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Torino - 30 maggio 2003
 
 
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01.12.2002 - Una Fondazione sempre più contemporanea
Con 6 milioni di euro la Fondazione Crt per l’arte contemporanea apporta nei musei torinesi due importanti nuclei di opere italiane del Novecento: «Transavanguardia» al Castello di Rivoli e «Anni Cinquanta» alla Gam

Torino. Lo Spazialismo e l’Art brut, l’Informale e la Transavanguardia, Burri e Paladino, Accardi e Clemente entrano da protagonisti nelle collezioni pubbliche torinesi. L’obiettivo dei diversi attori locali impegnati nel rafforzamento del ruolo, oggi «di riferimento», della città nel campo dell’arte contemporanea, acquisito negli anni e ormai da più parti riconosciuto, trova ora un’importante occasione di conferma grazie alle acquisizioni promosse dalla Fondazione per l’arte moderna e contemporanea, attivata dalla Fondazione Crt nel 2000 e impegnata nell’accrescimento delle collezioni del Castello di Rivoli e della Galleria civica d’Arte moderna e contemporanea (Gam), oltre che nell’organizzazione di grandi mostre internazionali. Dopo l’acquisto di un nucleo di opere dell’Arte povera proveniente dalla collezione di Margherita Stein (cfr. Il Giornale dell’Arte n. 192, ott. 2000, p. 8), il Comitato Scientifico (oltre ai direttori dei due musei torinesi, Ida Gianelli e Pier Giovanni Castagnoli, Rudi Fuchs dallo Stedelijk Museum di Amsterdam, Nicholas Serota dalla Tate Gallery di Londra, e David Ross, già direttore del Museum of Modern Art di San Francisco) ha ora deliberato il sostegno di due nuovi progetti, per un investimento complessivo stimato in circa sei milioni di euro. Al Castello di Rivoli andranno in deposito permanente 14 opere di Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Nicola De Maria, individuate dal progetto «Transavanguardia» proposto dal direttore Ida Gianelli (cfr. lo speciale allegato a questo numero di Vernissage): il museo potrà così vantare la maggior collezione in Italia di opere prodotte dal gruppo nel suo momento «formativo», tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta. Alla Gam sono invece destinate 18 opere di arte italiana degli «Anni Cinquanta», parte delle 40 che, come richiesto dal direttore Pier Giovanni Castagnoli, amplieranno la già ricca dotazione museale relativa a un decennio di grande fermento artistico e culturale, che vide al suo chiudersi, nel 1959, l’inaugurazione della nuova sede del museo, in seguito alle distruzioni belliche. I pezzi acquistati dalla Fondazione, che entreranno a far parte del percorso espositivo dopo una prima presentazione al pubblico da marzo a giugno 2003 in occasione della mostra «Pittura italiana degli anni Cinquanta», sono: «Arciere su bianco» (1955) e «Labirinto n. 12» (1958) di Carla Accardi; «Polvere del tempo» e «Senza titolo» di Vasco Bendini, entrambe del 1958; «Untitled» (1953) di Alberto Burri; «Senza titolo» (1958) e «I sortilegi 1» (1960-61) di Pinot Gallizio; «Merde sur ma merde» e «Ne connais pas» di Gastone Novelli, del 1959; «La grande Eva» (1958) e «Carta segreta» (1959) di Achille Perilli; «Schermo astratto 28/55» (1955), «Pittura 39/59» (1959) e «Senza titolo 39/59» (1959) di Antonio Sanfilippo; «Le voci del silenzio» (1958) di Emilio Scanavino; «Ripetizione ex-ira» e «Estate seconda» di Toti Scialoja, entrambe del 1959; «Composizione» (1956) di Giulio Turcato. «Soltanto con collezioni particolarmente significative, ha dichiarato Giovanni Ferrero, presidente della Fondazione per l’Arte moderna e Contemporanea Crt, come sono ora quelle di Rivoli, per quanto riguarda l’Arte povera e la Transavanguardia, e quella della Gam, per l’arte italiana degli anni Cinquanta, riusciremo a stabilire un dialogo con i musei internazionali e ottenere prestiti per le grandi mostre». Mentre Rudi Fuchs ha espresso l’intenzione di indirizzare i prossimi acquisti anche nei confronti di «artisti stranieri legati al territorio, come ad esempio Fautrier che ha avuto proprio alla Gam la sua prima mostra in Italia, curata da Luigi Carluccio»; e David Ross ha sottolineato l’importanza del sostegno della Fondazione all’attività museale, «dal momento che in Italia non esiste, come in altri Paesi tra cui gli Usa, una politica che incoraggi le donazioni da parte dei privati attraverso sgravi fiscali». Ma ora, accresciute le collezioni con prospettive di ulteriori ampliamenti, la questione urgente per i due musei sembra essere la necessità di nuovi spazi: e se Rivoli ha portato avanti negli anni l’opera di espansione all’interno del Castello sabaudo restaurato da Andrea Bruno fin dai primi anni Ottanta, per la Gam si parla da tempo di nuovi spazi nelle vicine ex Officine Grandi Riparazioni (cfr. n. 193, nov. 2000, p. 36): grandiose navate ottocentesche, dismesse dal 1987, per la cui ristrutturazione e allestimento è in via di conclusione un concorso internazionale bandito dal Comune di Torino.

Alessandro Martini

 
 
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