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26.01.2006 - Torino regina del mondo
Dalla terrazza del Lingotto lo sguardo plana sul villaggio degli atleti e sui templi ipertecnologici delle imminenti Olimpiadi invernali. Per poi spaziare lungo le vette innevate che, dal 10 al 26 febbraio, spingeranno la sobria Torino al centro del pianeta. E come se il monumento di archeologia industriale che celebra le vestigia della Fiat tendesse il testimone al futuro. In cui, con la spinta dei Giochi, il capoluogo piemontese cercherà di superare la monocultura fordista dell'auto. Di aprirsi alla montagna come nel '92 Barcellona seppe fare con il mare. Di esplorare un modello di sviluppo capace di saldare turismo e cultura, edonismo e ricerca scientifica. Una scommessa da 3 miliardi e mezzo di euro, di cui 2 per le sole infrastrutture. "La miglior occasione dei prossimi cent'anni per rivalutare la città", prevedono gli esperti di marketing del Comitato internazionale olimpico.

Torino non abdica al suo ruolo di capitale italiana dell'auto. Ma, svelando tesori tenuti nascosti e avventurandosi sul terreno di un'imprenditoria più variegata, relega sullo sfondo la vocazione manufatturiera e si candida al rango di portabandiera della modernità. Con l'obiettivo di attirare non più solo i manager, ma i turisti fino a ieri trascurati, e domani da calamitare con le regge, i musei, le fiere, il design, i vini, gli impianti sciistici e le prelibatezze gastronomiche della provincia. La speranza è che il flusso dei visitatori già nel 2006 raddoppi: dagli attuali due milioni ai quattro. Le Olimpiadi durano 17 giorni. La metamorfosi di Torino è chiamata a produrre effetti per decenni. Evitando le ritrosie che in passato ne hanno paralizzato la forza di propulsione; è qui che in Italia sono nati il cinema, la radio, la televisione, l'informatica, settori che poi si sono sviluppati altrove. Nella sprovincializzazione auspicata da uno slogan rovesciato dell'Avvocato cosmopolita, che tanto si era speso per portare i Giochi nella sua città natale: "Tutto il paese è il mondo".

"Questa città", dice Mimmo Arcidiacono, presidente dell'Agenzia Torino 2006, l'ente pubblico che per l'evento ha realizzato 65 opere, mentre ammira le linee avveniristiche del nuovo Palasport realizzato dall'architetto giapponese Arata Isozaki, "era troppo schiacciata sulla cultura del' l'auto. Gli stessi orari erano regolati solo dal fuso della produzione. Dopo le 11 e mezza di sera, quando finiva l'ultimo turno alla catena di montaggio, non succedeva più nulla. Torino non era neppure cosciente di essere una delle vetrine più ricche d'Europa. E di avere alcuni fra i più superbi musei del continente. Il turismo era considerato con fastidio. In città si veniva per la Fiat, o la domenica per la Juventus. La svolta è partita dalle Langhe. Che da anni richiamano i gourmet con il buon cibo e l'eccellente vino. Poi. con la crisi dell'auto, ha cominciato a svegliarsi anche il capoluogo. Con prudenza, perché questa è una città che non si entusiasma mai. Se a un torinese chiedi come va, il massimo dell'ottimismo che riesce a esprimere e la frase: "Sono fuori dal letto". Ma oggi l'hanno capito tutti che, dopo la fine della monarchia rappresentata dalla scomparsa dell'avvocato Agnelli, questa è un'opportunità straordinaria. Se ce l'ha fatta a uscire dal coma la noiosissima Salt Lake City, sede dell'ultima Olimpiade invernale. Torino con i suoi nuovi impianti riutilizzabili per i convegni può diventare un polo di attrazione internazionale in tulli i periodi dell'anno. E con le nuove attrezzature in montagna può intercettare grandi flussi turistici, li trampolino di Pragelato, per esempio, diventerà una scuola di salto e funzionerà anche d'estate con la neve artificiale. Torino, al contrario di Atene, non ha costruito cattedrali nel deserto".

