 27 maggio 2001, quando entrambe scesero in piazza per festeggiare la vittoria del candidato ulivista. Sono passati due anni, e i sindaci tracciano volentieri un bilancio parallelo.

Qui, il capoluogo piemontese disorientato dalla crisi dell’automobile che chiede quotidianamente lumi al primo cittadino: «La città che parla», il libro di Sergio Chiamparino uscito qualche mese fa, è la storia di questo dialogo. Sul fronte opposto il Campidoglio, con i problemi di una metropoli europea eppure in fondo in fondo ancora un po’ provincia in quel suo vivere adagiata sui fasti del passato.

Veltroni e il collega subalpino hanno puntato sul futuro. La cultura, prima di tutto. Magnete d’attenzione internazionale a Roma, la cui estate vanta ormai un calendario d’appuntamenti all’altezza della concorrenza di Parigi, Londra, New York. A Torino vettore di differenziazione imprenditoriale: sotto la Mole l’arte contemporanea guida la riscossa d’una tradizione troppo a lungo dimenticata dalle guide turistiche di tutto il mondo. I problemi sono lì a zavorrarre il cambiamento: le periferie, la solitudine degli anziani, il nodo immigrazione. Ma soprattutto, la sfida di portare una soluzione da sinistra.

LE DOMANDE
1 URBANISTICA E QUALITA' DELLA VITA
Periferia e centro. Con la migrazione degli abitanti nelle zone di volta in volta più vivibili, come muta il profili sociale delle città?

2 UNA CITTA' COMUNITARIA
L'uomo metropolitano è sempre più solo, come la vicenda estiva degli anziani vittime del caldo ha ricordato agli italiani. E' possibile costruire una "città comunitaria"?

3 LA POLITICA DEL CENTRO SINISTRA
C'è il fine e ci sono i mezzi per raggiungerlo. Cosa vuol dire governare da sinistra?

4 LE SCELTE DELLA CULTURA
Futuro della cultura e cultura del futuro. PErchè la città post moderna scommette sulla produzione artistica quale volano del cambiamento?

5 LA SFIDA INTERNAZIONALE
Dal locale al globale. Che posto immaginare tra le grandi capitali internazionali?

6 LA CITTA' CHE SOGNATE
Qual'è, se ne esiste una, l'eccezione cittadina di cui andare orgogliosi in casa e all'estero?



IL SINDACO DELLA MOLE

[]1 Le periferie di Torino hanno superato il periodo di sofferenza seguito al boom di affluenza degli Anni 60. Le aree storiche come Vallette, Falchera, Mirafiori, assumono sempre più l’aspetto di piccole comunità. Il disagio si avverte oggi in quelle zone maggiormente limitrofe al centro, Borgo Dora, Barriera di Milano. Qui le condizioni abitative sono ancora obsolete e il prezzo ridotto delle case favorisce l’arrivo di immigrati e fasce di popolazione a basso reddito, due entità potenzialmente conflittuali. Direi che il profilo sociale di Torino muta a velocità differenti. I nostri sforzi devono concentrarsi sulle nuove periferie, dove la qualità urbana cresce troppo lentamente rispetto alle esigenze della modernità».
[]2 La città comunitaria è possibile a patto di non sacrificare la libertà del singolo a principi astratti. La comunità ideale è dove si compongono miglioramento della qualità della vita e desideri individuali. Paradossalmente anche la solitudine è un diritto: il nostro compito è fornirgli un’alternativa valida. Una sfida aperta. Nelle capitali industriali come Torino, molto vincolate ai processi economici, la rete famigliare, garante storica della comunità, ha perso terreno. Ma qui deve supplire il servizio pubblico».
[]3 Governare da sinistra vuol dire tenere fermi dei valori di riferimento come la comunità, l’integrazione con lo straniero, l’equità sociale. Ma non per questo rinunciare alla gestione delle cose pratiche che richiedono compromessi. La chiave di volta è valorizzare le istituzioni in quanto tali, svincolandole dalle pressioni economiche. La sicurezza? Un valore né di destra né di sinistra. Dipende dai modi. Dare il voto agli immigrati in regola, per esempio, è una via percorribile per arginare l’illegalità».
[]4 Torino è stata a lungo una metropoli industriale dove quel che non era fabbrica, come la cultura, rientrava nello svago. La trasformazione dell’economia urbana avviata una decina d’anni fa ha imposto di differenziare e investire su altri settori. La cultura è tra questi: produzione che allieta gli abitanti ma diventa anche fattore di sviluppo e promozione turistica».
[]5 L’appuntamento con le Olimpiadi del 2006 ha accelerato un processo di modernizzazione della città obbligandola a pensare al grande evento ma anche al dopo. Quando, spenti i riflettori, la comunità resterà con un terreno concimato per raccolti a venire. Il villaggio degli atleti, per dire. A Giochi conclusi dovrebbe diventare una casa dello studente: dobbiamo affrettarci ad investire sul Politecnico perché attragga cervelli a Torino».
[]6 L’eccezione torinese è il lavoro. Una città che sa coniugare astrazione di pensiero e concretezza del fare. Gli intellettuali storici della casa e la produzione automobilistica lo dimostrano. Insomma: sappiamo rimboccarci le maniche senza presunzione. A patto che da virtù, l’understatement non diventi vizio».

IL SINDACO CAPITOLINO

[]1 Con i suoi 2 milioni e 600 mila abitanti, Roma è una metropoli anomala: vanta una periferia che ha in sé una buona tenuta del tessuto sociale. A Roma non ci sono zone veramente off limits, di quelle sconsigliate da frequentare. Non dobbiamo adagiarci comunque su una lunga storia di relazioni: il nuovo piano regolatore punta sulla valorizzazione dei 19 municipi per costruire una città policentrica. Negli ultimi anni la crisi della Borsa ha fatto lievitare il prezzo del mattone e la gente si è spostata verso aree meno dispendiose. L’impegno del Comune è rendere sempre più vivibile l’intero territorio cittadino».
[]2 L’idea di comunità è una mia ossessione da quando sono stato eletto al Campidoglio. Voglio dimostrare che la grande metropoli non è inconciliabile con la dimensione comunitaria dei piccoli paesi. Abbiamo aumentato del 47 per cento le spese destinate al sociale. Quest’estate, la drammatica vicenda degli anziani vittime del caldo ci ha fortunatamente risparmiato. Da noi, con l’aiuto dei servizi, i nonni contribuiscono alla vita della città, accompagnano i bambini a scuola, svolgono compiti per le mamme lavoratrici, esercitano quella funzione di controllo che in passato era tipica di certi quartieri popolari».
[]3 Governare da sinistra vuol dire pensare che si può essere riformisti cambiando radicalmente le cose». []5 Diceva il grande cattolico sociale Giorgio La Pira che la città non è solo mattoni ma anche sistema di valori. Ecco, vorrei che la sfida di Roma internazionale fosse nell’aspirazione all’universalità. La capitale che invita i premi Nobel, ospita il dialogo tra israeliani e palestinesi, ricorda la tragedia di Safya Husseini, la donna nigeriana accusata di adulterio e condannata alla lapidazione dalla sharia, la legge islamica. Nel mondo dilaniato da conflitti etnici e locali, immagino una metropoli capace di pensarsi globale».
[]6 L’eccezione culturale romana è la sua duplice dimensione di città tecnologica e storica. Una capitale moderna che sfoggia il Colosseo e le fibre ottiche nello stesso paesaggio urbano».

Francesca Paci

 
 
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