contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 12 novembre 2003
contatti     mailing list
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Governo Metropolitano | Rassegna stampa
 
 
 
 
15.10.2003 - Torino, le strategie contro la crisi
Esce in questi giorni il numero di settembre-ottobre di Italianieuropei, il «bimestrale del riformismo italiano» edito dall’omonima Fondazione presieduta da Massimo D’Alema, che dedica al «caso Torino» la sua sezione centrale, con interventi del sindaco Sergio Chiamparino, dell’assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri, di Giovanni Ferrero, presidente della Fondazione Crt per l’Arte contemporanea, e Federico Fornaro dell’Isi. Pubblichiamo una parte dell’articolo di Chiamparino.

ALL’INIZIO degli anni Novanta si comincia a delineare concretamente un progetto alternativo per il futuro che, superando il duro colpo della crisi Fiat del 1993 (che vede la chiusura dello stabilimento Lancia di Chivasso e la riduzione di parecchie migliaia di posti di lavoro, in particolare tra gli impiegati e i quadri), vuole disegnare una città industriale moderna e tecnologicamente avanzata, attrattiva dal punto di vista turistico e culturale, e con una qualità urbana rigenerata, dotata di nuove infrastrutture. È la giunta Castellani, eletto nel 1993, ad elaborare e rendere operativa una visione strategica per il domani. Partendo dall'approvazione, nel 1995, di un piano regolatore che disegnava il nuovo assetto urbanistico della città del futuro, ricollocando i suoi contenuti economici e sociali profondamente mutati. In realtà è già all'indomani della crisi Fiat del 1980 che inizia una riflessione sul cambiamento economico e sociale, a partire dalla rottura di quel legame che aveva da decenni identificato, e rassicurato, la città-fabbrica con la Fiat e viceversa. Ricordo una prima riflessione sul futuro della «città oltre la Fiat», anche se non ancora formulata in questi termini, nella Convenzione sul futuro di Torino organizzata dal Pci nel 1983-1984, che coinvolse i più significativi attori economici, politici e sociali della città.

Nel 1998 Torino avvia l'elaborazione di un piano strategico, coinvolgendo gli opinion leader e i rappresentanti delle principali istituzioni pubbliche e private del territorio. Si giunge a un documento programmatico sottoscritto da oltre cento attori pubblici e privati, che oggi sono tutti membri di un'associazione nata per monitorare e sviluppare il piano stesso. Esso viene elaborato prima della designazione di Torino a ospitare i Giochi olimpici e dopo l'approvazione del Piano regolatore, partendo dagli interventi infrastrutturali per la costruzione della prima linea di metropolitana, del passante ferroviario e del collegamento ad Alta velocità con la Francia e Milano, nella prospettiva della costruzione del corridoio europeo Est-Ovest, dalla penisola iberica a Kiev.

Il nuovo Piano regolatore di Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi coglie l'opportunità offerta dalla riorganizzazione del nodo ferroviario di Torino, partendo proprio dall'interramento della ferrovia e dalla costruzione del passante che implicano il recupero di enormi aree urbane lungo la Spina centrale, cioè l'asse che attraversa la città da nord a sud. Attorno ad essa si insediarono, all'inizio del secolo scorso, i grandi stabilimenti manifatturieri, divenuti nell'ultimo ventennio del Novecento i grandi vuoti di Torino, e a ovest si sviluppò l'altra metà della città.

Si progetta così un complessivo piano di trasformazione e rilancio urbano che articola la riconversione economica, culturale e ambientale lungo un'asse di trasformazione urbanistica che interessa oltre due milioni e mezzo di metri quadri, ripensati a poli tecnologici, culturali, sociali. Gli interventi sulla Spina centrale si propongono di riqualificare aree industriali dismesse, localizzate nel settore centrale della città, da nord fino all'area Lingotto, creando nuove condizioni di centralità urbana, integrando fisicamente, funzionalmente e morfologicamente parti di città prima separate dal tracciato ferroviario. Gli interventi interessano il decennio 2000-2010 e oggi sono in corso le fasi di demolizione, bonifica e le prime realizzazioni.