Le Olimpiadi, secondo l'avvocato Agnelli, avrebbero dovuto sprigionare per Torino la scossa che rappresentò Maastricht pet la finanza europea. I Giochi significano anche una linea di metropolitana, il passante ferroviario, l'aeroporto ristrutturato, parcheggi interrati in centro, il quartiere residenziale del villaggio olimpico (dopo i Giochi, nelle 39 palazzine colorate, vi andranno a vivere 12 mila persone] collegato con il Lingotto da una passerella aerea sorretta da un arco di 77 metri, la rivalutazione degli ex mercati generali e delle aree Spina 1 (dove sorge il villaggio dei media) e Spina 3 (il comprensorio delle grandi fabbriche dismesse). Una rivoluzione urbanistica che nell'ultimo anno ha trasformato la città in un gigantesco cantiere. Che ha provocato ingorghi, disagi, lamentele. Ma che, secondo uno studio dell'Università di Torino, incontra l'approvazione di 90 cittadini su cento. Se non altro perché costituirà da subito una boccata di ossigeno per un'economia che langue, con una crescita del 4 per cento del Pil nella provincia (e dello 0,2 a livello nazionale).

"Sono oltre 140 anni", dice Cesare Vaciago, direttore generale del Toroc, il comitato organizzatore dei Giochi, "che da queste parti non accadeva qualcosa di altrettanto importante. Quando nel 1864 Vittorio Emanuele li decise di trasferire a Firenze la capitale, a Torino ci furono dei moti di piazza che provocarono 60 morti. Allora il sindaco, il marchese Luserna di Rorà, emanò una "determina" (la delibera dell'epoca) in cui si gettava alle ortiche la natura burocratica della città e la si spingeva verso l'industrializzazione. Tutti gli editici, sia quelli ecclesiastici che quelli demaniali, da "uffizi" dovevano trasformarsi in "offizi". A quei tempi la città aveva pochissimi operai. Nel 1899, anno di nascita della Fiat, ne aveva 200 mila. Nel '72, erano 600 mila. Le Olimpiadi hanno lo stesso valore di quella "determina". Segnano una svolta, fanno di Torino la prima metropoli alpina del mondo. Nel mondo esistono solo due comprensori invernali in grado di calanutare grandi masse turistiche. Le Alpi e, in America, le Rocky Mountains che hanno però gli impianti prenotati fino al 2020. Con le nuove strutture sparse fra Sestriere, Bardonecchia, Salice d'Ulzio, Sansicario, Pragelato, Cesana, tutte rispettosissime dell'ambiente, la provincia di Torino deve catturare gli appassionati di sport invernali d'Europa, ma anche del Giappone, che non sanno dove sfogare la loro passione".

Le Olimpiadi vengono vissute come promozione del territorio e come difesa di un'identità. "È la prima volta", si sorprende il Wall Street Journal, "che l'inglese e il francese, le lingue olimpiche. cedono all'idioma di casa". Il logo è "Torino 2006" e non Turin (come era stato per Athens], dizione che continua a essere preferita dagli organi di stampa statunitensi. "È un po' una mia vittoria personale", si compiace Valentino Castellani, presidente del Toroc ed ex sindaco di Torino (lo era quando a Seul vennero assegnati i XX Giochi invernali) :"ero stufo di sentirmi chiedere nei viaggi all'estero dove si trovasse Torino. A ovest di Milano, rispondevo un po' seccato. Il massimo dell'imbarazzo lo provai a Parigi, quando la direttrice di una rivista di turismo mi rivelò che nei suoi servizi sul nord Italia consigliava sempre di evitare Torino. C'erano pochi alberghi di livello. Aperti più che altro per i manager. Durante il veekend i direttori riducevano addirittura il personale. Che l'immagine della anà stesse cambiando me ne sono accorto solo un paio di anni fa, quando in piazza Castello ho visto spuntare i primi turisti giapponesi. Cominciava il disgelo. Oggi, con le Olimpiadi, si è adeguata anche l'attrezzatura alberghiera. Sono spuntati una mezza dozzina di hotel a quattro-cinque stelle, Torino e diventata una vera capitale delle Alpi. Per rendersene conto basta visitare, qui in collina, il nuovo museo della montagna. Nelle giornate più limpide si può ammirare un panorama di 300 chilometri, dal Monviso al Monte Rosa".

