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Torino - 27 novembre 2003
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17.10.2003 - Salza: "Il capoluogo non ha bisogno del territorio"
QUALCUNO si lamenta contro Torino? Non dimentichiamo che è stata la città italiana che ha avuto le più grandi responsabilità nell’immigrazione e per questo è la più italiana di tutte. Ha subito flussi che hanno creato problemi nella regione»: Enrico Salza, vicepresidente dell’Istituto bancario San Paolo, contesta l’attacco al centralismo torinese e il «piangersi addosso» di certi politici.

Che cosa risponde?
«Che apprezzo di più il discorso di Ferruccio Dardanello, che rivendica con orgoglio la capacità del cuneese di fare da sola in momenti complicati, rispetto alle lamentazioni del mio amico alessandrino Fabrizio Palenzona, che è uomo di grande potere, ma anche di grande responsabilità. Non capisco le lamentazioni, è ora di domandarci come facciamo a crescere insieme nelle nostre diversità, per dimostrare che l’area piemontese può essere grande punto di riferimento per quella che Bossi chiama la Padania. Non è difficile trovare soldi, è difficilissimo avere progettualità e classe dirigente capace di metterla in atto. E Palenzona il potere ce l’ha anche a Torino, sia pure indirettamente, attraverso la fondazione Crt».

Novara lamenta il verticismo del Piemonte...

«Novara non solo non viene dimenticata, ma nella prospettiva del futuro collegamento Torino-Milano, che unirà strettamente le due città, le società satelliti saranno coinvolte. E ora di piantarla di dire solo quel che si riceve, occorre chiarire anche quel che si da».

Ha detto il presidente Ciampi: Torino ha dato molto al Piemonte negli anni passati, ma oggi dovrebbe attingervi stimoli per la crescita. Ma Torino ha veramente bisogno del Piemonte?
«No, perché Torino dal 1990 che progetta e investe con intelligenza sul suo futuro, indipendentemente dalle Olimpiadi che si uniscono con grande forza a questa azione. Torino è in posizione più felice rispetto ad altre aree. Non abbiamo atteso la crisi Fiat, di fatto l’abbiamo anticipata. Al di la delle ultime notizie sulla Fiat che fanno ben sperare. Darei un sette più a Morchio che presenta Idea, che nasce e viene prodotta dove è stata ideata, cioè a Torino».

Cosa vede nel futuro di Torino?
«Vedo investimenti. Tanti. E l’elenco sarebbe troppo lungo, dai 500 milioni di euro per la Torino-Milano e dai 1000 per la Asti-Cuneo, agli 11 della scuola per le biotecnologie. Sono cifre che vedono in parte finanziamento Bei già deliberato con la banca Opi del San Paolo in prima linea. Come si fa a dire che quest’area non ha opportunità di crescita? E non voglio parlare di Torino-Lione e collegamento con Milano. Sono tutti fondi che si spendono nei prossimi 4-5 anni. Non mancano i finanziamenti e non mancano i progetti: nessun altra area ne ha così tanti».

E allora qual è il problema?
«Non è di una mancanza di fondi sull’area, se mai di capacità dell’insieme della classe dirigente di realizzare il più rapidamente possibile. Continuo a fare l’ottimista. A Torino, checché se ne pensi dei cattivi politici, abbiamo due punti di forza: un grande sindaco e un presidente della regione intelligente che sanno colloquiare nell’interesse istituzionale. E la grande forza di alcune istituzioni finanziarie, a partire dal grande San Paolo, che intendono aiutare a crescere bene le vere imprese, non con interventi assistenziali».

E il vitale corridoio 5?
«Rivendico il merito del presidente Masera: abbiamo costituito un gruppo di lavoro informale, capofila il San Paolo, presieduto dal prof. Maiocchi, in rappresentanza del del ministero dell’economia, per definire gli scenari economici e finanziari relativi ai temi giuridici e che ha fornito supporto al nostro governo nella discussione con quello francese dopo l'impasse dell’Audit sui progetti infrastrutturali».

Gianni Bisio

 
 
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