Sono previsti interventi legati all'ampliamento di sedi universitarie, alla creazione di nuovi poli culturali, di sedi per il terziario e il produttivo avanzato, attività commerciali, servizi, nuovi insediamenti residenziali integrati ad un nuovo sistema di spazi pubblici qualificanti dal punto di vista ambientale. Alla trasformazione lungo la Spina si integrano, in maniera omogenea, anche i siti olimpici, presenti lungo la Spina e in particolare nell'area del Lingotto, destinata alla costruzione del Distretto olimpico. Torino si trova quindi ad attraversare un momento in cui, anche per i ritardi accumulati in un passato non recente, si concentrano opportunità di sviluppo importanti date dalla concentrazione di investimenti infrastrutturali il cui rilievo è significativo sia per gli effetti immediati sull'economia, sia soprattutto per il miglioramento della produttività di sistema che possono indurre.

Fino agli investimenti per la realizzazione dei Giochi olimpici del 2006 che costituiscono, anche qui soprattutto per quel che possono lasciare sul territorio, un'opportunità unica. Complessivamente da qui al 2006 sulla città si contano almeno cinque miliardi di euro di investimenti. Ma i Giochi sono anche una vetrina di promozione, un'opportunità di ricaduta economica e occupazionale immediata, sopratutto nel settore edile e nel terziario di accoglienza. Per il post-olimpiadi è decisivo costruire fin da ora politiche per gestire l'eredità olimpica (economica, culturale, strutturale, ecc) in modo finalizzato ed utile ad accelerare e completare un processo di trasformazione e di sviluppo. Bisogna guadare con particolare attenzione alla qualità sociale che sarà determinata da tale processo di cambiamento. Vi sono tutte le condizioni e le potenzialità perché si creino situazioni ottimali dal punto di vista dell'insieme di attività produttive e di servizi, di aree residenziali e di spazi per la riqualificazione ambientale, di stili architettonici e di settori sociali e generazionali diversificati attratti dalle nuove attività che si stanno e si potranno insediare.

Ma guai a non vedere anche il rischio che questi elementi non si compongano armonicamente, che determinino asimmetrie, che creino concentrazioni e vuoti, fonti potenziali di anomia, di congestione, di tensione e di degrado culturale prima ancora che fisico. Difficile pensare ad una ricetta diversa dalla capacità, che non può che essere affidata all'agire politico collettivo, di saper realizzare e gestire un processo di trasformazione con un così elevato grado di complessità avendo sempre presente la centralità in esso della variabile sociale.

Questo processo di rinnovamento in atto è sostenuto da un sistema economico che, nonostante gli effetti pesanti della crisi del settore automobilistico, resta in piedi. Il tessuto di imprese, anche quelle dell'auto, è solido. Il settore dell'Ict è in crescita: conta 6.800 aziende, 53.688 addetti, con un tasso medio di crescita annuo del 9,65%. Lo stesso settore auto tende a rendersi autonomo: dei 70.000 addetti al settore autoveicoli nella provincia, il 50% non lavora più solo per Fiat.

In ogni settore vi sono buoni protagonisti del mercato internazionale, che danno forma, consistenza, nomi e cognomi a quella media impresa multinazionale che, secondo alcuni studiosi di politica industriale, è destinata a rappresentare il soggetto trainante nei nuovi scenari della globalizzazione. Basta pensare a nomi come Pininfarina, Giugiaro, Bertone, Lavazza, Microtecnica, Alenia e Riv, per restare solo ai torinesi più noti, che indicano come anche in campo automotoristico vi siano realtà pressoché autonome dalla Fiat. Realtà che sono protagoniste con tutte le difficoltà ma anche le potenzialità della situazione attuale del mercato. Non solo. Vi sono fra di essi imprenditori che, come Pininfarina, hanno già mostrato di saper svolgere ruoli importanti nella governance torinese e italiana. In campi diversi dall'industria ma strategici per lo sviluppo, come la finanza e la ricerca, vi sono realtà come San Paolo e il Politecnico che già sono e possono essere ancora di più punto di riferimento, non solo nazionale.

Sergio Chiamparino

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.