L'incubazione dei Giochi non è filata del tutto liscia. Se Torino può vantarsi di aver realizzato le opere addirittura in leggero anticipo (nel 2004 ad Atene si lavorò anche nel giorno dell'apertura), i mesi della vigilia sono stati avvelenati da buchi di bilancio che hanno rischiato di portare al commissariamento del Toroc. Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti ti ha fatto sparire dalla Finanziaria 60 milioni promessi dal governo. Forse, insinuano i maligni, per far dispetto agli enti locali, tutti in mano alle sinistre. Incurante del fatto che le Olimpiadi investono l'immagine dell'intero paese, non solo della Regione Piemonte o del Comune di Torino, Costringendo le autorità piemontesi ad acrobazie finanziarie per coprire un disavanzo che non avrebbe penalizzato i Giochi, ma avrebbe messo a repentaglio i compensi dei dipendenti olimpici e i crediti dei fornitori. Sotto traccia non svanisce poi l'allarme per il rischio che in Val di Susa, approfittando della cassa di risonanza dell'avvenimento (si prevede che verrà seguito da 2 miliardi di telespettatori in tutto il mondo) riesplodano le proteste contro la Tav.

"Passion live here", è il motto olimpico che campeggia su ogni striscione. "Uno slogan", spiega Vaciago. "che ha il valore di una rivendicazione. Non è vero che i torinesi sono freddi e distaccati, svizzeri dati in prestito all'Italia. Anche questa è Italia. Ma il motto nasce pure dall'assonanza con il termine inglese "plaza". Torino vuole accreditarsi come la piazza delle Alpi. La metropoli, con un teatro dell'opera e 110 musei, a un'ora dalle montagne. C'è infine l'orgoglio di ospitare un avvenimento eccezionale. Le ultime Olimpiadi in Italia si sono svolte a Roma nel '60, Per ospitarne un'altra occorrerà magari aspettare tre o quattro decenni".

Una passione ovviamente sincopata, filtrata dall'understatement. Frenata da qualche borbottio per gli inevitabili disagi: le difficolta di trovare parcheggio a piazza Solferino occupata dalle strutture dell'Atrium (giganteschi padiglioni che con grandi pannelli fotografici svelano il backstage dei Giochi); l'inagibilità di piazza Castello, dove si svolgeranno tutte le cerimonie di premiazione; le dispute estetiche sui capannoni del merchandising olimpico, in piazza Vittorio, definite da La Stampa "un pollaio". La preoccupazione, espressa pure dai giornali austriaci e tedeschi, per le stradine di montagna che, nei giorni delle gare, potrebbero creare ingorghi mostruosi. È già partito l'invito i usare i mezzi pubblici (bus e treni) per raggiungere i campi. Le navette funzioneranno pure di notte. "Se si va su con la macchina privata", mette in guardia Vaciago, "si rischia di girare a vuoto per intere giornate". Piccole fibrillazioni che non intaccano la meraviglia per una macchina organizzativa ben oleata. Che con l'aiuto di 20 mila volontari Torino promette di reggere magnificamente l'invasione di 2.500 atleti, 10 mila addetti all'informazione, un esercito di appassionati. Anche la stampa estera è prodiga di riconoscimenti. Si sorprende semmai per l'indifferenza dell'Italia. "Newsweek" ha dato provocatoriamente voce ai signori Rossi di Roma e di Milano, ignari del fatto che in febbraio le Olimpiadi si terranno in Italia. Altre testate segnalano la vendita a rilento dei biglietti: preludio di un flop?

Negli Usa, che si propongono di superare il record delle 34 medaglie conquistate a Salt Lake City, la febbre e invece già altissima. È stata spostata di un mese perfino la notte degli Oscar per non farla scontrare con l'evento olimpico. La Nbc, che ha l'esclusiva delle trasmissioni per l'America, manderà m onda il telegiornale della sera da Torino, per due settimane ombelico del mondo. Viva l'attesa anche nei paesi dove sono più seguite le discipline olimpiche. In Germania dove la popolarità dei Giochi invernali è seconda solo ai Campionati mondiali di calcio e precede la Bundesliga. In Norvegia da dove è annunciato l'arrivo al porto di Savona di tre navi cariche di tifosi. In Giappone dove il quotidiano "Kyodo News" ha trasferito fin da ottobre in pianta stabile un inviato a Torino. In Italia il grado di coinvolgimento emotivo sarà determinato come sempre dalla resa degli azzurri. È facile pronosticare che se il discesista Giorgio Rocca riuscirà, come si propone, a emulare Alberto Tomba, rifiorirà d'incanto l'entusiasmo degli italiani per gli sport invernali. Un'Olimpiade vive soprattutto di eroi.

Gianni Perrelli

 
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